Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Pablo Larraín
Genere: Satirico, Sovrannaturale
★★★ 😮
Pinochet è un vecchio vampiro e riceve la visita dei suoi figli che sperano di avere una parte del suo tesoro. Film satirico che usa l'elemento sovrannaturale per costruire un'originale riflessione sulla controversa figura storica cilena che attraverso dei dialoghi o veri e propri interrogatori spiega quasi in prima persona le sue azioni e la sua prospettiva di spietato generale, tutto mischiato anche con elementi da dramedy familiare con gli avidi figli e parenti che sognano di ricevere i soldi dell'eredità accumolata. Un film di certo sofisticato e non per tutti, i ritmi lenti, il bianco e nero e la sottile ironia storica possono respingere molto cosi come il ruolo della suora che deve ucciderlo, salvarlo o derubalo sembra un grande pasticcio ingarbugliato e anche il finale è stupidissimo con quell altro politico storico che spunta fuori dal nulla ma devo dire che nel complesso la figura satanica di Pinochet è dipinta perfettamente e si comprende la fascinazione che trasmette ancora oggi, un vampiro, un ladro, un assassino, un padre egoista, un mostro assetato di sangue che con la scusa di difendere il paese dai comunisti ha infettato per decenni il Cile e ancora oggi continuano ad esserci nostalgici e suoi difensori. La narrazione della voce fuoricampo è intrusiva ma accompagna bene il film dando un tono quasi da documentario dell assurdo, l'elemento sovrannaturale funziona a rafforzare la critica e il sangue o la violenza mostrata sottolinea bene in modo metaforico i crimini storici commessi, ma anche il comico girotondo dei familiari intorno al suo potere descrive la riflessione sull eredità politica che la dittatura ha creato con spesso azioni e difese mosse piu per avidità e interesse che vero amore per il generale. Nell insieme non è perfetto, specie il lento finale non mi ha convinto ma il suo modo di criticare questo tipo di figura storica è onesto, originale e artistico e non cade troppo nel polpettone moralizzante di sinistra.
17 settembre 2023
5 agosto 2018
Disobedience
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Sebastián Lelio
Genere: Dramma, Sentimentale
★★ 😖
Alla morte del padre una donna torna nella sua chiusa comunità ebraica e ritrova la sua vecchia amante. Dramma sentimentale che parla di ribellione e obbedienza a quelle regole sociali che servono alle comunità per vivere o sopravvivere. Visivamente è un po' piatto con una fotografia fredda e insipida ma All inizio parte bene e mostra in modo interessante le ansie della donna che non ha alcuna voglia di tornare a casa cosi come funzionano un po' tutte le interpretazioni dei tre protagonisti, mi piacciono i cori ebraici utilizzati che aumentano il dramma e in generale come viene dipinta questa monolitica ma odiosa comunità Ebraica, un ortodossia che sembra completamente antiquata e obsoleta ma tristemente è ancora oggi viva e vegeta, poi ci mette un ora a mostrare un attesissima scena di sesso lesbo che a sorpresa è molto Casta e pudica ma nel suo essere semplice e non esagerata è riuscita a convincermi, decisamente la chimica tra le due protagoniste si sente e funziona. Insomma Il film mi è piaciuto ma il problema è che tutto è estremamente Lento e si prende troppo sul serio, un dramma forzato difficile da digerire che non ha stile o energia e nel terzo atto la storia si incarta e non sembra avere neanche una chiara direzione, le indecisioni di tutti diventano insopportabili e il ritmo introspettivo è troppo sadico e frantuma i maroni dello spettatore. Un peccato perché di base la storia mi piace, in superficie è una semplice storia di libertà sentimentale ma in realtà il triangolo amoroso serve per fare un analisi sulla Fede e il libero arbitrio suggerendo che l'unica soluzione a questo eterno conflitto è una forma di rispetto reciproco tra il conservatorismo e il progressismo, un messaggio però sviluppato male e che finisce per essere fin troppo edulcorato e zuccheroso con un perdono facilone e ridicolo.
