Recnsione Film
Anno: 2011
Regia: Joe Carnahan
Genere: Dramma, Survival
★★★ 😐
Uomo depresso si schianta con aereo in Alaska e insieme ai sopravvissuti deve resistere al gelo e ad un branco di Lupi affamati. Dramma di Sopravvivenza che inizia molto bene nel mostrare il triste stato mentale del protagonista ad un passo dal togliersi la vita, mi piacciono gli onirici flash della moglie a letto, la lettera che sta scrivendo e come è dissociato dalla rissa nel Bar e non sente i rumori che ha intorno, l'incidente aereo è realizzato in maniera molto realistica e quando si spengono le luci viene trasmesso un autentico e palpabile terrore, molto belli gli occhi dei lupi che brillano nel buio, si sente bene il gelo e il freddo in questo deserto di ghiaccio, le varie morti sono molto brutali e danno un giusto senso di tragedia che colpisce sul serio, specie brilla come Frank Grillo da aggressivo si ritrova poi stanco e accetta l'inevitabile fine. Ma nonostante un buon inizio il film fatica a mantenere la stessa qualità e diventa troppo pesante non riuscendo a gestire bene la tensione dei lupi con il serio dramma, specie durante il viaggio nell fitto buio della foresta arriva qualche sbadiglio, i lupi appaiono e scompaiono in modo molto conveniente e non si capisce mai quale sia la loro effettiva minaccia, trovo stupidissimo quando il tizio fa bungee jumping e si lancia dal burrone, l'attraversamento sospeso attaccati alla fune non trasmette la giusta tensione perché sa molto di finto e digitale cosi come per quanto il finale emotivo abbia un senso arriva anche piuttosto insoddifacente e lascia un forte amaro in bocca. A parte questo Liam Neeson con il suo faccione guida bene la storia ed è toccante come accompagna un grave ferito alla morte quasi fosse un prete, molto bello come ricorda il padre e narra il suo poema, stupendo quando disperato e furioso urla al cielo contro Dio in cerca di un aiuto, la musica usa note di piano che toccano il cuore e sono profonde le emozioni nell aprire i portafogli dei sopravvissuti e vedere le loro foto cosi l'intero percorso di dolore del protagonista lo spinge a non arrendersi e lottare fino alla fine con tutte le sue forze (e il film acquista piu valore se si conosce la tragedia personale di Neeson che aveva perso la moglie qualche anno prima). Nell insieme la struttura narrativa non mi convince del tutto e funziona piu come gelido dramma che come avventura di sopravvivenza contro i lupi ma le morti dei personaggi sono molto toccanti e il film fa una buona riflessione sulla dolorosa fatica di vivere.
8 ottobre 2026
L'Urlo dell Odio
Recensione Film
Anno: 1997
Regia: Lee Tamahori
Genere: Thriller, Survival
★★★ 😊
Riccone si schianta in una valle sperduta in Alaska e deve sopravvivere insieme ad un'invidioso fotografo. Thriller nella natura che ha un epico scontro con Orso sanguinario ma in realtà tutto dura solo una ventina di minuti e il vero scontro è tra i due protagonisti e i loro caratteri opposti, Alec Baldwin è un estroverso artista fotografo pieno d'invidia e risentimento che si arrende di fronte ai problemi e cerca le soluzioni piu facili per poi cadere velocemente nella disperazione mentre Anthony Hopkins fa un riccone calmo e tranquillo che non ha esperienza sul campo ma usa le sue poche conoscenze per trovare soluzioni, non è infallibile e sbaglia ma non si arrende ai problemi e alle avversità della vita riuscendo a plasmare il suo destino. In questo modo il film ribalta i classici e ideologici cliché anticapitalisti che attaccano i ricchi per dimostare le qualità di una persona virtuosa e spiega anche bene il perché sono ricchi, cosa li rende Leader naturali e come riescono a gestire le crisi della vita, è ovvio che ci sono molti piu Bob