Recensione Film
Anno: 1990
Regia: Rob Reiner
Genere: Thriller, Horror
★★★★ 😊
Scrittore famoso fa un Incidente e viene tenuto prigioniero da una Folle ammiratrice. Thriller basato sull omonimo libro di Stephen King che attraverso un rapimento mette simbolicamente in scena il rapporto malato tra un autore e il suo pubblico piu intransigente che vive una relazione tossica non accettando nessun tipo di cambiamento, cosi l'autore perde la sua libertà creativa e si sente uno schiavo in trappola che non lavora piu per se stesso ma solo per accontentare le affamate menti di questi lettori piu affezionati. Il Cast convince e Kathy Bates e James Caan guidano benissimo la storia ma funziona anche il simpatico vecchio sheriffo che indaga sulla sparizione e battibecca con la moglie, mi piacciono le espressioni che fa il protagonista quando capisce che è davvero nella merda, le gambe rotte appaiono abbastanza dolorose e si sente tutta la fatica dell'uomo quando si trascina a terra, molto crudele la scena di lei che lo costringe a bruciare il manoscritto, si sente bene la tensione quando deve tornare in fretta nella stanza ed è interessante come cerca di manipolarla e pensa disperato ad un modo di scappare. Il momento di rivelazione dei passati crimini da infermiera è molto aghiacciante, vengono veri brividi nella scena quando lei mostra la pistola o tira fuori il martello e il finale diventa davvero violento e viscerale per come esplode tutta la rabbia repressa dello scrittore che rivendica il suo diritto di fare quello che vuole della sua opera ma apprezzo come il film non si prende troppo sul serio e la tragica situazione fa anche piuttosto ridere come all apparizione del maiale o quando lui le fa il dito medio. L'unica cosa che mi sento di criticare alla tesi del film è che a volte i Fan hanno ragione a criticare aspramente scelte autoriali sbagliate e vengono ignorati e liquidati perché certi scrittori hanno l'Ego molto fragile e non sono capaci di ammettere di aver sbagliato ma nel complesso il film resta ancora oggi un piacevole thriller con un tema sempre attuale visto che nell era dei Social online il rapporto malato tra Autori e fan tossici è decisamente peggiorato.
5 ottobre 2025
14 gennaio 2025
Look Back
Recensione Film Animato
Anno: 2024
Regia: Kiyotaka Oshiyama
Genere: Storia di formazione, Dramma
★★★ 😏
Ragazzina che ama fare fumetti amatoriali incontra altra ragazza con la passione per l'arte e nasce grande amicizia. Dolce e toccante storia di formazione animata che parla dell amore e della grande passione per disegnare e fare arte, tecnicamente è molto approssimativo e ci sono parecchie inquadrature e immagini statiche (specie sono troppe quelle di spalle dove lavorano alla scrivania) ma quelle poche animazioni che appaiono sono essenziali e funzionano a trasmettere una forte e concreta umanità che colpisce molto bene. Simpaticissimo e macabro il fumetto d'apertura che prende vita in disegni grezzi ma pieni di carattere, bello come la protagonista parte altezzosa e sicura delle sue capacità e poi viene completamente distrutta psicologicamente dall talento della collega e questo senso di inferiorità diventa un ossessione malata e la sprona a migliorarsi, capolavoro di emozioni la scena dopo l'incontro quando si mette a correre e saltellare felice in modo scemotto sotto la pioggia o l'amicizia tra le due diventa sempre piu intima e sono molto teneri i loro imbarazzi e le loro mani unite con un pizzico di elemento saffico. Ovviamente era prevedibile che la storia spinge verso i lacrimoni e il melodramma ma l'autore Fujimoto con furbizia ribalta la prospettiva e cerca di allontanarsi dai cliché per sorprendere e confondere un attimo e poi trasformare il tutto in una storia sulla motivazione e il coraggio di non smettere mai di fare Arte con le quattro vignette bianche da riempire che diventano il simbolo del vuoto da riempire, il collegamento emotivo con la fantasia e con quello che è stato e si è perso lungo la strada. Tutto dura un oretta ed è piu un corto allungato che un completo film ma nel complesso è emotivamente molto ricco e piuttosto toccante.
Anno: 2024
Regia: Kiyotaka Oshiyama
Genere: Storia di formazione, Dramma
★★★ 😏
Ragazzina che ama fare fumetti amatoriali incontra altra ragazza con la passione per l'arte e nasce grande amicizia. Dolce e toccante storia di formazione animata che parla dell amore e della grande passione per disegnare e fare arte, tecnicamente è molto approssimativo e ci sono parecchie inquadrature e immagini statiche (specie sono troppe quelle di spalle dove lavorano alla scrivania) ma quelle poche animazioni che appaiono sono essenziali e funzionano a trasmettere una forte e concreta umanità che colpisce molto bene. Simpaticissimo e macabro il fumetto d'apertura che prende vita in disegni grezzi ma pieni di carattere, bello come la protagonista parte altezzosa e sicura delle sue capacità e poi viene completamente distrutta psicologicamente dall talento della collega e questo senso di inferiorità diventa un ossessione malata e la sprona a migliorarsi, capolavoro di emozioni la scena dopo l'incontro quando si mette a correre e saltellare felice in modo scemotto sotto la pioggia o l'amicizia tra le due diventa sempre piu intima e sono molto teneri i loro imbarazzi e le loro mani unite con un pizzico di elemento saffico. Ovviamente era prevedibile che la storia spinge verso i lacrimoni e il melodramma ma l'autore Fujimoto con furbizia ribalta la prospettiva e cerca di allontanarsi dai cliché per sorprendere e confondere un attimo e poi trasformare il tutto in una storia sulla motivazione e il coraggio di non smettere mai di fare Arte con le quattro vignette bianche da riempire che diventano il simbolo del vuoto da riempire, il collegamento emotivo con la fantasia e con quello che è stato e si è perso lungo la strada. Tutto dura un oretta ed è piu un corto allungato che un completo film ma nel complesso è emotivamente molto ricco e piuttosto toccante.
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13 marzo 2024
Il Ragazzo e L'Airone
Recensione Film Animato
Anno: 2023
Regia: Hayao Miyazaki
Genere: Fantastico
★★★★ 😅
Ragazzo perde la madre e seguendo uno strano airone finisce in mondo magico. Ultimo film animato di Hayao Miyazaki che a 83 anni fa il miracolo e resuscita ancora una volta lo studio Ghibli, ed è difficile essere critici con un mostro sacro dell animazione che rifiuta la morte e la pensione e in un epoca di 3D ed intelligenza artificiale ci regala un altra opera sincera piena di passione, qua sono ottimi i colori, gli sfondi, i gesti, i liquidi, il fuoco, il vento, le creature, i disegni sono vivi, umani, puramente artistici, bellissima la visione distorta dell incendio che segna il trauma, tenerissime e simpatiche le vecchiette, spaventoso quando viene avvolto dalle rane, colpisce a sorpresa il sangue che appare sul volto, amo i piccoli wara wara, fantastico come l'airone mostra il suo vero aspetto con i denti di fuori, bello l'aprire il pesce gigante con le viscere di fuori, orgasmica e animata da Dio tutta quella scena delle carte al vento che si appiccicano alla pelle, e poi l'esercito di pappagalli, il duca, c'è davvero grande magia e amore ad ogni frame. Qua Tantissime sono le citazioni alle opere passate di Miyazaki ma c'è anche Disney come la teca di biancaneve e persino le scritte della Divina Commedia di Dante poi La storia di base è molto semplice e parla di una chiara elaborazione del lutto attraverso la fantasia con Il misterioso e strambo airone che incarna queste emozioni negative ma per come è presentata confonde e strappa immedesimazione, i ritmi sono lenti e piu che per bambini è un film Arthouse pieno di silenzi e respiri contemplativi, il protagonista è troppo freddo e le sue azioni non sono comprensibili e non sembrano quelle di un normale bambino, poi quando si entra nella torre magica per quanto tutto sia bello e fascinoso si ha l'impressione che siano tante cose a caso in un grande e caotico minestrone di idee. In verità se si scava a fondo Miyazaki parla di se stesso, il viaggio fantastico è un percorso dentro la sua vita e la sua mente, il padre che si sposa con la zia, la madre che ha perso, l'airone è la difficile amicizia con Takahata e la torre magica è lo stesso studio Ghibli tenuto in piedi a fatica in costante equilibrio precario, ma invece di essere un viaggio autocelebrativo l'autore rifiuta il peso della sua stessa leggenda ed esorcizza se stesso spingendo a non imitarlo ma a trovare nuove strade, ecco perchè il finale per certi versi appare deludente visto che viene rotta la magia che non ci appartiene. E io odio la spocchiosità intellettuale, per me ogni film dovrebbe funzionare senza spiegazioni e istruzioni esterne mentre questo è inutilmente confusionario, ha un ritmo non adatto a tutti e alla fine viene da dire sinceramente "non c'ho capito niente" ma non si può ignorare la tecnica e la grande passione che trasmette, e comunque qualcosa resta dopo la visione, viene la voglia di rivederlo, di capirci di piu, di apprezzare nuovamente i particolari, cosi il film supera i tanti aridi prodotti commerciali e rispetto a quelle opere vanitose di artisti che si sono autocelebrati appezzo molto la schietta onestà di Miyazaki che ribadisce chi è stato ma poi fa autocritica, rifiuta la sua stessa eredità, non vuole imitatori e rompe tutto.