Anno: 2017
Regia: Sebastián Lelio
Genere: Dramma, Sentimentale
★★ 😖
Alla morte del padre una donna torna nella sua chiusa comunità ebraica e ritrova la sua vecchia amante. Dramma sentimentale che parla di ribellione e obbedienza a quelle regole sociali che servono alle comunità per vivere o sopravvivere. Visivamente è un po' piatto con una fotografia fredda e insipida ma All inizio parte bene e mostra in modo interessante le ansie della donna che non ha alcuna voglia di tornare a casa cosi come funzionano un po' tutte le interpretazioni dei tre protagonisti, mi piacciono i cori ebraici utilizzati che aumentano il dramma e in generale come viene dipinta questa monolitica ma odiosa comunità Ebraica, un ortodossia che sembra completamente antiquata e obsoleta ma tristemente è ancora oggi viva e vegeta, poi ci mette un ora a mostrare un attesissima scena di sesso lesbo che a sorpresa è molto Casta e pudica ma nel suo essere semplice e non esagerata è riuscita a convincermi, decisamente la chimica tra le due protagoniste si sente e funziona. Insomma Il film mi è piaciuto ma il problema è che tutto è estremamente Lento e si prende troppo sul serio, un dramma forzato difficile da digerire che non ha stile o energia e nel terzo atto la storia si incarta e non sembra avere neanche una chiara direzione, le indecisioni di tutti diventano insopportabili e il ritmo introspettivo è troppo sadico e frantuma i maroni dello spettatore. Un peccato perché di base la storia mi piace, in superficie è una semplice storia di libertà sentimentale ma in realtà il triangolo amoroso serve per fare un analisi sulla Fede e il libero arbitrio suggerendo che l'unica soluzione a questo eterno conflitto è una forma di rispetto reciproco tra il conservatorismo e il progressismo, un messaggio però sviluppato male e che finisce per essere fin troppo edulcorato e zuccheroso con un perdono facilone e ridicolo.
Tags:
Cile,
Film,
Lgbt,
Religioso,
Sentimentale
10 marzo 2018
Una Donna Fantastica
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Sebastián Lelio
Genere: Dramma, Sociale
★★★ 😟
Marina è una cantante Trans che vive momento molto difficile della sua vita. Un dramma sull orgoglio di Essere che mette la protagonista difronte ad una dura battaglia con il resto del mondo, infatti vediamo una marea di dialoghi Passivo-Agressivi che contengono dei chiari toni omofobi contro la povera protagonista. La regia non esagera in pretenziosità e seppur non sia perfetta è piuttosto buona e raffinata, gioca sugli sfondi per descrivere la difficile situazione, giostre che ruotano, luci che lampeggiano, porte che si chiudono, rulli dell autolavaggio, un parcheggio vuoto o un forte vento contrario da superare, poi ovviamente ci sono tante riflessioni di specchi e quell ultima inquadratura dello specchio sul pube è molto bella cosi come mi è piaciuta l'idea dello scotch in faccia come forzata identità imposta dagli altri. Lei è molto brava, ci sono certamente un paio di scene molto potenti, la scena della sauna per come mostra i percorsi di identità credo sia la migliore dell intero film ma buono anche quell ultimo addio. Forse Il film esagera un po' troppo nel messaggio che vuole trasmettere con un'aggressività dei dialoghi un briciolo forzata per mostrarla sempre come vittima da compatire ma a parte questo è una buona storia che offre cuore e sentimento.