al mondo che desiderano, rubano e vivono nell odio e nell eterna invidia ma il film mostra bene quanto sia superiore l'atteggiamento di Charles che riflette, ragiona, cerca indizi, legge e si informa sempre aumentando le sue conoscenze, carina l'idea della bussola nella foglia, resta nella mente la frase "chi si perde muore di vergogna" e amo tantissimo il momento quando cerca di motivare il fotografo che possono davvero uccidere l'orso perché dimostra che questo approccio alla vita arricchisce entrambi, insieme nelle avversità i due si legano e creano un forte e autentico rapporto che va oltre lo stato sociale e li aiuta a battere la bestia della natura. Tutto è pieno di bellissimi panorami naturali con fascinosi laghi e montagne, l'orso è realizzato benissimo e vengono veri brividi alla presenza della sua enorme stazza, fa sorridere quando affamati cacciano disperati uno scoiattolino, pieno di tensione l'attraversamento di un tronco sospeso, molto epica la battaglia sul fiume, c'è buona tensione nel momento di tirare le somme sulla moglie e mi piace come Charles è comunque pronto al perdono e tenta di salvare Bob dimostrando di essere davvero superiore come persona. Tra i difetti che si possono notare c'è il personaggio del nero che è inutile alla storia e serve solo per fare la quota di minoranza sacrificabile, in questa valle il clima è strano e piove, c'è il sole, poi nevica nel giro di poche ore, essendo una questione tra maschi che si contendono una donna il ruolo della moglie è inevitabilmente oggettificato, quando si mettono la veste con la pelle dell orso sono troppo ridicoli e la regia non ha nessun vero tocco di stile o momento grandioso ma nell insieme è una storia di sopravvivenza e amicizia tra due uomini che ammiro molto per come è una delle poche che elogia veramente lo spirito capitalista liberale in cui tutti viviamo e strappati del loro stato sociale e messi sullo stesso piano il film fa una buona distinzione su quale sia il giusto approccio alle difficoltà della vita.
Anno: 1997
Regia: Lee Tamahori
Genere: Thriller, Survival
★★★ 😊
Riccone si schianta in una valle sperduta in Alaska e deve sopravvivere insieme ad un'invidioso fotografo. Thriller nella natura che ha un epico scontro con Orso sanguinario ma in realtà tutto dura solo una ventina di minuti e il vero scontro è tra i due protagonisti e i loro caratteri opposti, Alec Baldwin è un estroverso artista fotografo pieno d'invidia e risentimento che si arrende di fronte ai problemi e cerca le soluzioni piu facili per poi cadere velocemente nella disperazione mentre Anthony Hopkins fa un riccone calmo e tranquillo che non ha esperienza sul campo ma usa le sue poche conoscenze per trovare soluzioni, non è infallibile e sbaglia ma non si arrende ai problemi e alle avversità della vita riuscendo a plasmare il suo destino. In questo modo il film ribalta i classici e ideologici cliché anticapitalisti che attaccano i ricchi per dimostare le qualità di una persona virtuosa e spiega anche bene il perché sono ricchi, cosa li rende Leader naturali e come riescono a gestire le crisi della vita, è ovvio che ci sono molti piu Bob al mondo che desiderano, rubano e vivono nell odio e nell eterna invidia ma il film mostra bene quanto sia superiore l'atteggiamento di Charles che riflette, ragiona, cerca indizi, legge e si informa sempre aumentando le sue conoscenze, carina l'idea della bussola nella foglia, resta nella mente la frase "chi si perde muore di vergogna" e amo tantissimo il momento quando cerca di motivare il fotografo che possono davvero uccidere l'orso perché dimostra che questo approccio alla vita arricchisce entrambi, insieme nelle avversità i due si legano e creano un forte e autentico rapporto che va