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Lo studio Ghibli
Anno: 2023
Regia: Hayao Miyazaki
Genere: Fantastico
★★★★ 😅
Ragazzo perde la madre e seguendo uno strano airone finisce in mondo magico. Ultimo film animato di Hayao Miyazaki che a 83 anni fa il miracolo e resuscita ancora una volta lo studio Ghibli, ed è difficile essere critici con un mostro sacro dell animazione che rifiuta la morte e la pensione e in un epoca di 3D ed intelligenza artificiale ci regala un altra opera sincera piena di passione, qua sono ottimi i colori, gli sfondi, i gesti, i liquidi, il fuoco, il vento, le creature, i disegni sono vivi, umani, puramente artistici, bellissima la visione distorta dell incendio che segna il trauma, tenerissime e simpatiche le vecchiette, spaventoso quando viene avvolto dalle rane, colpisce a sorpresa il sangue che appare sul volto, amo i piccoli wara wara, fantastico come l'airone mostra il suo vero aspetto con i denti di fuori, bello l'aprire il pesce gigante con le viscere di fuori, orgasmica e animata da Dio tutta quella scena delle carte al vento che si appiccicano alla pelle, e poi l'esercito di pappagalli, il duca, c'è davvero grande magia e amore ad ogni frame. Qua Tantissime sono le citazioni alle opere passate di Miyazaki ma c'è anche Disney come la teca di biancaneve e persino le scritte della Divina Commedia di Dante poi La storia di base è molto semplice e parla di una chiara elaborazione del lutto attraverso la fantasia con Il misterioso e strambo airone che incarna queste emozioni negative ma per come è presentata confonde e strappa immedesimazione, i ritmi sono lenti e piu che per bambini è un film Arthouse pieno di silenzi e respiri contemplativi, il protagonista è troppo freddo e le sue azioni non sono comprensibili e non sembrano quelle di un normale bambino, poi quando si entra nella torre magica per quanto tutto sia bello e fascinoso si ha l'impressione che siano tante cose a caso in un grande e caotico minestrone di idee. In verità se si scava a fondo Miyazaki parla di se stesso, il viaggio fantastico è un percorso dentro la sua vita e la sua mente, il padre che si sposa con la zia, la madre che ha perso, l'airone è la difficile amicizia con Takahata e la torre magica è lo stesso studio Ghibli tenuto in piedi a fatica in costante equilibrio precario, ma invece di essere un viaggio autocelebrativo l'autore rifiuta il peso della sua stessa leggenda ed esorcizza se stesso spingendo a non imitarlo ma a trovare nuove strade, ecco perchè il finale per certi versi appare deludente visto che viene rotta la magia che non ci appartiene. E io odio la spocchiosità intellettuale, per me ogni film dovrebbe funzionare senza spiegazioni e istruzioni esterne mentre questo è inutilmente confusionario, ha un ritmo non adatto a tutti e alla fine viene da dire sinceramente "non c'ho capito niente" ma non si può ignorare la tecnica e la grande passione che trasmette, e comunque qualcosa resta dopo la visione, viene la voglia di rivederlo, di capirci di piu, di apprezzare nuovamente i particolari, cosi il film supera i tanti aridi prodotti commerciali e rispetto a quelle opere vanitose di artisti che si sono autocelebrati appezzo molto la schietta onestà di Miyazaki che ribadisce chi è stato ma poi fa autocritica, rifiuta la sua stessa eredità, non vuole imitatori e rompe tutto.
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4stelle,
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20 gennaio 2024
Asteroid City
Recensione Film
Anno: 2023
Regia: Wes Anderson
Genere: Commedia
★★★ 😑😑
Fotografo finisce con i figli in una cittadina del deserto dove si tiene una festival di astronomia giovanile. Ennesima Commedia di Wes Anderson che ripropone il suo unico stile di regia molto riconoscibile e qua esplode in un multi-meta discorso a piu livelli sull senso della vita e sul ruolo dell arte dove il film è un opera televisiva che narra di un opera teatrale che prende vita in un colorato mondo magico anni 50 dove gli attori sono quasi consapevoli di stare recitando. Wes Anderson come sempre è tecnicamente ai massimi livelli, il film è pieno di dettagli, i movimenti di macchina sono perfetti e ritmati, i dialoghi hanno spessore e significati nascosti, le gag sono sottili e intelligenti, c'è piu di un momento magico e assurdo, la fotografia e la messa in scena sono ottime, il cast di attori è ricchissimo e tutti riescono nel loro piccolo a brillare, ma per quanto apprezzo questa stratificata esplorazione di meta-narrazione dove realtà e finzione si mescolano e gli attori sono influenzati dai loro ruoli (e viceversa) nel complesso il film mi ha annoiato molto e mi è sembrato perdere troppo tempo in simpatiche vignette che girano intorno a vari temi senza approfondirne nessuno. È Chiaro che nel profondo si cerca di trasmettere un grande senso di esistenzialismo umano e come nella realtà tutti non hanno risposte alle loro domande e cercano confusi un significato a quello che stanno facendo ma cosi la storia si inaridisce e gli attori sono prigionieri nel deserto teatrale e finiscono per cazzeggiare in modo noioso, con le costanti rotture del quarto muro che fanno diventare il film sempre piu una grande supercazzola fatta di tante piccole scenette carine che creano un simpatico diorama retrò ma è una bellissima scatola vuota e si apprezza piu la forma stilistica che il contenuto visto che la storia fallisce a dire qualcosa di memorabile perché troppo interessata a riflettersi allo specchio ribadendo e giustificando piu volte il suo voler essere solo una grande Meta-Narrazione.
Anno: 2023
Regia: Wes Anderson
Genere: Commedia
★★★ 😑😑
Fotografo finisce con i figli in una cittadina del deserto dove si tiene una festival di astronomia giovanile. Ennesima Commedia di Wes Anderson che ripropone il suo unico stile di regia molto riconoscibile e qua esplode in un multi-meta discorso a piu livelli sull senso della vita e sul ruolo dell arte dove il film è un opera televisiva che narra di un opera teatrale che prende vita in un colorato mondo magico anni 50 dove gli attori sono quasi consapevoli di stare recitando. Wes Anderson come sempre è tecnicamente ai massimi livelli, il film è pieno di dettagli, i movimenti di macchina sono perfetti e ritmati, i dialoghi hanno spessore e significati nascosti, le gag sono sottili e intelligenti, c'è piu di un momento magico e assurdo, la fotografia e la messa in scena sono ottime, il cast di attori è ricchissimo e tutti riescono nel loro piccolo a brillare, ma per quanto apprezzo questa stratificata esplorazione di meta-narrazione dove realtà e finzione si mescolano e gli attori sono influenzati dai loro ruoli (e viceversa) nel complesso il film mi ha annoiato molto e mi è sembrato perdere troppo tempo in simpatiche vignette che girano intorno a vari temi senza approfondirne nessuno. È Chiaro che nel profondo si cerca di trasmettere un grande senso di esistenzialismo umano e come nella realtà tutti non hanno risposte alle loro domande e cercano confusi un significato a quello che stanno facendo ma cosi la storia si inaridisce e gli attori sono prigionieri nel deserto teatrale e finiscono per cazzeggiare in modo noioso, con le costanti rotture del quarto muro che fanno diventare il film sempre piu una grande supercazzola fatta di tante piccole scenette carine che creano un simpatico diorama retrò ma è una bellissima scatola vuota e si apprezza piu la forma stilistica che il contenuto visto che la storia fallisce a dire qualcosa di memorabile perché troppo interessata a riflettersi allo specchio ribadendo e giustificando piu volte il suo voler essere solo una grande Meta-Narrazione.