Anno: 2017
Regia: Sebastián Lelio
Genere: Dramma, Sociale
★★★ 😟
Marina è una cantante Trans che vive momento molto difficile della sua vita. Un dramma sull orgoglio di Essere che mette la protagonista difronte ad una dura battaglia con il resto del mondo, infatti vediamo una marea di dialoghi Passivo-Agressivi che contengono dei chiari toni omofobi contro la povera protagonista. La regia non esagera in pretenziosità e seppur non sia perfetta è piuttosto buona e raffinata, gioca sugli sfondi per descrivere la difficile situazione, giostre che ruotano, luci che lampeggiano, porte che si chiudono, rulli dell autolavaggio, un parcheggio vuoto o un forte vento contrario da superare, poi ovviamente ci sono tante riflessioni di specchi e quell ultima inquadratura dello specchio sul pube è molto bella cosi come mi è piaciuta l'idea dello scotch in faccia come forzata identità imposta dagli altri. Lei è molto brava, ci sono certamente un paio di scene molto potenti, la scena della sauna per come mostra i percorsi di identità credo sia la migliore dell intero film ma buono anche quell ultimo addio. Forse Il film esagera un po' troppo nel messaggio che vuole trasmettere con un'aggressività dei dialoghi un briciolo forzata per mostrarla sempre come vittima da compatire ma a parte questo è una buona storia che offre cuore e sentimento.
24 agosto 2017
IL CLUB
Recensione Film
Anno: 2015
Regia: Pablo Larrain
Genere: Dramma
★★★★ 😌
Gruppo di Preti Pedofili sono in esilio e Prete arriva per assicurarsi che vivano veramente la Penitenza. Film che mostra Il punto di vista dei carnefici una volta scoperti, vivono la prigionia come un fastidio, il dolore e la rabbia delle vittime sono un ronzio, un rumore di fondo, un disturbo da evitare e sopprimere, loro non hanno rimorsi, tra la negazione e l'orgoglio sono piu arrabbiati con quello che pensano gli altri piu che con se stessi. Ed è chiaro per non dire palese che la casa Gialla rappresenta il Vaticano e che i due preti che arrivano sono i due papi recenti, qua si attacca la chiesa nel suo complesso, i crimini, gli abusi ma anche il disgustoso nasconderli in modo sistematico, un omettere, chiudere gli occhi, difendere a prescindere l'onore che è sempre stata una complicità non verso alcune mele marce ma verso un sistema malato fin dalla radice. Quello che funziona del film è come si evitano facili moralismi ma si scava in profondità nell cupo animo umano, si descrive un limbo perennemente in Controluce con interrogatori diretti, silenzi atmosferici e anche una lieve punta di surrealismo. Colpisce sopratutto perché si sporca e non si vergogna di descrivere l'abuso, perché la vergogna non deve mai essere delle vittima, ogni dettaglio va sbattutto in faccia o rischia di diventare un altra Omissione, con abusi che distruggono le vittime perché sono un doppio tradimento, adulti che rubano l'infanzia ma anche rubano un sano rapporto con la fede. Buone le interpretazioni con poi un Gelido e drammatico finale che mostra come l'enorme conflitto dentro la chiesa non ha facili soluzioni, ammettere le colpe ha un grande prezzo ma è necessario un vero sacrificio, prendersi le proprie responsabilità e accettare la penitenza significa anche legare in eterno i Carnefici alle loro vittime.
Anno: 2015
Regia: Pablo Larrain
Genere: Dramma
★★★★ 😌
Gruppo di Preti Pedofili sono in esilio e Prete arriva per assicurarsi che vivano veramente la Penitenza. Film che mostra Il punto di vista dei carnefici una volta scoperti, vivono la prigionia come un fastidio, il dolore e la rabbia delle vittime sono un ronzio, un rumore di fondo, un disturbo da evitare e sopprimere, loro non hanno rimorsi, tra la negazione e l'orgoglio sono piu arrabbiati con quello che pensano gli altri piu che con se stessi. Ed è chiaro per non dire palese che la casa Gialla rappresenta il Vaticano e che i due preti che arrivano sono i due papi recenti, qua si attacca la chiesa nel suo complesso, i crimini, gli abusi ma anche il disgustoso nasconderli in modo sistematico, un omettere, chiudere gli occhi, difendere a prescindere l'onore che è sempre stata una complicità non verso alcune mele marce ma verso un sistema malato fin dalla radice. Quello che funziona del film è come si evitano facili moralismi ma si scava in profondità nell cupo animo umano, si descrive un limbo perennemente in Controluce con interrogatori diretti, silenzi atmosferici e anche una lieve punta di surrealismo. Colpisce sopratutto perché si sporca e non si vergogna di descrivere l'abuso, perché la vergogna non deve mai essere delle vittima, ogni dettaglio va sbattutto in faccia o rischia di diventare un altra Omissione, con abusi che distruggono le vittime perché sono un doppio tradimento, adulti che rubano l'infanzia ma anche rubano un sano rapporto con la fede. Buone le interpretazioni con poi un Gelido e drammatico finale che mostra come l'enorme conflitto dentro la chiesa non ha facili soluzioni, ammettere le colpe ha un grande prezzo ma è necessario un vero sacrificio, prendersi le proprie responsabilità e accettare la penitenza significa anche legare in eterno i Carnefici alle loro vittime.
