1 marzo 2025

Flow - Un Mondo da Salvare

Recensione Film Animato
Anno: 2024
Regia: Gints Zilbalodis
Genere: Avventura, Spirituale

★★★★ 😮

Gattino parte in viaggio spirituale dove impara il senso della vita e dell esistenza. Film d'animazione 3D senza dialoghi che attraverso questi animali protagonisti costruisce un viaggio on the road fatto tutto di sensazioni ed emozioni, il micetto protagonista è tenerissimo e si soffre quando miagola perché non sa nuotare, evocative le statue di gatto all inizio che simboleggiano un idea di umanità perduta e di arte abbandonata, molto belle le immagini e le vedute dalla distanza con torri e vette da raggiungere, mi è piaciuta la balena divina, l'idea di inondazione magica, il fatto che il gattino parte rubando del pesce e poi impara lui da solo a pescare ed è molto interessante il viaggio sul monte verso la piu pura trascendenza spirituale. Anche la famiglia di animali che si forma su questa barca funziona molto bene in un percorso di amicizia che simboleggia l'unione degli individui per trovare insieme la forza di vincere le diversità e il grande l'Ego del singolo che pensa solo a riflettere se stesso, non a caso il riflesso è la chiave tematica dell intero film e tutto si chiude proprio nel riflesso di gruppo. Peccato che nonostante i tanti pregi il ritmo non è perfetto e i tanti tempi morti fanno venire qualche sbadiglio, la tecnica d'animazione non è di certo la piu ricercata e alcuni movimenti scattosi sono al limite dell amatoriale, mi ha dato fastidio come gli animali fanno alcuni gesti da esseri umani come ad esempio guidare il timone, molte inquadrature sono si stupende ma sembrano anche fin troppo vanitose e vogliono essere ammirate a tutti i costi, il far piangere sempre il gattino è piuttosto manipolatorio, e anche il sonoro non mi ha tanto convinto e troppo spesso la musica è assente ingiustificata e in un film che vive tutto di emozioni è un grave errore non avere una buona colonna sonora memorabile. Ma a parte i suoi limiti tutto risulta in una buona avventura spirituale senza dialoghi spazzatura e piena di tanto cuore e sentimento.

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Away (2019)

29 ottobre 2024

The Substance

Recensione Film
Anno: 2024
Regia: Coralie Fargeat
Genere: Horror, Fantascienza, Grottesco

★★★★★ 😵

Attrice di mezz'età si sente vecchia e tenta procedura misteriosa per riavere fama e successo. Irriverente Horror di fantascienza che attacca in modo spietato le insicurezze, la vanità e la voglia di apparire eternamente giovani e crea un rapporto simbiotico tra i Corpi che richiama alla connessione piena di risentimento tra le diverse generazioni, il rapporto difficile con i genitori e con il nostro corpo che subisce le conseguenze degli errori fatti in gioventù. La regia ha ritmo, intrattiene ed è molto ispirata ma per graffiare usa tante esagarazioni senza alcuna misura con idee visive geniali ma un momento può volare altissimo e un altro in modo basso e volgare, al centro di tutto c'è Il corpo e quindi ci sono tante nudità ed erotismo con momenti molto sexy e bollenti e il film punta sopratutto sul culo di Margaret Qualley in modo ossessivo, culo culo culo sparato ironicamente in faccia per sottolineare quanto patetico è il desiderio della carne o il potere del sesso e della bellezza fisica. E visto che si vedono continuamente donne o attrici che rovinano il loro il corpo con digustosi ritocchini, botox e impianti, mi è piaciuto molto come il film diventa sempre piu spietato e cattivo contro chi odia il suo corpo e usando un iperbola dopo l'altra attacca brutalmente queste Vanità autodistruttive e cosi la voglia di apparire perfetti, le insicurezze e i risentimenti dell'Ego diventano disgustosi, delle aberrazioni grottesche e assurde che colpiscono al cuore del problema. Ottima anche la fotografia che è super laccata e resta nella mente il bagno bianco o quell lungo corridoio arancione, bello l'uovo iniziale per spiegare in modo chiaro l'idea di partenza, mi piace il Kit con le istruzioni da seguire, gli occhi che si sdoppiano, il momento del ricucire, la siringa dentro ferita piena di pus, il pollo tirato fuori, la faccia spappolata sul vetro, potente la crisi isterica quando si trucca, mi è dispiaciuto sinceramente per Fred, si sente vero dolore nell momento della gamba da sbloccare o i pezzi che si staccano, Dennis Quaid è odioso al punto giusto, Margaret Qualley è stupenda e Demi Moore funziona sempre di piu. Alla fine esagera molto e calca la mano nei suoi messaggi con un finale che si dilunga anche troppo ma è cosi ironico, cattivo e grottesco che riesce a convincere pienamente.

21 ottobre 2024

Don't Look Now - A Venezia un dicembre rosso Shocking

Recensione Film
Anno: 1973
Regia: Nicolas Roeg
Genere: Psicologico, Thiller

★★★ 😓

Coppia inglese perde la figlia e va a Venezia dove accadono misteriosi omicidi. Stranissimo thriller psicologico che gioca con il montaggio creando follie sensoriali che confondono lo spettatore, le scene vengono incrociate piu volte con altre immagini e sembra quasi che il film si distrae, si concentra su dettagli, cambia prospettiva, connette persone separate che percepiscono varie cose in un grande minestrone sensoriale che offre un'atmosfera ansiogena in una Venezia-cimitero molto spettrale. Un approccio sperimentale alla narrazione pieno di valore e profondità ma ho faticato molto ad apprezzare lo scorrere della storia che ha un ritmo lento e gira di continuo intorno alle stramaledette sensitive e alla loro misteriosa profezia, la mega scena di sesso funziona a mostrare la coppia unita nella passione e divisa fuori dal letto ma dura troppo, mi è apparso noioso l'andirivieni tra gli hotel e i vari canali di Venezia, non mi è piaciuta la costante paranoia e sospetto per le sensitive, tutta la cosa della partenza e poi sparizione della moglie è snervante cosi come non ho sopportato quando i poliziotti sospettano sia lui il maniaco perché la storia diventa ancora di piu un grande girotondo tra location. Ma nonostante tutto arriva un buon finale ad effetto che colpisce e segna in modo netto la divisione tra i due coniugi nata da questo lutto traumatico impossibile da superare e cosi nell insieme è un film pieno di profondità e simbolismi che vive di tante suggestioni psicologiche ma l'intreccio narrativo non mi ha mai preso e il montaggio è fin troppo confuso e simbolico per i miei gusti.