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retro50
18 gennaio 2023
Blow-Up
Recensione Film
Anno: 1966
Regia: Michelangelo Antonioni
Genere: Thriller, Arthouse, Mistery
★★★★ 😰
Fotografo professionista scopre di aver fotografato qualcosa per sbaglio. Un Mistery Esistenzialista che cattura luci ed ombre della nascente cultura del sessantotto con al centro un protagonista ambiguo che si interessa ai senzatetto e supporta i movimenti per le strade ma poi è stronzissimo con le modelle da sesso occasionale e fa effimere e pacchiane foto per riviste, lui è un fiero e arrogante artista che ha un disperato bisogno di creare qualcosa di significativo ma si rende conto di quanto l'arte e la cultura siano solo una farsa, un gioco mentale di gruppo a cui partecipare dove fuori dal contesto non c'è un vero e chiaro significato se non nella mente di chi vuole trovarlo. Il film ha ritmi piuttosto lenti, si dilunga troppo in scene con le modelle cercando un erotismo non molto riuscito, indugia e perde tempo nella cultura giovanile dell epoca e la narrativa astratta non è di certo per tutti, specie il finale sovversivo è un grosso vaffanculo a chiunque ama delle risposte certe ma la partita di tennis è comunque un capolavoro simbolico, bello il rilassato momento nel parco dominato dai soli rumori ambientali e mi piacciono moltissimo tutti i momenti d'indagine per come non vengono usate parole e attraverso il linguaggio visuale viene mostrata una profonda e appassionante riflessione su quanto creato, è un bellissimo processo di un artista che cerca e crea un significato alla propria arte con quello sviluppare e guardare foto, ingrandire, paragonare, analizzare i dettagli, sentirsi importanti, spaventati, in cerca di risposte e poi totalmente inutili, persi e soli tra realtà e fantasia.
Anno: 1966
Regia: Michelangelo Antonioni
Genere: Thriller, Arthouse, Mistery
★★★★ 😰
Fotografo professionista scopre di aver fotografato qualcosa per sbaglio. Un Mistery Esistenzialista che cattura luci ed ombre della nascente cultura del sessantotto con al centro un protagonista ambiguo che si interessa ai senzatetto e supporta i movimenti per le strade ma poi è stronzissimo con le modelle da sesso occasionale e fa effimere e pacchiane foto per riviste, lui è un fiero e arrogante artista che ha un disperato bisogno di creare qualcosa di significativo ma si rende conto di quanto l'arte e la cultura siano solo una farsa, un gioco mentale di gruppo a cui partecipare dove fuori dal contesto non c'è un vero e chiaro significato se non nella mente di chi vuole trovarlo. Il film ha ritmi piuttosto lenti, si dilunga troppo in scene con le modelle cercando un erotismo non molto riuscito, indugia e perde tempo nella cultura giovanile dell epoca e la narrativa astratta non è di certo per tutti, specie il finale sovversivo è un grosso vaffanculo a chiunque ama delle risposte certe ma la partita di tennis è comunque un capolavoro simbolico, bello il rilassato momento nel parco dominato dai soli rumori ambientali e mi piacciono moltissimo tutti i momenti d'indagine per come non vengono usate parole e attraverso il linguaggio visuale viene mostrata una profonda e appassionante riflessione su quanto creato, è un bellissimo processo di un artista che cerca e crea un significato alla propria arte con quello sviluppare e guardare foto, ingrandire, paragonare, analizzare i dettagli, sentirsi importanti, spaventati, in cerca di risposte e poi totalmente inutili, persi e soli tra realtà e fantasia.
30 dicembre 2022
Crimes of the Future
Recensione Film
Anno: 2022
Regia: David Cronenberg
Genere: Fantascienza, Horror
★★★ 😲
In un futuro prossimo una coppia compie delle intime chirurgie come forma d'arte. Cronenberg torna al body horror che lo ha reso celebre in questo nero film di fantascienza che omaggia la sua carriera ma soprattuto rende onore al termine "cronenberghiano" senza risultare in una facile parodia ruffiana dei suoi primi lavori, mi piace molto l'atmosfera minimalista e ricercata di un denso futuro fatto di ambienti spogli e industriali con una fotografia marrone che fa sembrare il film come uscito da un altra epoca, il design di queste bio-tecnologie poi è ottimo nel suo essere semplice ed inquietante, non solo nella forma ma anche nei movimenti che siano strane sedie scheletriche o tavoli operatori emanano una forte inquietudine psicologica incarnata sopratutto dal personaggio di Viggo Mortensen che nel suo debole e malato corpo porta i costanti dolori di un'artista in continua trasformazione e mutazione verso il futuro. Un Film sofisticato, sussurrato e molto concettuale, parla del processo creativo di un artista, del rapporto tra Arte e Corpo, di influenze interiori ed esteriori e l'impatto con la plastica modernità, con dentro tanto sesso e traumi psicologici repressi, Léa Seydoux appare bellissima e la regia giocando con le ferite e le viscere mostra belle scene molto sensuali ma anche di un certo impatto grafico che suscitano un misto di fascino e disgusto. Ma nonostante la buona presentazione il film finisce per essere fin troppo astratto con molti dialoghi legnosi e una trama troppo preoccupata a parlare di Arte che narrare una godibile storia, specie il finale arriva piuttosto frettoloso e non mi ha soddisfatto abbastanza, resta comunque un film unico, offre un'esperienza strana, fascinosa e piena di classe, imperdibile per tutti i fan di Cronenberg e per chi ama qualcosa di cupo e disturbante.
Anno: 2022
Regia: David Cronenberg
Genere: Fantascienza, Horror
★★★ 😲
In un futuro prossimo una coppia compie delle intime chirurgie come forma d'arte. Cronenberg torna al body horror che lo ha reso celebre in questo nero film di fantascienza che omaggia la sua carriera ma soprattuto rende onore al termine "cronenberghiano" senza risultare in una facile parodia ruffiana dei suoi primi lavori, mi piace molto l'atmosfera minimalista e ricercata di un denso futuro fatto di ambienti spogli e industriali con una fotografia marrone che fa sembrare il film come uscito da un altra epoca, il design di queste bio-tecnologie poi è ottimo nel suo essere semplice ed inquietante, non solo nella forma ma anche nei movimenti che siano strane sedie scheletriche o tavoli operatori emanano una forte inquietudine psicologica incarnata sopratutto dal personaggio di Viggo Mortensen che nel suo debole e malato corpo porta i costanti dolori di un'artista in continua trasformazione e mutazione verso il futuro. Un Film sofisticato, sussurrato e molto concettuale, parla del processo creativo di un artista, del rapporto tra Arte e Corpo, di influenze interiori ed esteriori e l'impatto con la plastica modernità, con dentro tanto sesso e traumi psicologici repressi, Léa Seydoux appare bellissima e la regia giocando con le ferite e le viscere mostra belle scene molto sensuali ma anche di un certo impatto grafico che suscitano un misto di fascino e disgusto. Ma nonostante la buona presentazione il film finisce per essere fin troppo astratto con molti dialoghi legnosi e una trama troppo preoccupata a parlare di Arte che narrare una godibile storia, specie il finale arriva piuttosto frettoloso e non mi ha soddisfatto abbastanza, resta comunque un film unico, offre un'esperienza strana, fascinosa e piena di classe, imperdibile per tutti i fan di Cronenberg e per chi ama qualcosa di cupo e disturbante.