30 luglio 2017
Neruda
Recensione Film
Anno: 2016
Regia: Pablo Larraìn
Genere: Bio-pic, Arthouse
★★★ 😖
Biopic che mostra la Figura del famoso Poeta e di come venne perseguitato dall governo Cileno. Piu che un tradizionale Elogio alla Persona il film cerca di essere un poetico omaggio ai suoi Lavori e al loro Significato per una nazione prigioniera in anni di Fascismo, ed effettivamente l'aproccio è interessante ma fatica a concretizzarsi pienamente, risulta prigioniero nella forma e non riesce a trasmettere sostanza, si vanta troppo di quanto "geniale" e meta narrativa è questa visione del poeta trasformando il tutto in un mascherato e ipocrita elogio Snob da salotto all romantico eroe Comunista. Infatti il film risulta pesante e incapace di appassionare, dialoghi serrati e logorroici, una struttura narrativa romanzata, troppo Impostata e formale, quasi da teatro, con una regia che utilizza odiosi ed infiniti cambi di scena saltando da una location all altra e mostrando i personaggi in posa come belle statuine, pure l'uso della luce mi è apparso irritante per come la luce naturale viene esagerata e resa innaturale. Nonostante Tutto Ammetto che verso la fine, quando inizia la fuga nella neve Il film si riprende e la poetica inizia davvero a funzionare, ma è ormai troppo tardi e il finale non ripaga il legnoso e impostato primo tempo. Un peccato quindi che con il suo approccio alternativo Finisce per essere uno di quei film che riesce solo ad arruffianarsi gli pseudo intellettuali di sinistra
Anno: 2016
Regia: Pablo Larraìn
Genere: Bio-pic, Arthouse
★★★ 😖
Biopic che mostra la Figura del famoso Poeta e di come venne perseguitato dall governo Cileno. Piu che un tradizionale Elogio alla Persona il film cerca di essere un poetico omaggio ai suoi Lavori e al loro Significato per una nazione prigioniera in anni di Fascismo, ed effettivamente l'aproccio è interessante ma fatica a concretizzarsi pienamente, risulta prigioniero nella forma e non riesce a trasmettere sostanza, si vanta troppo di quanto "geniale" e meta narrativa è questa visione del poeta trasformando il tutto in un mascherato e ipocrita elogio Snob da salotto all romantico eroe Comunista. Infatti il film risulta pesante e incapace di appassionare, dialoghi serrati e logorroici, una struttura narrativa romanzata, troppo Impostata e formale, quasi da teatro, con una regia che utilizza odiosi ed infiniti cambi di scena saltando da una location all altra e mostrando i personaggi in posa come belle statuine, pure l'uso della luce mi è apparso irritante per come la luce naturale viene esagerata e resa innaturale. Nonostante Tutto Ammetto che verso la fine, quando inizia la fuga nella neve Il film si riprende e la poetica inizia davvero a funzionare, ma è ormai troppo tardi e il finale non ripaga il legnoso e impostato primo tempo. Un peccato quindi che con il suo approccio alternativo Finisce per essere uno di quei film che riesce solo ad arruffianarsi gli pseudo intellettuali di sinistra
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