13 marzo 2024

Il Ragazzo e L'Airone

Recensione Film Animato
Anno: 2023
Regia: Hayao Miyazaki
Genere: Fantastico

★★★★ 😅

Ragazzo perde la madre e seguendo uno strano airone finisce in mondo magico. Ultimo film animato di Hayao Miyazaki che a 83 anni fa il miracolo e resuscita ancora una volta lo studio Ghibli, ed è difficile essere critici con un mostro sacro dell animazione che rifiuta la morte e la pensione e in un epoca di 3D ed intelligenza artificiale ci regala un altra opera sincera piena di passione, qua sono ottimi i colori, gli sfondi, i gesti, i liquidi, il fuoco, il vento, le creature, i disegni sono vivi, umani, puramente artistici, bellissima la visione distorta dell incendio che segna il trauma, tenerissime e simpatiche le vecchiette, spaventoso quando viene avvolto dalle rane, colpisce a sorpresa il sangue che appare sul volto, amo i piccoli wara wara, fantastico come l'airone mostra il suo vero aspetto con i denti di fuori, bello l'aprire il pesce gigante con le viscere di fuori, orgasmica e animata da Dio tutta quella scena delle carte al vento che si appiccicano alla pelle, e poi l'esercito di pappagalli, il duca, c'è davvero grande magia e amore ad ogni frame. Qua Tantissime sono le citazioni alle opere passate di Miyazaki ma c'è anche Disney come la teca di biancaneve e persino le scritte della Divina Commedia di Dante poi La storia di base è molto semplice e parla di una chiara elaborazione del lutto attraverso la fantasia con Il misterioso e strambo airone che incarna queste emozioni negative ma per come è presentata confonde e strappa immedesimazione, i ritmi sono lenti e piu che per bambini è un film Arthouse pieno di silenzi e respiri contemplativi, il protagonista è troppo freddo e le sue azioni non sono comprensibili e non sembrano quelle di un normale bambino, poi quando si entra nella torre magica per quanto tutto sia bello e fascinoso si ha l'impressione che siano tante cose a caso in un grande e caotico minestrone di idee. In verità se si scava a fondo Miyazaki parla di se stesso, il viaggio fantastico è un percorso dentro la sua vita e la sua mente, il padre che si sposa con la zia, la madre che ha perso, l'airone è la difficile amicizia con Takahata e la torre magica è lo stesso studio Ghibli tenuto in piedi a fatica in costante equilibrio precario, ma invece di essere un viaggio autocelebrativo l'autore rifiuta il peso della sua stessa leggenda ed esorcizza se stesso spingendo a non imitarlo ma a trovare nuove strade, ecco perchè il finale per certi versi appare deludente visto che viene rotta la magia che non ci appartiene. E io odio la spocchiosità intellettuale, per me ogni film dovrebbe funzionare senza spiegazioni e istruzioni esterne mentre questo è inutilmente confusionario, ha un ritmo non adatto a tutti e alla fine viene da dire sinceramente "non c'ho capito niente" ma non si può ignorare la tecnica e la grande passione che trasmette, e comunque qualcosa resta dopo la visione, viene la voglia di rivederlo, di capirci di piu, di apprezzare nuovamente i particolari, cosi il film supera i tanti aridi prodotti commerciali e rispetto a quelle opere vanitose di artisti che si sono autocelebrati appezzo molto la schietta onestà di Miyazaki che ribadisce chi è stato ma poi fa autocritica, rifiuta la sua stessa eredità, non vuole imitatori e rompe tutto.

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Lo studio Ghibli

8 marzo 2024

Perfect Days

Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Wim Wenders
Genere: Slice of Life, Filosofico

★★★ 😇

Uomo pulisce i bagni pubblici di Tokyo cercando la pace interiore. Pacato Film contemplativo che parte benissimo senza dialoghi mostrando la giornata tipo del protagonista, lui legge, si sveglia, si lava i denti, annaffia le piantine, fa foto, ascolta una canzone in macchina, ammira gli alberi e gira pulendo i vari bagni tutto con una grande calma e serenità. Un inizio che offre un bellissimo sguardo del Giappone e con Il gesto del pulire indica l'idea di avere cura, di mantenere, cancellare lo sporco fisico ma anche mentale, cosi per quanto si descrive un lavoro umile l'inizio del film riesce a trasmettere bene un grande amore per la vita e per la comunità mostrando un bel modo maturo di godersi la vita con tanta filosofia e spiritualità. Un idea di Slice of life piena di valore ma è un peccato che poi il film perde la strada e non c'è alcuna voglia di mostrare il vero orrore di lavare cessi pubblici tutti sporchi di merda e piscio, odio che gira sempre i soliti tre bagni di lusso e la storia diventa ridondante concentrandosi su piccoli elementi narrativi molto deboli, non mi ha entusiasmato la storia del giovane collega che non ha pazienza e vuole vendere le sue care musicassete cosi come banali gli sguardi sul solito barbone pazzo, il suo fare foto artistiche diventa sempre piu un ossessione ridicola per come riempe tanti scatoloni, odio la solita retorica dell amare la tecnologia del passato ritenuta piu pura di quella moderna, simpatico il giocare a tris con sconosciuto per simboleggiare che il suo lavoro è comunque apprezzato ma non ha forza nella narrazione cosi come la storia della nipote scappata di casa non mi è piaciuta, lei non sembra reale e rovina il personaggio per come indica che lui viene da famiglia ricca e che sta scappando dai suoi di demoni. Tutto si rialza nel finale dove scherzando e giocando con un malato arriva una leggera ma profonda riflessione sulla morte e il primo piano finale è ottimo per come mischia e combatte tra pianto e sorriso esprimendo quanto è difficile la lotta esistenziale per evadere e non pensarci ma per me il film perde purezza nel provare a spiegarsi, oltre al fatto che con tutti questi problemi mentali il protagonista appare troppo complessato e schizofrenico e la voglia di pulire mi sembra una mania ossessivo compulsiva piu che il raggiungimento di una pace spirituale, invece tutto doveva concentarsi solo sull idea di Calma e Semplicità, non c'era bisogno di sapere le sue motivazioni, non serviva vederlo soffrire e per essere esempio e modello di vita bastava la sua vita, la pulizia di tanti bagni e il suo dolce sorriso.