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23 dicembre 2022
The Menu
Recensione Film
Anno: 2022
Regia: Mark Mylod
Genere: Grottesco, Thriller, Metanarrativo
★★ 😳
Gruppo di persone si reca in speciale ristorante guidato da famoso e temibile chef. Uno strano e grottesco film che all inizio mi aveva intrigato per come usava la cucina altolocata fatta di odiose salsine e cagate varie per criticare l'intellettualismo spocchioso che ama sentirsi diverso dalla normalità ma poi il film prende di colpo una piega troppo astratta e metafisica mostrando tante cose assurde ed esagerate che diventano sempre piu la fiera delle stupidaggini, i personaggi sono costretti a subire queste cagate e nessuno reagisce normalmente, è un continuo gigantesco WTF che cazzo sto guardando?? ci sono incredibili e surreali sbalzi di tono che stridono molto e nulla di quello che accade può essere preso seriamente. Un Peccato perché attraverso i piatti e le esagerate portate con tanto di mosse teatrali ad effetto si cerca di esplorare i personaggi della storia creando un interessante tuffo psicologico dei caratteri, c'è egoismo, maschilismo, narcisismo, avidità, ossessione e apatia, oltre al fatto che questo misterioso e violento caos artistico serve per creare nell insieme una ricca offerta narrativa piena di tante emozioni inattese, che è esattamente come il degustare e scoprire piatti nuovi e sconosciuti, e nell insieme il film è un esplorazione delle potenzialità narrative e artistiche (gli chef e il cibo) che lavorano Per ma anche Contro vari tipi di pubblico (i clienti) che era qualcosa di interessante sulla carta ma che il film non è riuscito a sviluppare bene preso troppo dall idea concettuale piu che dall esecuzione. Cosi alla fine il film si rivela un'incomprensible matassa di puttanate, la Taylor-Joy e Ralph Fiennes ci provano a elevare il materiale ma faticano a guidare questo pasticcio che cerca di parlare del difficile rapporto tra Arte e Pubblico, poi odio la cucina altolocata ma odio molto anche il banale elogio di buoni e semplici hamburger nostalgici.
Anno: 2022
Regia: Mark Mylod
Genere: Grottesco, Thriller, Metanarrativo
★★ 😳
Gruppo di persone si reca in speciale ristorante guidato da famoso e temibile chef. Uno strano e grottesco film che all inizio mi aveva intrigato per come usava la cucina altolocata fatta di odiose salsine e cagate varie per criticare l'intellettualismo spocchioso che ama sentirsi diverso dalla normalità ma poi il film prende di colpo una piega troppo astratta e metafisica mostrando tante cose assurde ed esagerate che diventano sempre piu la fiera delle stupidaggini, i personaggi sono costretti a subire queste cagate e nessuno reagisce normalmente, è un continuo gigantesco WTF che cazzo sto guardando?? ci sono incredibili e surreali sbalzi di tono che stridono molto e nulla di quello che accade può essere preso seriamente. Un Peccato perché attraverso i piatti e le esagerate portate con tanto di mosse teatrali ad effetto si cerca di esplorare i personaggi della storia creando un interessante tuffo psicologico dei caratteri, c'è egoismo, maschilismo, narcisismo, avidità, ossessione e apatia, oltre al fatto che questo misterioso e violento caos artistico serve per creare nell insieme una ricca offerta narrativa piena di tante emozioni inattese, che è esattamente come il degustare e scoprire piatti nuovi e sconosciuti, e nell insieme il film è un esplorazione delle potenzialità narrative e artistiche (gli chef e il cibo) che lavorano Per ma anche Contro vari tipi di pubblico (i clienti) che era qualcosa di interessante sulla carta ma che il film non è riuscito a sviluppare bene preso troppo dall idea concettuale piu che dall esecuzione. Cosi alla fine il film si rivela un'incomprensible matassa di puttanate, la Taylor-Joy e Ralph Fiennes ci provano a elevare il materiale ma faticano a guidare questo pasticcio che cerca di parlare del difficile rapporto tra Arte e Pubblico, poi odio la cucina altolocata ma odio molto anche il banale elogio di buoni e semplici hamburger nostalgici.
20 aprile 2021
Malcolm and Marie
Recensione Film
Anno: 2021
Regia: Sam Levinson
Genere: Sentimentale
★★★★ 😤
Un regista litiga con la fidanzata per tutta una lunga e turbolenta notte. Film Sentimentale che esplora cinema e relazioni amorose attraverso una magnetica lotta di personalità, i due personaggi si attaccano in argomentazioni con lunghi monologhi sentiti che colpiscono duro come pugnalate al cuore o pugni dritti alle loro fragilità, le due menti si attaccano, duellano, riflettono e si psicanalizzano facendosi del male cercando a fatica un punto di unione e contatto in un incendio sempre piu grande che intreccia amore e odio. L'egocentrismo e la vanità del regista è il monolito razionale da vincere per la ragazza emotiva che vuole un briciolo di gratitudine per averlo aiutato a realizzare la sua opera, il discorso mente e cuore cosi funziona a livello umano ma anche a livello artistico con una battaglia costante su cosa è il buon cinema, c'è un ottimo attacco a quei critici pretenziosi che nella loro superficialità valutano il contenitore piu che il contenuto, si riflette su cosa è davvero la geniunità artistica e il valore della rappresentazione della realtà, il cinema è il prodotto di un singolo o un lavoro collaborativo, cos'è la rappresentazione, l'ispirazione fraudolenta o l'omaggio, l'importanza del messaggio politico o dell'esecuzione tecnica e cosi via. E sinceramente era un bel po' che non vedevo un film moderno scritto e diretto cosi bene, pulito, asciutto, ritmato alla perfezione, non c'è una virgola fuoriposto, il bianco e nero da spessore, la casa è inquadrata in maniera dinamica e precisa, splitscreen, primi piani, framing in framing, tutto ha un senso, i dialoghi sono fiumi in piena viscerali, sentiti, chiaramente intimi e personali, e il film riesce con grazia ed eleganza a sparare i personaggi al massimo dell'euforia e farli scendere di colpo al massimo della disperazione, usa bene l'erotismo per sottolineare il momento di unione per poi sparare un potente dramma nei momenti piu alti di separazione, i due personaggi sono due pagliacci, due maschere di vanità, entrambi pieni di difetti, entrambi piene di verità, e niente per me è semplicemnte ottimo sotto ogni punto di vista.
Anno: 2021
Regia: Sam Levinson
Genere: Sentimentale
★★★★ 😤
Un regista litiga con la fidanzata per tutta una lunga e turbolenta notte. Film Sentimentale che esplora cinema e relazioni amorose attraverso una magnetica lotta di personalità, i due personaggi si attaccano in argomentazioni con lunghi monologhi sentiti che colpiscono duro come pugnalate al cuore o pugni dritti alle loro fragilità, le due menti si attaccano, duellano, riflettono e si psicanalizzano facendosi del male cercando a fatica un punto di unione e contatto in un incendio sempre piu grande che intreccia amore e odio. L'egocentrismo e la vanità del regista è il monolito razionale da vincere per la ragazza emotiva che vuole un briciolo di gratitudine per averlo aiutato a realizzare la sua opera, il discorso mente e cuore cosi funziona a livello umano ma anche a livello artistico con una battaglia costante su cosa è il buon cinema, c'è un ottimo attacco a quei critici pretenziosi che nella loro superficialità valutano il contenitore piu che il contenuto, si riflette su cosa è davvero la geniunità artistica e il valore della rappresentazione della realtà, il cinema è il prodotto di un singolo o un lavoro collaborativo, cos'è la rappresentazione, l'ispirazione fraudolenta o l'omaggio, l'importanza del messaggio politico o dell'esecuzione tecnica e cosi via. E sinceramente era un bel po' che non vedevo un film moderno scritto e diretto cosi bene, pulito, asciutto, ritmato alla perfezione, non c'è una virgola fuoriposto, il bianco e nero da spessore, la casa è inquadrata in maniera dinamica e precisa, splitscreen, primi piani, framing in framing, tutto ha un senso, i dialoghi sono fiumi in piena viscerali, sentiti, chiaramente intimi e personali, e il film riesce con grazia ed eleganza a sparare i personaggi al massimo dell'euforia e farli scendere di colpo al massimo della disperazione, usa bene l'erotismo per sottolineare il momento di unione per poi sparare un potente dramma nei momenti piu alti di separazione, i due personaggi sono due pagliacci, due maschere di vanità, entrambi pieni di difetti, entrambi piene di verità, e niente per me è semplicemnte ottimo sotto ogni punto di vista.