oltre lo stato sociale e li aiuta a battere la bestia della natura. Tutto è pieno di bellissimi panorami naturali con fascinosi laghi e montagne, l'orso è realizzato benissimo e vengono veri brividi alla presenza della sua enorme stazza, fa sorridere quando affamati cacciano disperati uno scoiattolino, pieno di tensione l'attraversamento di un tronco sospeso, molto epica la battaglia sul fiume, c'è buona tensione nel momento di tirare le somme sulla moglie e mi piace come Charles è comunque pronto al perdono e tenta di salvare Bob dimostrando di essere davvero superiore come persona. Tra i difetti che si possono notare c'è il personaggio del nero che è inutile alla storia e serve solo per fare la quota di minoranza sacrificabile, in questa valle il clima è strano e piove, c'è il sole, poi nevica nel giro di poche ore, essendo una questione tra maschi che si contendono una donna il ruolo della moglie è inevitabilmente oggettificato, quando si mettono la veste con la pelle dell orso sono troppo ridicoli e la regia non ha nessun vero tocco di stile o momento grandioso ma nell insieme è una storia di sopravvivenza e amicizia tra due uomini che ammiro molto per come è una delle poche che elogia veramente lo spirito capitalista liberale in cui tutti viviamo e strappati del loro stato sociale e messi sullo stesso piano il film fa una buona distinzione su quale sia il giusto approccio alle difficoltà della vita.
7 ottobre 2026
Spiriti nelle Tenebre
Recensione Film
Anno: 1996
Regia Stephen Hopkins
Genere: Thriller, Avventura
★★★ 😊
Alla fine dell 1800 un militare viene incaricato di costruire un ponte in Africa ma i lavori vengono bloccati da un feroce leone che si mangia la gente. Thriller esotico che mette al centro la caccia ad un Leone satanico, figura mitologica simbolo di Paure e problemi primordiali da vincere e superare, che nel protagonista sono il non riuscire a costruire il ponte in tempi ristretti, resistere alle condizioni atmosferiche difficili, i problemi con i lavoratori, l'epidemia di malaria e le inquietudini di diventare padre. E funziona la musica che offre la giusta epicità, mi piace quanto bastardo è Tom Wilkinson all inizio nel dare l'incarico, qua si respira bene l'Africa e la natura con delle atmosfere western, graffiano e sono d'impatto tutte le sanguinarie uccisioni, Val Kilmer se la cava ma è mangiato dal grande carisma di Michael Douglas che fa un'esperto cacciatore, mi piace come è presentato il leone e come appare con i suoi gelidi occhi, è grande l'angoscia che suscitano le apparizioni della creatura, da brividi quando scoprono le ossa nella caverna e che la bestia uccide per divertimento, bello e memorabile l'incubo con la moglie e chiude bene la storia lo scontro finale con fascinose fiamme sullo sfondo. Certo è un film a favore della caccia che potrebbe non piacere agli animalisti e che nel sottotesto elogia un po' il colonialismo e le fantasie da Safari degli occidentali, poi la regia offre bene il rischio e il pericolo dei leoni ma tecnicamente vive molto di atmosfera e ci sono pochi momenti davvero fatti bene, anzi l'azione è un po' montata male e ad un occhio esperto i leoni appaiono abbastanza pupazzosi, è assurdo che durante la trappola le guardie nel panico non riescono a sparare neanche un colpo alla bestia che hanno davanti e delude molto come viene sprecato Michael Douglas che ad un tratto sparisce quasi avessero finito il budget per lui. Nell insieme è comunque un film che mi piace ricordare con affetto, la caccia al mostro che minaccia la comunità è un qualcosa di mitologico e tribale che suscita sempre un certo fascino, qua si mostra bene lo scontro eterno tra Uomo e Natura e la fatica di resistere alla morte per sviluppare la civiltà.