23 febbraio 2024

La Zona di Interesse

Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Jonathan Glazer
Genere: Dramma, Shoah

★★★★ 😥

Comandante Nazista vive con la sua famiglia in una villa ad Auschwitz. Dramma storico che rifiuta di mostrare in primo piano l'orrore dell olocausto per visualizzare una forzata oasi di serenità dove la famiglia privilegiata del comandante vive una vita normale nell occhio del ciclone mentre cerca di ignorare l'inferno, le urla, gli spari e la tragedia che sta accadendo intorno. Un film molto atmosferico costruito tutto di sensazioni con una regia oggettiva che si distacca dai personaggi, vediamo tanti frammenti di vita, la casa, il giardino o la riva al fiume ma per quanto tutto sembra calmo e tranquillo i protagonisti restano distanti e persi nel vuoto della loro prigionia d'oro, il sound design è ottimo e offre sempre dei rumori ansiogeni che vanno in contrasto con questa apparente serenità, belle le notti gelide dove i pensieri volano, mi piace che per quanto sia nazista si mostra un padre amorevole che vuole bene ai figli, inquietanti le immagini della ragazza con la visione termica, simbolici alcuni momenti come il lavaggio dello stivale e di forte impatto è il fiore che diventa una pura immagine di rosso, e come il film lo stesso generale è un personaggio agitato e inquieto che ribolle in silenzio, è visualizzato in tristi campi lunghi che lo schiacciano negli ambienti e lo mostrano perso e solo in un grande isolamento esistenziale. Ma per quanto fatto bene non è un film per tutti, vive totalmente di sottotesto, ha lente inquadrature, tanti frammenti e sensazioni sottili che possono annoiare chi vuole una chiara e diretta storia, la trama non scorre, è immoblile e tergiversa, tutti sono chiaramente prigionieri della situazione e non fanno altro che aspettare in modo noioso. C'è poi il fatto che il tema centrale non è all interno del film, ogni narrazione dovrebbe costruire prima un contesto a quello che accade mentre questo film parte con la pretesa sbagliata che tutti ormai conoscono l'olocausto, che quella è una storia gia raccontata e poi sviluppa un discorso META narrativo sull pubblico moderno che conosce ma cerca di ignorare e convivere con la verità, cosi Noi siamo questa famiglia che ogni giorno dietro le mura confortevoli di casa conviviamo e cerchiamo di ignorare le varie tragedie storiche, siamo noi che non vogliamo sentire e siamo noi che ci giriamo dall altra parte, ma questo messaggio per quanto di valore va troppo fuori dall Film stesso e seppur ho apprezzato che i nazisti vengono descritti piu umanamente resta il fatto che il malessere esistenziale del comandante è totalmente fuori carattere e sembra nascere in modo forzato dal giudizio della Storia stessa che ha su di lui. Nell insieme è un film troppo distaccato e amo piu l'esecuzione che gli eventi ma l'idea della prigiona al contrario funziona ed è innegabile che registicamente è ottimo.

17 settembre 2023

El Conde

Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Pablo Larraín
Genere: Satirico, Sovrannaturale

★★★ 😮

Pinochet è un vecchio vampiro e riceve la visita dei suoi figli che sperano di avere una parte del suo tesoro. Film satirico che usa l'elemento sovrannaturale per costruire un'originale riflessione sulla controversa figura storica cilena che attraverso dei dialoghi o veri e propri interrogatori spiega quasi in prima persona le sue azioni e la sua prospettiva di spietato generale, tutto mischiato anche con elementi da dramedy familiare con gli avidi figli e parenti che sognano di ricevere i soldi dell'eredità accumolata. Un film di certo sofisticato e non per tutti, i ritmi lenti, il bianco e nero e la sottile ironia storica possono respingere molto cosi come il ruolo della suora che deve ucciderlo, salvarlo o derubalo sembra un grande pasticcio ingarbugliato e anche il finale è stupidissimo con quell altro politico storico che spunta fuori dal nulla ma devo dire che nel complesso la figura satanica di Pinochet è dipinta perfettamente e si comprende la fascinazione che trasmette ancora oggi, un vampiro, un ladro, un assassino, un padre egoista, un mostro assetato di sangue che con la scusa di difendere il paese dai comunisti ha infettato per decenni il Cile e ancora oggi continuano ad esserci nostalgici e suoi difensori. La narrazione della voce fuoricampo è intrusiva ma accompagna bene il film dando un tono quasi da documentario dell assurdo, l'elemento sovrannaturale funziona a rafforzare la critica e il sangue o la violenza mostrata sottolinea bene in modo metaforico i crimini storici commessi, ma anche il comico girotondo dei familiari intorno al suo potere descrive la riflessione sull eredità politica che la dittatura ha creato con spesso azioni e difese mosse piu per avidità e interesse che vero amore per il generale. Nell insieme non è perfetto, specie il lento finale non mi ha convinto ma il suo modo di criticare questo tipo di figura storica è onesto, originale e artistico e non cade troppo nel polpettone moralizzante di sinistra.

17 agosto 2023

Piscina Infinita

Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Brandon Cronenberg
Genere: Psicologico, Arthouse

★★★ 😅

Uno scrittore va in vacanza e incontra una fascinosa donna che lo fa cadere sempre piu in un'onirica spirale di corruzione. Intimo Arthouse sui meccanismi di autodistruzione che gioca bene con scene erotiche, violente e viscerali, mi piacciono i dettagli di bocche e sguardi, la camera che ruota la prospettiva del mondo all inizio, quell "massaggio" a sorpresa, tutta l'idea di rinascita, delitto e castigo, le maschere demoniache utilizzate che sono inquietantissime e disgustose, la scena della maternità, gli originali crediti di coda con i nomi moltiplicati su schermo rosso ed è carino come il film offre sempre piu un atmosfera da satanico sogno orgiastico. Ma nonostante le buone idee è un film che manca di raffinatezza e calca la mano troppo spesso con scene di sangue disgustose e fin troppo violente, quando partono le azioni criminali psicopatiche sono difficili da digerire per come sono esagerate e animalesche, il ritmo è piuttosto lento e manca di stile o mordente, è bello vedere Mia Goth nuda cosi tante volte ma sono nudità totalmente gratuite e buttate a caso e le palle iniziano a girare all ennesimo sogno di scopata mistica sfuocata con lucine colorate, poi Alexander Skarsgård come protagonista per me è totalmente sbagliato e inadatto ad una storia cosi intima e personale, qua fa la faccia da pesce lesso per due ore senza riuscire a trasmettere mai le giuste emozioni e anche il suo personaggio appare solo come un coglione deficente che pensa solo a scopare trascinato dalla trama e dalla solita femme fatale che sempre piu odiosa lo manipola come un burattino. Comunque anche se tutto è un lento percorso simbolico sull affrontare se stessi non è un film da buttare e anzi è interessante la critica alle ombre del turismo dei ricchi e come attraverso questa sanguinaria vacanza onirica è sviluppata l'idea di ciclica autodistruzione come meccanismo di purificazione da peccato e colpa in cerca di maturità, identità ed indipendenza emotiva.