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Farearte,
Film,
Netflix,
Sentimentale,
unalocation
29 gennaio 2019
Sulla Soglia dell Eternità
Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Julian Schnabel
Genere: Bio-pic, Dramma
★★★★ 😇
Willem Dafoe ripercorre I tormenti di Vincent Van Gogh in questo Ennesimo bio-pic del famoso pittore, attraverso una camera a mano, Pov in prima persona, inquadrature sfuocate e musica classica in sottofondo si cattura una poetica che scava nella confusione dell'uomo, si mostra l'inquietudine, l'ispirazione, la follia, la gioia e la confusione di una tragica Figura ormai mitica e leggendaria. E il rischio di giocare facile con l'icona c'è sempre, qua ogni tanto si sfiorano dialoghi che sembrano scritti con il senno di poi, tipo lui che dice "chissà forse faccio quadri per gente che non è ancora nata" ma comunqe a parte queste sbavature di dialogo il film è piuttosto sottile e raggiunge una sincera poetica umanista, molto bello all inizio quando dipinge il suo stivale e il vento trasforma la stanza in una nave in viaggio e poi sempre in cerca di ispirazione come un pellegrino con il bastone viaggia, attraversa un campo di girasoli morti, cammina e si muove immergendosi nella natura, si respira il magico rumore delle foglie mosse dal vento, dell erba, lui entra in pieno contatto con la terra, se la spalma in faccia, si siede in attesa del tramonto e s'immerge nell immensità della vita. E mi piace che invece di parlare solo del prodotto finito il film si concentra proprio sul processo creativo alla base di un arte, ci sono piu e piu momenti che mostrano il tracciare delle linee, forme, idee, sensazioni, concetti, il film non dice semplicemente "quando era bravo questo tizio a fare quadri" ma scava nel profondo nell suo incontrollabile desiderio di dipingere, di connettersi e comunicare con gli altri perché prigioniero di uno stato di isolamento costante che lo ha portato alla pazzia, e si mostra questo nell assalto alla ragazza, nei problemi con i bambini o la patologica dipendenza con Gauguin, e c'è una bellissima scena con il fratello fatta tutta di primi piani stretti e che cattura bene il loro rapporto intimo ma anche la loro triste distanza. A volte la camera a mano è troppo mossa e ci sono alcuni dialoghi incrociati che non mi hanno convinto, vanno di poco avanti e indietro nel tempo per rappresentare questa confusione mentale ma non sono proprio sicuro che questa tecnica funziona del tutto, detto questo resta comunque un grande film che cattura e dipinge la figura dell'artista in un quadro per l'eternità.
Anno: 2018
Regia: Julian Schnabel
Genere: Bio-pic, Dramma
★★★★ 😇
Willem Dafoe ripercorre I tormenti di Vincent Van Gogh in questo Ennesimo bio-pic del famoso pittore, attraverso una camera a mano, Pov in prima persona, inquadrature sfuocate e musica classica in sottofondo si cattura una poetica che scava nella confusione dell'uomo, si mostra l'inquietudine, l'ispirazione, la follia, la gioia e la confusione di una tragica Figura ormai mitica e leggendaria. E il rischio di giocare facile con l'icona c'è sempre, qua ogni tanto si sfiorano dialoghi che sembrano scritti con il senno di poi, tipo lui che dice "chissà forse faccio quadri per gente che non è ancora nata" ma comunqe a parte queste sbavature di dialogo il film è piuttosto sottile e raggiunge una sincera poetica umanista, molto bello all inizio quando dipinge il suo stivale e il vento trasforma la stanza in una nave in viaggio e poi sempre in cerca di ispirazione come un pellegrino con il bastone viaggia, attraversa un campo di girasoli morti, cammina e si muove immergendosi nella natura, si respira il magico rumore delle foglie mosse dal vento, dell erba, lui entra in pieno contatto con la terra, se la spalma in faccia, si siede in attesa del tramonto e s'immerge nell immensità della vita. E mi piace che invece di parlare solo del prodotto finito il film si concentra proprio sul processo creativo alla base di un arte, ci sono piu e piu momenti che mostrano il tracciare delle linee, forme, idee, sensazioni, concetti, il film non dice semplicemente "quando era bravo questo tizio a fare quadri" ma scava nel profondo nell suo incontrollabile desiderio di dipingere, di connettersi e comunicare con gli altri perché prigioniero di uno stato di isolamento costante che lo ha portato alla pazzia, e si mostra questo nell assalto alla ragazza, nei problemi con i bambini o la patologica dipendenza con Gauguin, e c'è una bellissima scena con il fratello fatta tutta di primi piani stretti e che cattura bene il loro rapporto intimo ma anche la loro triste distanza. A volte la camera a mano è troppo mossa e ci sono alcuni dialoghi incrociati che non mi hanno convinto, vanno di poco avanti e indietro nel tempo per rappresentare questa confusione mentale ma non sono proprio sicuro che questa tecnica funziona del tutto, detto questo resta comunque un grande film che cattura e dipinge la figura dell'artista in un quadro per l'eternità.
Tags:
4stelle,
Bio-Pic,
Depressione,
Dramma,
Farearte
10 gennaio 2019
L'uomo che uccise Don Chisciotte
Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Terry Gilliam
Genere: Commedia, Fantastico, Avventura, Meta
★★★ 😂
Regista in crisi ripercorre le origini del suo primo film studentesco e piano piano viene immerso nella follia medievale di don Quixote. Ennesimo META-film di un regista che parla di se stesso (ma basta!) nonostante comunque fa sempre piacere ritrovare le atmosfere Grottesche di Terry Gilliam. Jonathan Pryce è Ottimo e lo seguiresti ovunque cosi come Adam Driver regge bene la parte ed è esilarante quando si mostra confuso, isterico o incredulo davanti alle tante assurdità presentate. È Chiaro che Gilliam spinge sul quel solito messaggio che elogia la purezza dell Arte, spiegando come diventa arida se perde il libero e anarchico spirito di follia creativa e Infatti Il film da il meglio di se quando abraccia la pura Follia, ma tristemente non sembra mai crederci davvero e grande è la delusione ogni volta che si ribadisce in continuazione che quello che accade è ancora nel reame della realtà, è un continuo "ma tranquilli, è tutto vero! non è un sogno!" ed è una cosa che mi ha dato molto fastidio, in questo modo il film resta prigioniero e sempre in bilico in un confuso miscuglio di realtà e fantasia senza mai prendere una chiara posizione, io avrei avrei voluto abbandonare completamente la realtà e entrare a piedi uniti in una vera avventura fantasy dove tutto poteva davvero succedere. A parte questo il film è esilarante, pieno di gag, visivamente pazzesco, ricco di contenuti e metafore, sgorga di una sincera energia creativa e a differenza di molti altri registi che parlano di se stessi Gilliam diverte senza un briciolo di pretenziosità, insomma alla base è un ottimo film ed è un peccato che la storia si concentra troppo sul salvare questa Angelica, tutta la parte nel castello non mi ha convinto e pure il finale si conclude in modo piuttosto insoddisfacente, ma comunque Don quixote Vive e vivrà in eterno.
Anno: 2018
Regia: Terry Gilliam
Genere: Commedia, Fantastico, Avventura, Meta
★★★ 😂
Regista in crisi ripercorre le origini del suo primo film studentesco e piano piano viene immerso nella follia medievale di don Quixote. Ennesimo META-film di un regista che parla di se stesso (ma basta!) nonostante comunque fa sempre piacere ritrovare le atmosfere Grottesche di Terry Gilliam. Jonathan Pryce è Ottimo e lo seguiresti ovunque cosi come Adam Driver regge bene la parte ed è esilarante quando si mostra confuso, isterico o incredulo davanti alle tante assurdità presentate. È Chiaro che Gilliam spinge sul quel solito messaggio che elogia la purezza dell Arte, spiegando come diventa arida se perde il libero e anarchico spirito di follia creativa e Infatti Il film da il meglio di se quando abraccia la pura Follia, ma tristemente non sembra mai crederci davvero e grande è la delusione ogni volta che si ribadisce in continuazione che quello che accade è ancora nel reame della realtà, è un continuo "ma tranquilli, è tutto vero! non è un sogno!" ed è una cosa che mi ha dato molto fastidio, in questo modo il film resta prigioniero e sempre in bilico in un confuso miscuglio di realtà e fantasia senza mai prendere una chiara posizione, io avrei avrei voluto abbandonare completamente la realtà e entrare a piedi uniti in una vera avventura fantasy dove tutto poteva davvero succedere. A parte questo il film è esilarante, pieno di gag, visivamente pazzesco, ricco di contenuti e metafore, sgorga di una sincera energia creativa e a differenza di molti altri registi che parlano di se stessi Gilliam diverte senza un briciolo di pretenziosità, insomma alla base è un ottimo film ed è un peccato che la storia si concentra troppo sul salvare questa Angelica, tutta la parte nel castello non mi ha convinto e pure il finale si conclude in modo piuttosto insoddisfacente, ma comunque Don quixote Vive e vivrà in eterno.