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Jaws (1975)
Anno: 1996
Regia Stephen Hopkins
Genere: Thriller, Avventura
★★★ 😊
Alla fine dell 1800 un militare viene incaricato di costruire un ponte in Africa ma i lavori vengono bloccati da un feroce leone che si mangia la gente. Thriller esotico che mette al centro la caccia ad un Leone satanico, figura mitologica simbolo di Paure e problemi primordiali da vincere e superare, che nel protagonista sono il non riuscire a costruire il ponte in tempi ristretti, resistere alle condizioni atmosferiche difficili, i problemi con i lavoratori, l'epidemia di malaria e le inquietudini di diventare padre. E funziona la musica che offre la giusta epicità, mi piace quanto bastardo è Tom Wilkinson all inizio nel dare l'incarico, qua si respira bene l'Africa e la natura con delle atmosfere western, graffiano e sono d'impatto tutte le sanguinarie uccisioni, Val Kilmer se la cava ma è mangiato dal grande carisma di Michael Douglas che fa un'esperto cacciatore, mi piace come è presentato il leone e come appare con i suoi gelidi occhi, è grande l'angoscia che suscitano le apparizioni della creatura, da brividi quando scoprono le ossa nella caverna e che la bestia uccide per divertimento, bello e memorabile l'incubo con la moglie e chiude bene la storia lo scontro finale con fascinose fiamme sullo sfondo. Certo è un film a favore della caccia che potrebbe non piacere agli animalisti e che nel sottotesto elogia un po' il colonialismo e le fantasie da Safari degli occidentali, poi la regia offre bene il rischio e il pericolo dei leoni ma tecnicamente vive molto di atmosfera e ci sono pochi momenti davvero fatti bene, anzi l'azione è un po' montata male e ad un occhio esperto i leoni appaiono abbastanza pupazzosi, è assurdo che durante la trappola le guardie nel panico non riescono a sparare neanche un colpo alla bestia che hanno davanti e delude molto come viene sprecato Michael Douglas che ad un tratto sparisce quasi avessero finito il budget per lui. Nell insieme è comunque un film che mi piace ricordare con affetto, la caccia al mostro che minaccia la comunità è un qualcosa di mitologico e tribale che suscita sempre un certo fascino, qua si mostra bene lo scontro eterno tra Uomo e Natura e la fatica di resistere alla morte per sviluppare la civiltà.
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5 ottobre 2026
La Croce di Ferro
Recensione Film
Anno: 1977
Regia: Sam Peckinpah
Genere: Guerra, Dramma
★★★★ 😏
Disilluso sergente Nazista si scontra sempre piu con il suo odioso capitano durante la battaglia contro i Russi. Dramma di Guerra molto sporco e marcio che cinicamente mostra quanto la Guerra sia una caotica follia dove gli uomini sono bambinoni che giocano a morire, creano legami emotivi fasulli, lottano per inutili medaglie d'onore e per una Patria che di certo non merita il loro eroismo, Peckinpah usa anche qua i suoi caratteristici slow-mo discontinui che funzionano bene ad enfatizzare la violenza brutale e a parte dei momenti stealth l'azione è sempre addosso ai personaggi che la subiscono attraverso esplosioni, schiacciati da un caos sensoriale che li circonda come un continuo rumore di fondo. James Coburn con il suo volto vissuto guida bene la storia e fa un pazzo che ama la guerra e subisce il vuoto fascino del cameratismo ma odia le autorità, mi piace come decide di non uccidere un ragazzino russo e prova a salvarlo, si sente molto la claustrofobia chiusi in bunker e trincee, il film brilla nel montaggio per creare sensazioni ed è molto bello il montaggio sensoriale all ospedale dove confuso ha visioni che lo distaccano dalla realtà, mi piace che l'incontro sentimentale con l'infermiera è presentato in modo calmo e romantico perché l'unico momento di vera Vita in mezzo a questa stupida follia e cosi si sente meglio il grave errore del protagonista che rifiuta la pace per tornare a fare la guerra, bello come il capitano aristocratico è odioso e fa cose sempre piu viscide per avere quell inutile medaglia, la situazione con le soldatesse russe ribadisce quanto i maschi lasciati liberi sono solo degli animali, quell "eseguivo solo gli ordini" ha un altro significato visto che sono tutti nazisti e il tradimento finale è molto catartico e viene proprio la voglia di insubordinazione e sparare a tutti i vari gradi di comando. Un film di certo non semplice da vedere perché la storia non ha una narrativa lineare ma vuole piu immergere lo spettatore in questo ambiente militare, ed è peccato che finisce in modo un po' insoddisfacente e non ha una chiusura perfetta, capisco le folli risate e il ritornare alla musichetta infantile della sigla ma il film meritava un qualcosa di piu potente come immagine finale, mentre invece le diapositive e la citazione a Brecht sembrano qualcosa di forzato e sbrigativo forse perché era finito il budget. Nell insieme è comunque un grande film in pieno stile anni 70 che nonostante gli slow-mo, le esplosioni e la violenza riesce a smiticizzare la guerra, non la feticizza e non la rende mai spettacolare anzi senza retorica la mostra per quello che è, una vera merda.