13 agosto 2023

Beau Ha Paura

Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Ari Aster
Genere: Surreale, Psicologico

★★★ 😳

Uomo pieno di problemi parte per un viaggio dentro la sua mente e le sue paure. Ari Aster si ispira alla poetica di Charlie Kaufman e offre un pesante film onirico e surreale che ha tante cose interessanti da ammirare, mi piacciono le folli comparse sulla strada del primo atto, il montaggio ansiogeno che costruisce una atmosfera disturbante, il tipo sulla vasca da bagno, i personaggi fissi che guardano minacciosi da lontano, è magnifica tutta quella parte teatrale di una possibile vita futura e ci vuole certamente coraggio nell offrire cosi tante follie assurde. Ma nonostante gli sforzi registici tristemente il tutto non funziona come dovrebbe, le tre ore sono infinite ed estenuanti e tutto è troppo preoccupato a confondere lo spettatore con tantissimi elementi surreali, e per ogni momento bello ce ne è almeno uno che mi ha fatto davvero schifo, il correre nudo urlando, il tipo con il mitra, tutta quell imbarazzante scena di sesso con la paura della morte e poi arriva l'insulto finale con il Coso gigante fatto in 3D, in quel momento di merda il film tocca il fondo piu basso e volevo che finisse il prima possibile. Il vero problema è che prova a giocare in modo scherzoso con toni comici e toni seri ma solo il dramma funziona mentre il film non fa mai davvero ridere, ogni elemento comico arriva solo imbarazzante con un ironia pretestuosa che svilisce quanto detto, c'è discorso molto serio e spunta un quadro stupidissimo, c'è toccante storia d'amore e la moglie la fa un uomo cosi a caso per strappare risata, o la ragazza si mangia la vernice perche è pazza, o ecco sparatorie ed esplosioni! mamma che ridere! E mi spiace perché l'idea di esteriorizzare il proprio caos interiore in un viaggio mentale folle e assurdo in stile Alice nell paese delle Meraviglie è sempre un idea piena di potenziale ma qua il film sembra piu interessato all esercizio di forma che alla sostanza, gioca con l'assurdo fino all esagerazione piu stucchevole e alla fine quello che resta non sono i drammi mentali, i traumi freudiani di madri odiose o l'angoscia di vivere ma solo una gigantesca matassa di stravagante confusione, è un film che prende costantemente per il culo lo spettatore e allo stesso tempo cerca di fare un serio discorso di introspezione psicologica. Nel complesso ci sono tante cose da ammirare ma è un film pesante, confuso, pasticciato e apprezzo piu il coraggio di sfidare il pubblico con cosi tante stupidate piu che quello che prova a dire con la sua narrativa.

18 gennaio 2023

Blow-Up

Recensione Film
Anno: 1966
Regia: Michelangelo Antonioni

Genere: Thriller, Arthouse, Mistery

★★★★ 😰

Fotografo professionista scopre di aver fotografato qualcosa per sbaglio. Un Mistery Esistenzialista che cattura luci ed ombre della nascente cultura del sessantotto con al centro un protagonista ambiguo che si interessa ai senzatetto e supporta i movimenti per le strade ma poi è stronzissimo con le modelle da sesso occasionale e fa effimere e pacchiane foto per riviste, lui è un fiero e arrogante artista che ha un disperato bisogno di creare qualcosa di significativo ma si rende conto di quanto l'arte e la cultura siano solo una farsa, un gioco mentale di gruppo a cui partecipare dove fuori dal contesto non c'è un vero e chiaro significato se non nella mente di chi vuole trovarlo. Il film ha ritmi piuttosto lenti, si dilunga troppo in scene con le modelle cercando un erotismo non molto riuscito, indugia e perde tempo nella cultura giovanile dell epoca e la narrativa astratta non è di certo per tutti, specie il finale sovversivo è un grosso vaffanculo a chiunque ama delle risposte certe ma la partita di tennis è comunque un capolavoro simbolico, bello il rilassato momento nel parco dominato dai soli rumori ambientali e mi piacciono moltissimo tutti i momenti d'indagine per come non vengono usate parole e attraverso il linguaggio visuale viene mostrata una profonda e appassionante riflessione su quanto creato, è un bellissimo processo di un artista che cerca e crea un significato alla propria arte con quello sviluppare e guardare foto, ingrandire, paragonare, analizzare i dettagli, sentirsi importanti, spaventati, in cerca di risposte e poi totalmente inutili, persi e soli tra realtà e fantasia.