Tags:
Commedia,
Fantastico,
Farearte,
Film,
Meta
19 dicembre 2018
La Casa di Jack
Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Lars Von Trier
Genere: Thriller, Arthouse
★★★ 😒
Jack è un Serial Killer che narra cinque dei suoi spietati crimini. Lars Von Trier torna a confondere e provocare con un associazione macabra tra la sua Arte e la violenza, Matt Dillon mi è piaciuto, la camera a mano è ottima cosi come l'uso del colore rosso, gli episodi presi singolarmente sono davvero potenti, c'è un asciuttezza da far paura, la violenza mostrata è fredda fino all esagerazione, il protagonista è spietato, crudele, malato, un mostro e ti senti sporco solo a guardarlo agire, in piu mostrando la sua stupidità iniziale e l'ingenuità delle sue povere vittime c'è quasi un elemento grottesco di commedia nera restando comunque un film molto cinico e cattivo. Ma a Trier non gli bastava fare un semplice film e deve rovinare tutto con il suo cavolo di ego, ecco cosi che tra un episodio e l'altro c'è questa specie di slideshow amatoriale dove il protagonista in voce fuoricampo riflette ogni evento, si analizza, psicanalizza ogni cosa, si fanno seghe mentali sull arte, sulla natura dell umanità, della vita, della morte, si mostrano quadri famosi e non, filmini, fotografie, architettura, dieci minuti a parlare di due lampioni che fanno un ombra, si parla dell uva che marcisce, degli aereoplani, della mietitura dell erba e anche dei nazisti gia che ci siamo, è un letterale documentario del film stesso all interno del film, anzi no è un fotutto meta-commentary del regista al suo stesso film, ed è qua che io getto la spugna, perché mi puoi mostrare quello che vuoi in un film ma diamine fallo in una struttura decente, non puoi continuamente soffermarti su ogni minima cosa e farmi sempre la lezioncina filo/antropologica da quattro soldi su quello che vuoi dire, al massimo falla alla fine se proprio non resisti ma ti prego non rompere le balle dello spettatore con sta maledetta voce fuoricampo! e vi giuro sarebbe facile liquidarlo come un film brutto ma non è cosi! gli episodi sono fantastici! è questo che fa rabbia, Trier non è un ingenuo, sa cosa significa tutto questo, il suo esplodere in esposizione è rifiutare il sottotesto quasi mettendo le mani avanti consapevolmente, in questo modo non puoi leggerci altro che quello che dice lui, ed è tutto fumo negli occhi, tutte le tematiche presentate, tutte le riflessioni in realtà sono una lunga barzelletta, il suo è puro sarcasmo sulla sua stessa arte, ed è qui che fallisce nel profondo, la sua apparente autoconsapevolezza è solo una maschera, un modo furbo per cercare di nascondere i suoi difetti, esempio lampante sono le canzoni pop utilizzate per stemperare il tutto cercando di allontanare la pretenziosità con un ritmo "cool" ma sono solo delle toppe, dei cerotti che appaiono Fasulli, sono musiche completamente fuoriposto visto che la pretenziosità di Trier è troppo grossa da nascondere. Insomma è una bella esperienza nera, amarissma e viscerale ma ci sono troppe cose frustranti che non gli perdono, senza le voci fuoricampo poteva essere un film pazzesco ma cosi è solo un esercizio di stile masturbatorio, un altro di quei grandi film arthouse da mettere nella categoria "cagate pazzesche".
Anno: 2018
Regia: Lars Von Trier
Genere: Thriller, Arthouse
★★★ 😒
Jack è un Serial Killer che narra cinque dei suoi spietati crimini. Lars Von Trier torna a confondere e provocare con un associazione macabra tra la sua Arte e la violenza, Matt Dillon mi è piaciuto, la camera a mano è ottima cosi come l'uso del colore rosso, gli episodi presi singolarmente sono davvero potenti, c'è un asciuttezza da far paura, la violenza mostrata è fredda fino all esagerazione, il protagonista è spietato, crudele, malato, un mostro e ti senti sporco solo a guardarlo agire, in piu mostrando la sua stupidità iniziale e l'ingenuità delle sue povere vittime c'è quasi un elemento grottesco di commedia nera restando comunque un film molto cinico e cattivo. Ma a Trier non gli bastava fare un semplice film e deve rovinare tutto con il suo cavolo di ego, ecco cosi che tra un episodio e l'altro c'è questa specie di slideshow amatoriale dove il protagonista in voce fuoricampo riflette ogni evento, si analizza, psicanalizza ogni cosa, si fanno seghe mentali sull arte, sulla natura dell umanità, della vita, della morte, si mostrano quadri famosi e non, filmini, fotografie, architettura, dieci minuti a parlare di due lampioni che fanno un ombra, si parla dell uva che marcisce, degli aereoplani, della mietitura dell erba e anche dei nazisti gia che ci siamo, è un letterale documentario del film stesso all interno del film, anzi no è un fotutto meta-commentary del regista al suo stesso film, ed è qua che io getto la spugna, perché mi puoi mostrare quello che vuoi in un film ma diamine fallo in una struttura decente, non puoi continuamente soffermarti su ogni minima cosa e farmi sempre la lezioncina filo/antropologica da quattro soldi su quello che vuoi dire, al massimo falla alla fine se proprio non resisti ma ti prego non rompere le balle dello spettatore con sta maledetta voce fuoricampo! e vi giuro sarebbe facile liquidarlo come un film brutto ma non è cosi! gli episodi sono fantastici! è questo che fa rabbia, Trier non è un ingenuo, sa cosa significa tutto questo, il suo esplodere in esposizione è rifiutare il sottotesto quasi mettendo le mani avanti consapevolmente, in questo modo non puoi leggerci altro che quello che dice lui, ed è tutto fumo negli occhi, tutte le tematiche presentate, tutte le riflessioni in realtà sono una lunga barzelletta, il suo è puro sarcasmo sulla sua stessa arte, ed è qui che fallisce nel profondo, la sua apparente autoconsapevolezza è solo una maschera, un modo furbo per cercare di nascondere i suoi difetti, esempio lampante sono le canzoni pop utilizzate per stemperare il tutto cercando di allontanare la pretenziosità con un ritmo "cool" ma sono solo delle toppe, dei cerotti che appaiono Fasulli, sono musiche completamente fuoriposto visto che la pretenziosità di Trier è troppo grossa da nascondere. Insomma è una bella esperienza nera, amarissma e viscerale ma ci sono troppe cose frustranti che non gli perdono, senza le voci fuoricampo poteva essere un film pazzesco ma cosi è solo un esercizio di stile masturbatorio, un altro di quei grandi film arthouse da mettere nella categoria "cagate pazzesche".