8 gennaio 2023

Bardo - La Cronaca di alcune False verità

Recensione Film

Anno: 2022
Regia: Alejandro Inárritu
Genere: Arthouse, biografico

★★★ 😖

Giornalista/regista riflette sulla sua esistenza e la sua carriera diviso tra Messico e gli Stati uniti. Onirico film Arthouse di Inarritu che tra verità e finzione parla di se stesso creando un insieme di tante sensazioni in costante digressione, parte molto surreale con la leggerezza nel deserto, i pesci fuor d'acqua, il tornare nel grembo, ma poi ogni cosa acquista un senso e si capisce tutto in modo molto limpido. C'è tanta incertezza e senso di colpa in quest uomo che ha avuto successo negli stati uniti e il film crea un percorso riflessivo che lo riporta alle sue radici in Messico, dalla volgarità della tv, i genitori, i figli, la povertà, le ingiustizie, i migranti, gli indios trucidati e la contraddizione di esistere tra due paesi cosi diversi, poi con tanta furba autocritica alla sua vanità inarritu prende in giro se stesso con lo scontro con il presentatore televisivo che critica il suo approccio onirico e vanitoso ma mi è piaciuto anche come si attaccano gli intellettuali con quel meta-documentario dove c'è intervista ad un criminale che fa grande monolgo per sottolineare le differenze degli sfruttati ma il documentario stesso è un prodotto ruffiano e vanitoso che sfrutta gli sfruttati. Il film è composto da fastidiosi grandangoli che distraggono molto, Il ritmo è pessimo, la storia non cattura, dura troppo e piu di una volta arriva lo sbadiglio ma è innegabile che è pieno di tanti momenti di regia molto ricercati, che sia la metro allagata, l'incapacità di parlare durante un intervista umiliante, l'intimità con la moglie dove si inseguono felici per casa con poi l'amore che viene spezzato dal trauma, la scena di danza liberatoria, l'incontro con il padre, la gente che cade a terra, Cortez e la scalata dei corpi in piazza o il sentito emozionale addio sulla spiaggia sono tutti momenti belli e anche piuttosto sorprendenti. Nel complesso Inarritu prova a fare Fellini ma non ci riesce del tutto, cerca di parlare di troppi temi diversi e fatica a centrare un punto preciso ma anche se è un altra autocelebrativa supercazzola per pochi intenditori amanti di cinema alcuni momenti funzionano davvero e c'è una certa poetica interessante.

29 dicembre 2022

Babylon

Recensione Film
Anno: 2022
Regia: Damien Chazelle
Genere: Arthouse, Nostalgico

★★ 😵

Nei primi del 900 due giovani entrano nel folle mondo di hollywood. Un esagerato e caotico film che è un' altra ennesima stramaledetta lettera d'amore al cinema (ma basta!) che con vanità masturbatoria elogia se stesso omaggiando e scimmiottando quest'industria, e nonostante i costanti eccessi l'inizio mi è piaciuto, il gioco con l'elefante disgustoso e la gigantesca festa orgiastica è una surreale e grottesca metafora del caos ribelle degli albori del cinema che mischiava sincera passione con pericolosa incoscienza, per questo mi piace la gag continua della morte di gente sul set, apprezzo la messa in scena e l'incredibile montaggio ritmato che con frenesia musicale crea un enorme Caos sensoriale e colpiscono i momenti improvvisamente piu calmi dove viene usato il potere del Silenzio come l'entrata nel cinema muto o il bacio romantico. Ho odiato invece le stramaledette trombe, è un continuo guarda la TROMBA, visto la tromba?? ti piace la trombaa??? avvicinamo ancora una volta la camera sulla trombaaa! poi arriva la seconda parte e diventa un mediocre e noioso film che cerca di creare una storia d'amore e di parlare del tragico arrivo del sonoro che ha mandato in crisi l'industria, tutto va di fretta ed è molto nevrotico, tre ore sono troppe e la regia fatica a gestire la sua voglia di colpire attraverso gli eccessi a toni invece piu seri e riflessivi, prova a descrivere la parte piu nera di hollywood ma butta addosso allo spettatore una marea di cagate assurde e nulla viene preso sul serio, Brad Pitt non è credibile come stella del cinema in decadenza perché non c'è il coraggio di mostrarlo depresso e patetico, Margot Robbie non ha alcuno charme con una recitazione molto forzata e il protagonista è un noioso corpo assente ingiustificato. Ma come se non bastasse c'è il finale che è uno dei finali piu brutti che abbia mai visto, vuole costruire un nostalgico amore per il cinema con uno sguardo di ricordi in stile "cinema paradiso" ma allo stesso tempo fa un montaggio anacronistico di tutta la storia del cinema creando un ridicolo polpettone di cose che non centrano un cazzo con il film stesso, è un'enorme Meta-rottura del discorso per fare un vuoto e sterile citazionismo nel modo piu banale possibile oltre ad apparire disperato e patetico nell voler appartenere anche lui nella storia insieme ai piu grandi, il montaggio finale è pura merda che per assurdo rovina il film piu di tutte le altre cagate presentate. Insomma alla fine capisco che Chazelle ha provato a fare una specie di Prequel spirituale di LaLa Land per mostrare le luci e ombre di hollywood in modo piu satirico e graffiante ma nonostante gli eccessi il film resta molto mediocre e fallisce a colpire per davvero, apprezzo nudità, piscio e vomito con momenti surreali e arthouse che sono di sicuro le parti piu riuscite per come simboleggiano i rapporti complicati con ricchi attori e produttori ma quando il film prova ad essere serio nulla funziona, il tono è totalmente sbilanciato e non si percepisce per nulla il dramma voluto.

25 luglio 2022

MEN

Recensione Film
Anno: 2022
Regia: Alex Garland
Genere: Arthouse, Horror

★★★ 😨

Donna affitta una villa per passare un po' di tempo in tranquillità ma si imbatte in strane presenze. Un Arthouse Horror molto atmosferico e psicologico che ha un buon uso del sonoro come ad esempio una bella scena in un tunnel dove si gioca con gli echi, c'è una fotografia piuttosto discreta, buona tensione paranoica e un esagerazione finale super viscerale, è cosi assurda e disgustosa che di sicuro resta nella mente anche se viene da urlare Ok bello ma ora BASTA! Basta! noo bastaaaaaa! aaaaah che schifooo! Peccato che nonostante un ottimo climax nel complesso il film non mi ha convinto perché si nasconde facile dietro all atmosfera da brividi e alle tante confuse metafore come la mela di Eva o gli uomini nudi, tutto è fin troppo lento e noioso nella prima parte, la protagonista è troppo passiva e non fa quasi niente, i dialoghi sono pessimi e tutto si sviluppa in modo ridicolo con elementi surreali piuttosto stupidi, poi ha Uno dei difetti cardine dei film arthouse che è quando il conflitto interiore si mangia il conflitto estoriore, alla fine lo spettatore non ha niente di fisico e materiale per cui tifare e il film va avanti per conto suo sviluppandosi sempre piu in una gigantesca supercazzola psicologica. E in teoria è bello e profondo il percorso della protagonista che è una figurativa guerra interiore per vincere il senso di colpa dato dall ex marito egoista e bastardo che le ha lasciato un idea distorta delle figure maschili ma per come è inquadrata la storia, anche dal suo stupido titolo, il tutto diventa anche sessista e misadrico, invece di attaccare i veri e piu disgustosi difetti dei maschi si attaccano solo degli spauracchi, in modo sterile e vuoto per tutto il film si costruiscono e attaccano dei fantocci maschili vuoti di vera profondità che centrano poco o nulla con la mascolinità tossica, il padrone di casa, il poliziotto, il prete, il bambino, sono figure piatte e senza spessore mentre l'ex marito è quello che meritava l'attacco piu brutale e doveva essere la sua figura quella piu antagonista di tutte ma non viene fatto fino alla fine per confondere inutilmente lo spettatore. Nel complesso ammiro la voglia di colpire e shokkare con dello straordinario body horror ma il film perde troppo tempo giocando con stupide metafore e non esplora nel concreto il dramma di cui doveva davvero parlare.

12 gennaio 2022

C'mon C'mon

Recensione Film
Anno: 2021
Regia: Mike Mills
Genere: Docu, Dramma, Arthouse

★★ 😑

Giornalista si porta in giro il nipotino riflettendo sul futuro. Una specie di intimo docu-dramma arthouse che mischia interviste ai giovani, panoramiche cittadine e drammi familiari per raggiungere catarsi emotive e sensazioni di serenità mentale oltre ad aiutare a superare i conflitti del passato e le ansie sul futuro. E Joaquin Phoenix è sempre una garanzia, la fotografia in bianco e nero è molto bella, le sincere interviste ai giovani abbastanza carine e le interazioni con il bimbo sono dialoghi leggeri ma profondi per come sono un simbolico punto di connessione tra la leggerezza dell'infanzia e la pesantezza dell'età adulta. Tutto quindi molto bello? Si, insomma, No, per alcuni lo sarà ma per me è stata una gigantesca rottura di coglioni, una vera noia boia, non ho amato questi ritmi lenti, la musica emotiva e le riflessioni ridondanti sul futuro che girano intorno al nulla per due ore per diventare il classico film artistico che offre un "esperienza trascendentale" piena di cuore ed emozioni umane ma che nella sostanza fa solo gigantesca supercazzola sul futuro che dice tutto per non dire niente, usa l'innocenza dei bambini per fare un insieme di sensazioni, cuore e umanità tanto sincera in superficie quanto fasulla nella sostanza, una "non-storia" che gira intorno senza avere né capo né coda che non è riuscita mai a catturarmi. Poi il rapporto chiave tra i due personaggi principali per me non funziona e trascina in basso l'intero film, Il Bimbo è tenero e simpatico per i primi cinque minuti poi diventa un insopportabile mocciosio odiosiossimo che vorresti buttare da un aereo, attraverso queste interviste con il microfono in mano il film vuole catturare verità e la profonda saggezza dei piu giovani ma il bimbo non sembra e non parla neanche come un vero bambino, è solo l'idea astratta di un bambino creata da un adulto che crede che sia cosi l'infanzia, e non ho amato questo giornalista fin troppo passivo e riflessivo che è un guscio vuoto incapace di avere un idea o veri insegnamenti da dare al piccolo e non mi piace che il rapporto con la sorella non è risolto in modo soddisfacente, cosi l'intero film è questo ascoltare, riflettere e vagare per le città che non sembra avere un senso se non mostrare vuoti paesaggi urbani. Insomma non è un film Per Me ma tecnicamente è fatto bene, è un "Bellissimo spreco di tempo" che piacerà di sicuro a chi ha il cuore aperto e la voglia di emozionarsi.

22 novembre 2021

2001: Odissea Nello Spazio

Recensione Film
Anno: 1968
Regia: Stanley Kubrick
Genere: Fantascienza, Arthouse

★★★★★ 😲

Il ritrovamento di uno strano e misterioso monolite nero causa un cambiamento nella storia dell umanità. Leggendario film di fantascienza che pieno di ambizione affascina, sconvolge, disturba, inquieta, intriga fino a confondere totalmente con un ultima folle parte da puro cinema sperimentale, Il monolite è al centro di tutto il discorso sull Evoluzione del uomo ed è magnificamente presentato con un fascino mistico e religioso, è una perfetta Metafora dalle mille interpretazioni che funziona senza tanti spiegoni ma solo attraverso le sensazioni che trasmette la sua inquietante presenza. Toccarlo è raggiungere e superare una barriera, il limite del conosciuto, Kubrick parte con una grande sollennità sinfonica mostrando la grandezza geometrica dei pianeti e poi butta a sorpresa lo spettatore in un deserto in mezzo alle scimmie che sono quello che siamo nel profondo, l'umanità nasce alla scoperta che un semplice osso può diventare un'arma per dominare un mondo selvaggio di caos e brutalità che viene abbandonato nel futuro dove gli uomini sembrano piu calmi e tranquilli grazie alla comodità della tecnologia, viaggiare nello spazio è rilassante, le navette si muovono con calma e grazia, fanno manovre sotto note di valzer ma quando la tecnologia abbandona l'uomo si ritrova nuovamente insignificante, perso e solo nel vuoto dello spazio contro la sua stessa creazione, Hal 9000 con il suo gelido e iconico obbiettivo rosso è l'ostacolo piu grande dell uomo che viene tradito dallo stesso principio di sopravvivenza che lo caratterizza. 2001 è Assolutamente un film unico e visionario, che portava nello spazio gli spettatori prima ancora che l'uomo andasse sulla luna, colpiscono i dettagli realistici e precisi delle manovre di atterraggio, bello che mostra videochiamate, cibo sintetico e palmari anni prima che esistessero per davvero, Il design dei set è incredibile e realistico con queste forme a cilindro che ruotano, gli effetti della gravità o i modellini sono stupendi, ma anche il solo uso del sonoro è un capolavoro, con la musica classica per costruire solennità, i cori mistici intorno al monolito, i rumori ambientali o l'affannoso respiro ASMR che aumenta la tensione fino all utilizzo perfetto di un gelido silenzio horror. Non è certo una visione facile, specie per chi lo vede per la prima volta, il mistero del monolite, i ritmi lenti e la struttura narrativa divisa in atti cosi diversi non cattura subito, e il trip finale di puro astrattismo metafisico non fa altro che respingere, ma ancora oggi resta una visione imperdibile per ogni amante di cinema, e se poi ci pensi nell insieme ogni elmento si rafforza a vicenda e funziona a descrivere artisticamente il filosofico percorso dell uomo attraverso il tempo e lo spazio schiacciato dall immensità infinita dell universo.