21 gennaio 2018
The Square
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Ruben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😅
Curatore di museo tocca i limiti del consentito per raggiungere un pubblico piu ampio. Un film che parla di arte moderna, di pubblicità, di marketing, di critica, pretenziosità e sopratutto del conflitto tra Arte e Pubblico, gli artisti sono disperati e patetici cercando di riuscire a spedire un qualche Messaggio e quindi Osano, rischiano, si compromettono, esagerano e falliscono, ed è giusto cosi, per essere tale l'arte non deve confortare ma deve provare ad essere provocatoria, scuotere e smuovere le coscienze. il film parla anche di come gli artisti sono bastardi egocentrici che amano solo se stessi e sfruttano i problemi sociali e la povertà per tornaconto personale, ovviamente con questi argomenti il film diventa inevitabilmente anche "Meta" con il telefono da recuperare e la scena dell ristorante che è piu o meno la tesi massima del discorso, si mostra visivamente i limiti dell rapporto tra artista e il suo passivo pubblico, che è disposto ad accettare un qualsiasi messaggio a patto che non superi certi Limiti, ma è solo dentro o oltre quei limiti che il pubblico viene veramente toccato, è solo nei limiti che l'Arte diventa Arte. Il film quindi vive di momenti, ha grandi scene, la regia riesce molto bene a Costruire la Tensione e la distensione in situazioni che oscillano tra il comico e il satirico, bello il pathos quando le luci si accendono e spengono alla consegna delle lettere, i gridi d'aiuto casuali o i rumori violenti in sottofondo, con le musiche utilizzate che vanno dalla classica ad un piu violento dunzdunz da rave party. Ma nell insieme Il film non mi ha convinto, è pesante, troppo lungo e forse il problema principale è per ironia proprio nel suo messaggio verso l'Arte che finisce per essere cosi palese che rovina il discorso narrativo, è un messaggio su qualcosa che non si può definire che si arruffiana un certo tipo di pubblico intellettuale ma allo spettatore comune non frega nulla della storia, non ci frega nulla del protagonista, non ci importa nulla dei suoi colleghi, cosi come la relazione con la giornalista e il rapporto difficile con le sue figlie, c'è troppo sottotesto e poco testo, il film vive cosi di intellettualismo spocchioso, infatti tutto il discorso sulla moralità artistica è circoscritto solo a critici e artisti mentre le persone normali se ne sbattono di come un messaggio viene spedito, l'importante è che arrivi.
Anno: 2017
Regia: Ruben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😅
Curatore di museo tocca i limiti del consentito per raggiungere un pubblico piu ampio. Un film che parla di arte moderna, di pubblicità, di marketing, di critica, pretenziosità e sopratutto del conflitto tra Arte e Pubblico, gli artisti sono disperati e patetici cercando di riuscire a spedire un qualche Messaggio e quindi Osano, rischiano, si compromettono, esagerano e falliscono, ed è giusto cosi, per essere tale l'arte non deve confortare ma deve provare ad essere provocatoria, scuotere e smuovere le coscienze. il film parla anche di come gli artisti sono bastardi egocentrici che amano solo se stessi e sfruttano i problemi sociali e la povertà per tornaconto personale, ovviamente con questi argomenti il film diventa inevitabilmente anche "Meta" con il telefono da recuperare e la scena dell ristorante che è piu o meno la tesi massima del discorso, si mostra visivamente i limiti dell rapporto tra artista e il suo passivo pubblico, che è disposto ad accettare un qualsiasi messaggio a patto che non superi certi Limiti, ma è solo dentro o oltre quei limiti che il pubblico viene veramente toccato, è solo nei limiti che l'Arte diventa Arte. Il film quindi vive di momenti, ha grandi scene, la regia riesce molto bene a Costruire la Tensione e la distensione in situazioni che oscillano tra il comico e il satirico, bello il pathos quando le luci si accendono e spengono alla consegna delle lettere, i gridi d'aiuto casuali o i rumori violenti in sottofondo, con le musiche utilizzate che vanno dalla classica ad un piu violento dunzdunz da rave party. Ma nell insieme Il film non mi ha convinto, è pesante, troppo lungo e forse il problema principale è per ironia proprio nel suo messaggio verso l'Arte che finisce per essere cosi palese che rovina il discorso narrativo, è un messaggio su qualcosa che non si può definire che si arruffiana un certo tipo di pubblico intellettuale ma allo spettatore comune non frega nulla della storia, non ci frega nulla del protagonista, non ci importa nulla dei suoi colleghi, cosi come la relazione con la giornalista e il rapporto difficile con le sue figlie, c'è troppo sottotesto e poco testo, il film vive cosi di intellettualismo spocchioso, infatti tutto il discorso sulla moralità artistica è circoscritto solo a critici e artisti mentre le persone normali se ne sbattono di come un messaggio viene spedito, l'importante è che arrivi.
28 dicembre 2017
The Disaster Artist
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: James Franco
Genere: Commedia, Bio-pic
★★★ 😖
Greg è un giovane aspirante attore che fa amicizia con il misterioso e strambo Tommy Wiseau, insieme tentano di sfondare ad hollywood realizzando l'infausto The Room. James Franco crea una commedia bio-pic che elogia il popolare film di culto, infatti dietro alla storia d'amicizia c'è la celebrazione dell'inaspettato successo nato dal fallimento Artistico, si costruisce quasi una mitizzazione di Wiseau, della sua natura aliena e della sua genialità atipica che è un misto di ambizione e Ingenuità, questo funziona narrativamente perché si è sempre dalla parte dei perdenti sognatori ma è anche troppo facile sfruttare l'amore dei fan e avrei preferito piu critiche spietate sul quel lato oscuro del personaggio che inizia ad apparire solo nel terzo atto. Il film Comunque diverte, l'amicizia Funziona bene ed è anche inquietante con strani toni omoerotici, Franco gioca facile tra amici e parenti e praticamente ricrea l'intero The Room riassumendo tutti i momenti "iconici" ma forse si sottolinea un po' troppo marcatamente e in maniera didascalica il perché quei momenti fanno (o dovrebbero far) ridere e sono amati dai fan, poi dispiace che è un altro di quei film "alla talent show" che ti vende il sogno di successo facile senza mostrare nessun baratro del fallimento, un elogio al sogno insomma, con nel sottotesto l'idea pericolosa che nell Arte Non importa la Qualità ma basta la Popolarità, basta che funzioni in qualche modo, e cosi con questa goliardica ironia di fondo si toglie rispetto alla Serietà, ai rischi, al sacrificio di chi si è veramente impegnato, indebitato, sbattuto per creare qualcosa di decente, e sopratutto con questa lettera d'amore verso la bruttezza si perde l'importante lezione dell fallimento agonistico, che è quel qualcosa essenziale perché spinge sempre a fare di meglio, diventa invece un "l'importante è partecipare", un tutti possono farcela, se ci è riuscito anche lui puoi riuscirci anche tu! basta credere in te stesso, avere una grande amicizia e anche 6 milioni di dollari non fanno poi male.
Guarda anche: The Room (2003)
Anno: 2017
Regia: James Franco
Genere: Commedia, Bio-pic
★★★ 😖
Greg è un giovane aspirante attore che fa amicizia con il misterioso e strambo Tommy Wiseau, insieme tentano di sfondare ad hollywood realizzando l'infausto The Room. James Franco crea una commedia bio-pic che elogia il popolare film di culto, infatti dietro alla storia d'amicizia c'è la celebrazione dell'inaspettato successo nato dal fallimento Artistico, si costruisce quasi una mitizzazione di Wiseau, della sua natura aliena e della sua genialità atipica che è un misto di ambizione e Ingenuità, questo funziona narrativamente perché si è sempre dalla parte dei perdenti sognatori ma è anche troppo facile sfruttare l'amore dei fan e avrei preferito piu critiche spietate sul quel lato oscuro del personaggio che inizia ad apparire solo nel terzo atto. Il film Comunque diverte, l'amicizia Funziona bene ed è anche inquietante con strani toni omoerotici, Franco gioca facile tra amici e parenti e praticamente ricrea l'intero The Room riassumendo tutti i momenti "iconici" ma forse si sottolinea un po' troppo marcatamente e in maniera didascalica il perché quei momenti fanno (o dovrebbero far) ridere e sono amati dai fan, poi dispiace che è un altro di quei film "alla talent show" che ti vende il sogno di successo facile senza mostrare nessun baratro del fallimento, un elogio al sogno insomma, con nel sottotesto l'idea pericolosa che nell Arte Non importa la Qualità ma basta la Popolarità, basta che funzioni in qualche modo, e cosi con questa goliardica ironia di fondo si toglie rispetto alla Serietà, ai rischi, al sacrificio di chi si è veramente impegnato, indebitato, sbattuto per creare qualcosa di decente, e sopratutto con questa lettera d'amore verso la bruttezza si perde l'importante lezione dell fallimento agonistico, che è quel qualcosa essenziale perché spinge sempre a fare di meglio, diventa invece un "l'importante è partecipare", un tutti possono farcela, se ci è riuscito anche lui puoi riuscirci anche tu! basta credere in te stesso, avere una grande amicizia e anche 6 milioni di dollari non fanno poi male.