31 ottobre 2021

Titane

Recensione Film
Anno: 2021
Regia: Julia Ducournau
Genere: Dramma

★★★★ 😅

Ragazza difficile trova nuova figura paterna che l'aiuta a cambiare vita. Un Film Arthouse che da vita ad una viscerale metafora transgender offrendo scene surreali, violente, confusionare, un esagerazione di sottotesto che si mangia ogni tipo di narrazione logica, piu di una volta viene da chiedersi Wtf? perché i personaggi si comportano cosi? perché succede questo? cosa diavolo sta facendo in macchina? come si arriva a questo punto? ma nessuno si accorge di questa cosa? niente a senso nel testo perché tutto vive schiavo del suo simbolismo verso il gigantesco metaforone di trasformazione identitario. La regia è ottima, pochissimi dialoghi e tanta atmosfera, parte con un erotismo femminile esagerato per un chiaro motivo, usa bene i simboli dell automobile-macchina e del fuoco nel rapporto conflittuale con il proprio corpo e ha la forza di osare con nudità, erotismo, violenza e body horror ma ha anche la capacità di rallentare verso rapporti piu umani e sinceri, specie dopo un inizio esplosivo e rabbioso contro tutti il film è molto piu pacato di quello che si poteva pensare con al centro un ottimo rapporto con questo pompiere sofferente che è la colonna centrale dell intera storia, l'uomo è l'antitesi del padre assente e incarna un percorso di Accettazione in ogni sua forma, Psicologica, sociale e collettiva, una mano aperta, una fede e amore cieco verso il diverso che aiuta chi soffre a fare il traumatico passaggio dal mondo Femminile a quello maschile (o viceversa) un viaggio pieno di vergogna, confusione, sofferenza, paura di essere scoperti, autolesionismo e tanto gonfio malessere nero da buttare fuori. Insomma spesso esagera in cerca di facile shock ed è troppo simbolico per i miei gusti ma è un piacere cercare di decodificare il significato delle varie scene e per il suo duro percorso di trasformazione non è affatto male come film Lgbt.

16 agosto 2021

Sir Gawain e il Cavaliere Verde

Recensione Film
Anno: 2021
Regia: David Lowery
Genere: Fantasy, Spirituale, Di formazione

★★★ 😌

Il nipote di Re Artù accetta un duello e parte in un viaggio di formazione per diventare un onorevole cavaliere. basato su un poema cavalleresco il Film è un lento fantasy spirituale dai dialoghi sussurrati pieno di atmosfera che mostra il giovane protagonista in un percorso di crescita pieno di Test e sfide per diventare una persona migliore, Essere Cavaliere significa diventare maturo e responsabile ed è quel qualcosa che desidera ma che continua a fallire, parte ubriacone in un bordello, non ascolta la madre, è inesperto, arrogante, avido e sopratutto un codardo di fronte alla Morte, elemento essenziale della natura che rifiuta e non riesce ad accettare. Visivamente mi piace molto con un cupo medioevo mostrato in maniera realista, poi è bella l'atmosfera mistica-Horror creata dalle musiche e gli effetti sonori, e nonostante qualche effetto digitale un po' posticcio decisamente sul lato tecnico è davvero un bel film. Ma il lento ritmo inizia a farsi sentire sempre di piu, specie nel secondo tempo arrivati al castello del lord diventa troppo soporifero, visti i pochi dialoghi il film vuole essere un Arthouse visionario e simbolico ma non ci riesce del tutto e nonostante la serietà e i toni solenni a volte appare fin troppo ridicolo e cosi le metafore e le allegorie crollano perché poco potenti ed efficaci, poi non mi piace l'uso di grosse scritte in sovrainpressione dei capitoli in stile vecchio libro che distraggono per come sono illeggibili e spaccano l'immersione intima di viaggio spirituale. Dev Patel non convince molto se non nei 5 minuti finali e degli altri attori funziona solo il fascinoso aspetto del cavaliere verde e la sua incredibile gracchiante voce di Ralph Ineson ma alla fine nonostante qualche problema è comunque un interessante viaggio mistico per vincere le paure e trovare il coraggio di affrontare la morte, che è il piu grande e spaventoso dei nemici, e apprezzo che ci sono un paio di ambiguità lasciate allo spettatore come le motivazioni della Madre o cosa è davvero successo nella scena finale.

26 giugno 2021

Il Pianeta Selvaggio

Recensione Film Animato
Anno: 1973
Regia: René Laloux
Genere: Fantascienza
Titolo Originale:La Planète sauvage

★★★★ 😵

Su un pianeta alieno vivono giganti blu che schiavizzano gli esseri umani. Incredibile, inquietante, visionario, Folle e surreale film animato che esplode artisticamente nonostante le poche animazioni legnose anni 70, fin da subito colpiscono le atmosfere orrorifiche e spaventose di questo mondo, è un incubo colorato dove gli esseri umani sono delle formiche schiacciati da entità immense, questi esseri blu giganti sono quasi delle divinità, cosi avanzati tecnologicamente che appare impossibile qualsiasi possibilità di salvezza per gli umani, che restano selvaggi Trattati come animaletti domestici, come cavie, giocattoli, e infine come parassiti da disinfestare. E Oltre ad un immaginario fantascientifico folle e surreale il film riesce bene a fare una bella allegoria delle lotte per l'indipendenza contro schiavismo e Colonialismo autoritario dove la conoscenza e l'istruzione diventa la chiave per essere davvero liberi superando lo stato tribale e retrogrado dell umanità. Un film difficile ed impegnativo, La visione non è facile, Forse è fin troppo arthouse, lento e macchinoso con tante cose da puro surrealismo tipo strane meditazioni e balli, corpi che si scompongono e ricompongono, creature che vomitano i vestiti, ad un certo punto tutti diventano luccicanti e le donne si denudano per qualche motivo, valli che sembrano budella, deserti con zucche giganti, cose mostrate piu per shokkare che avere un senso, si gioca con l'astratto e il vago lasciando spazio all immaginazione, ma questo è anche la forza del film e nel complesso è davvero una forte ed interessante esperienza visiva.

4 dicembre 2020

Belladonna of Sadness

Recensione Film Animato
Anno: 1973
Regia: Eiichi Yamamoto
Genere: Erotico, Arthouse, Dramma
Titolo JAP: Kanashimi no beradonna

★★★★ 😈

Una ragazza cerca di sopravvivere alle leggi della dura Francia medievale ma viene accusata di stregoneria. Film Arthouse Sperimentale d'avanguardia che nonostante i suoi limiti tecnici riesce ad essere un incredibile esperienza onirica, erotica e femminista, la visione è piuttosto ostica specie all inizio perché è un film composto per un bel 90% da illustrazioni statiche, molte tavole sono bellissimi dipinti in aquarello pieni di personalità e stile ma la troppa staticità da motion comic mi ha dato un po' fastidio e piu che un film completo ho avuto troppo spesso la sensazione di stare sfogliando un bel libro illustrato. Ma quando le animazioni arrivano sono per la maggior parte delle bombe emotive potentissime, la violenza iniziale è di una brutalità impressionante con la povera protagonista figurativamente aperta in due da gamba a gamba con una pulsazione rosso sangue incredibile, nello stesso modo colpisce la rappresentazione del demonio, un entità viscida, tentatrice, puramente sessuale, un esserino minuscolo e subdolo che si fa sempre piu grosso. E vediamo spesso la bellissima protagonista nuda, una nudità certamente erotica ma piu che nella tetta o nel culo la concetrazione maggiore è sul suo sguardo disperato, uno sguardo sofferente, distrutto, fiero o a volte rassegnato, colpiscono quindi di piu i suoi occhi dalle lunga ciglia nere e i suoi bellissimi e fluenti capelli viola, questo di sicuro un film che incarna la ribellione del 68 ma resta molto raffinato e non c'è tanta volgarità, e piu che i disegni espliciti sono piu forti le Suggestioni erotiche come l'ansimare o le tentazioni demonache della ragazza. Non Tutti i disegni sono fatti bene, ad esempio quando ci sono le transizioni temporali le tavole diventano poco piu di scarabocchi abbozzati e si sente il netto calo di qualità, oppure non mi sono piaciute certe animazioni oniriche casuali e senza senso che sembrano buttate nel calderone tanto per fare minutaggio, sopratutto nel sabba satanico appaiono patetici disegni di strane creature sessuali ma nel complesso funzionano grazie ad un ottimo uso dell sonoro che offre un energia vitale che si contrappone bene ad un regno di morte oppressiva. E il film riesce perfettamente a catturare il tormento della protagonista che subisce un incredibile quantità di violenza sia fisica che mentale ma allo stesso tempo c'è un ambiguità sulla natura di questa mostruosa tentazione satanica che rappresenta una forma di libertà ed indipendenza che fa paura all mondo dell epoca, ecco quindi la nascita della "Strega" che è padrona del suo corpo, cerca di aiutare il suo amore codardo, lavora, accumola e gestisce denaro, acquista potere e rispetto, crea una rivoluzione sessuale nella comunità, guarisce i malati, fa sabba satanici, spaccia una nuova droga che apre e trasforma le persone a sua immagine incarnando lei stessa il simbolo di una rivoluzione femminista.

30 settembre 2020

Sto Pensando di Finirla Qui

Recensione Film
Anno: 2020
Regia: Charlie Kaufman
Genere: Arthouse, Psicologico, Surreale

★★★ 😰

Ragazza pensa di lasciare il fidanzato durante un gelida e surreale visita ai suoi genitori. Arthouse psicologico che parte con una piacevole ironia ansiogena per poi sfociare amaramente in una drammatica descrizione dell fallimento artistico, che è ormai un classico negli arthouse, è il solito autocompiaciuto, egocentrico e masturbatorio piagnisteo dell artista che parla solo di se stesso e si guarda l'ombelico pensando al suicidio mentre tutto il mondo brucia. Ma non è una questione di Temi perché amo l'esistenzialismo di Charlie Kaufman, da Sunshine a Synecdoche ha sfornato i piu interessanti prodotti onirici degli ultimi anni, e stilisticamente anche questo film non è male, parte con un ottimo viaggio in macchina che separa i due protagonisti che si contengono lo stretto schermo, parlano ma sono distanti anni luce e non si capiscono, non c'è alcuna intesa e la situazione diventa ironicamente imbarazzante, poi si arriva alla casa dei genitori e spunta anche una sottile atomosfera horror con la madre che continua a salutare, la storia del maiale, loro che non scendono, il seminterrato chiuso e un montaggio "sbagliato" che crea sempre piu ansia ed irritazione, le inquadrature e le parole si ripetono due o tre volte, le chiamate dell amica senza risposta o il cane che si sbatte freneticamente, anche i genitori appaiono gentili ma odiosi allo stesso tempo, sono tanti tucchi sottili per creare angoscia, ansia, irritazione. è un folle incontro surrealista pieno di sottili stranezze che mi è piaciuto e descrive bene questa forzata immersione nella vita di un'altra persona, la protagonista femminile è molto simbolica e oltre a rappresentare noi rappresenta la voglia di Fuga da questa vita triste, vuota e patetica. Sono tutte stranezze che formano un esilarante viaggio psicologico che poteva essere fantastico ma Kaufman rivela le sue carte troppo velocemente e a metà film l'ironia si perde e diventa totalmente un polpettone Arthouse drammatico, una volta che hai capito chi è il bidello tutto crolla, il secondo gelido viaggio in macchina nell oscurità della mente mi ha totalmente perso, non mi è piaciuto tutto il monologo META che cita la famosa critica cinematografica Pauline Kael che mi è apparso stucchevole e alienante, e poi si prova a parlare dei traumi adolescenziali, traumi con la madre, traumi a scuola, fallimenti artistici, sogni falliti e rimorsi di una vita intera, ma niente di questo è veramente sviluppato, nel terzo atto il film è cosi preso ad essere "artistico" che si dimentica di visualizzare la giovinezza di questo personaggio, come siamo arrivati a questo punto? cosa è successo? serviva un rapporto con la versione piu giovane di se stesso, il ricordo di un evento chiave, anche piccolo, che collegasse tutti questi fili intrecciati, in questo modo invece il viaggio nella mente finisce per concludersi in modo sbagliato e l'entrata a scuola diventa solo il solito sogno artistico che si contrappone alla amara realtà. Comunque il film ha cosi tante stranezze psicologiche che riesce ad intrattenere, il finale con i suoi balli, canti e cartoni animati riesce ad essere memorabile, ma Spesso le intenzioni non bastano e servono i muscoli di un grande regista, i piu grandi arthouse vengono rafforzati dalla potenza della qualità tecnica, Kaufman ci prova ad essere un artista autoironico e consapevole ma lo stile non basta a rafforzare le emozioni che vuole trasmettere, insomma dispiace dirlo ma qua la regia non è all'altezza del interessante contenuto narrativo.