Guarda anche: The Room (2003)
3 ottobre 2017
madre!
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Darren Aronofsky
Genere: Horror, Psicologico, Surreale
Titolo Originale: mOTHER!
★★★★★ 😓
Marito e Moglie vivono in vecchia casa e ricevono la visita di ospiti molto sgratidi. Un horror psicologico decisamente surreale che sottolinea molto Bene la crisi della coppia quando si perde l'intimità dell amore, un rapporto tra Noi e Loro che minaccia sempre ogni innamorato, in piu descrive in modo magistrale il vanitoso egocentrismo dell Artista e la perdita della privacy delle celebrità costrette a vivere un tormentato rapporto di amore e odio con il resto del mondo. Tutto è mostrato attraverso la prospettiva della Moglie in un Pov davvero riuscito, lei passivamente osserva gli odiosi comportamenti del marito che non le da mai retta accecato dalla sua vanità, e si percepisce bene lo stress della donna, la sua insofferenza, il suo irritato e costante dolore per non riuscire a trattenere questo famelico fiume in piena che straborda, invade e stupra l'intimità e il legame che con fatica si cercava di costruire. Tra ambientalismo, immigrazione, religione e fanatismo il film è un riassunto da incubo dell'umanità stessa ma è molto importante sottolineare come anche i desideri della donna nascono da un altro tipo di vanità egoista che va in netto contrasto con la voglia del marito di essere celebrato e considerato dal suo pubblico anch'esso egoista, tutti non sono altro che lo specchio di un unica divinità schiava dell Ego. Viste le stupide critiche che ho sentito mi aspettavo un qualche polpettone pretenzioso senza significato e invece il film è pieno di significati e decisamente iconico, l'ansia costruita è autentica, i simbolismi sono belli e non forzati (si anche quelli biblici possono sfuggire) e in piu sà intrattenere come pochi riescono a fare, i momenti intensi funzionano, buoni gli attori, da Harris alla Pfeiffer, poi Bardem è ottimo con il suo faccione inquetante e nel finale il tutto diventa davvero esplosivo e avvincente, lo scontro tra le due vanità diventa enorme, la casa simbolo dell amore dovrebbe essere una propietà privata, un paradiso, un luogo sicuro e protetto, ma aperta all'avidità del mondo muore e si inaridisce, la guerra tra le mura domestiche non è mai stata cosi tangibile e cosi vera, il divorzio mai cosi fisico e reale, il matrimonio mai cosi infernale.
Anno: 2017
Regia: Darren Aronofsky
Genere: Horror, Psicologico, Surreale
Titolo Originale: mOTHER!
★★★★★ 😓
Marito e Moglie vivono in vecchia casa e ricevono la visita di ospiti molto sgratidi. Un horror psicologico decisamente surreale che sottolinea molto Bene la crisi della coppia quando si perde l'intimità dell amore, un rapporto tra Noi e Loro che minaccia sempre ogni innamorato, in piu descrive in modo magistrale il vanitoso egocentrismo dell Artista e la perdita della privacy delle celebrità costrette a vivere un tormentato rapporto di amore e odio con il resto del mondo. Tutto è mostrato attraverso la prospettiva della Moglie in un Pov davvero riuscito, lei passivamente osserva gli odiosi comportamenti del marito che non le da mai retta accecato dalla sua vanità, e si percepisce bene lo stress della donna, la sua insofferenza, il suo irritato e costante dolore per non riuscire a trattenere questo famelico fiume in piena che straborda, invade e stupra l'intimità e il legame che con fatica si cercava di costruire. Tra ambientalismo, immigrazione, religione e fanatismo il film è un riassunto da incubo dell'umanità stessa ma è molto importante sottolineare come anche i desideri della donna nascono da un altro tipo di vanità egoista che va in netto contrasto con la voglia del marito di essere celebrato e considerato dal suo pubblico anch'esso egoista, tutti non sono altro che lo specchio di un unica divinità schiava dell Ego. Viste le stupide critiche che ho sentito mi aspettavo un qualche polpettone pretenzioso senza significato e invece il film è pieno di significati e decisamente iconico, l'ansia costruita è autentica, i simbolismi sono belli e non forzati (si anche quelli biblici possono sfuggire) e in piu sà intrattenere come pochi riescono a fare, i momenti intensi funzionano, buoni gli attori, da Harris alla Pfeiffer, poi Bardem è ottimo con il suo faccione inquetante e nel finale il tutto diventa davvero esplosivo e avvincente, lo scontro tra le due vanità diventa enorme, la casa simbolo dell amore dovrebbe essere una propietà privata, un paradiso, un luogo sicuro e protetto, ma aperta all'avidità del mondo muore e si inaridisce, la guerra tra le mura domestiche non è mai stata cosi tangibile e cosi vera, il divorzio mai cosi fisico e reale, il matrimonio mai cosi infernale.
Tags:
5stelle,
Farearte,
Film,
Horror,
Psicologico
5 luglio 2016
All That Jazz - Lo Spettacolo Comincia
Recensione Film
Anno: 1979
Regia: Bob Fosse
Genere: Musical, Dramma, Commedia
★★★★★ 😅
Un regista Teatrale arrogante ed stacanovista lavora fino a distruggere se stesso e far soffrire chi gli vuole bene. Energico musical di Bob Fosse che è un intima e personale Lettera d'amore allo Spettacolo e al mondo del Palcoscenico oltre ad essere anche una specie di Meta-Musical che riflette e fa autocritica sui problemi di vita e di salute del regista e per questo si possono notare ispirazioni e paralleli all Otto e mezzo di Fellini. Il tutto è guidato benissimo da uno straordinario Roy Scheider e funzionano le danze, le Coreografie, i Dialoghi, i montaggi taglienti, i momenti erotici o quelli piu onirici che riflettono il carattere Testardo del protagonista che si droga, si ubriaca e si ostina a lavorare il piu possibile, la storia si dipana in modo disgiunto ma mi piacciono i rapporti difficili con le amanti e con la figlia ed è pieno di interessanti scene come le famose difficili mattinate da "show time!" montate da dio, bello quando il rumore di tutti sparisce e rimane solo quello del protagonista ad isolarlo dagli altri e ha poi uno dei finali piu Belli e Catartici che abbia mai visto, è un incredibile momento che fonde lo spettacolo alla vita in modo aghiacciante. Insomma è un film imperdibile che merita di essere visto anche solo per come artisticamente descrive il turbine caotico che è la vita.
Anno: 1979
Regia: Bob Fosse
Genere: Musical, Dramma, Commedia
★★★★★ 😅
Un regista Teatrale arrogante ed stacanovista lavora fino a distruggere se stesso e far soffrire chi gli vuole bene. Energico musical di Bob Fosse che è un intima e personale Lettera d'amore allo Spettacolo e al mondo del Palcoscenico oltre ad essere anche una specie di Meta-Musical che riflette e fa autocritica sui problemi di vita e di salute del regista e per questo si possono notare ispirazioni e paralleli all Otto e mezzo di Fellini. Il tutto è guidato benissimo da uno straordinario Roy Scheider e funzionano le danze, le Coreografie, i Dialoghi, i montaggi taglienti, i momenti erotici o quelli piu onirici che riflettono il carattere Testardo del protagonista che si droga, si ubriaca e si ostina a lavorare il piu possibile, la storia si dipana in modo disgiunto ma mi piacciono i rapporti difficili con le amanti e con la figlia ed è pieno di interessanti scene come le famose difficili mattinate da "show time!" montate da dio, bello quando il rumore di tutti sparisce e rimane solo quello del protagonista ad isolarlo dagli altri e ha poi uno dei finali piu Belli e Catartici che abbia mai visto, è un incredibile momento che fonde lo spettacolo alla vita in modo aghiacciante. Insomma è un film imperdibile che merita di essere visto anche solo per come artisticamente descrive il turbine caotico che è la vita.
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