Anno: 1977
Regia: Sam Peckinpah
Genere: Guerra, Dramma
★★★★ 😏
Disilluso sergente Nazista si scontra sempre piu con il suo odioso capitano durante la battaglia contro i Russi. Dramma di Guerra molto sporco e marcio che cinicamente mostra quanto la Guerra sia una caotica follia dove gli uomini sono bambinoni che giocano a morire, creano legami emotivi fasulli, lottano per inutili medaglie d'onore e per una Patria che di certo non merita il loro eroismo, Peckinpah usa anche qua i suoi caratteristici slow-mo discontinui che funzionano bene ad enfatizzare la violenza brutale e a parte dei momenti stealth l'azione è sempre addosso ai personaggi che la subiscono attraverso esplosioni, schiacciati da un caos sensoriale che li circonda come un continuo rumore di fondo. James Coburn con il suo volto vissuto guida bene la storia e fa un pazzo che ama la guerra e subisce il vuoto fascino del cameratismo ma odia le autorità, mi piace come decide di non uccidere un ragazzino russo e prova a salvarlo, si sente molto la claustrofobia chiusi in bunker e trincee, il film brilla nel montaggio per creare sensazioni ed è molto bello il montaggio sensoriale all ospedale dove confuso ha visioni che lo distaccano dalla realtà, mi piace che l'incontro sentimentale con l'infermiera è presentato in modo calmo e romantico perché l'unico momento di vera Vita in mezzo a questa stupida follia e cosi si sente meglio il grave errore del protagonista che rifiuta la pace per tornare a fare la guerra, bello come il capitano aristocratico è odioso e fa cose sempre piu viscide per avere quell inutile medaglia, la situazione con le soldatesse russe ribadisce quanto i maschi lasciati liberi sono solo degli animali, quell "eseguivo solo gli ordini" ha un altro significato visto che sono tutti nazisti e il tradimento finale è molto catartico e viene proprio la voglia di insubordinazione e sparare a tutti i vari gradi di comando. Un film di certo non semplice da vedere perché la storia non ha una narrativa lineare ma vuole piu immergere lo spettatore in questo ambiente militare, ed è peccato che finisce in modo un po' insoddisfacente e non ha una chiusura perfetta, capisco le folli risate e il ritornare alla musichetta infantile della sigla ma il film meritava un qualcosa di piu potente come immagine finale, mentre invece le diapositive e la citazione a Brecht sembrano qualcosa di forzato e sbrigativo forse perché era finito il budget. Nell insieme è comunque un grande film in pieno stile anni 70 che nonostante gli slow-mo, le esplosioni e la violenza riesce a smiticizzare la guerra, non la feticizza e non la rende mai spettacolare anzi senza retorica la mostra per quello che è, una vera merda.
4 ottobre 2026
Lanterns
Recensione Serie Tv
Anno: 2026
Showrunner: C.Mundy, D.Lindelof, Tom King
Genere: Thriller, Fantascienza
Episodi: 8
★★ 😳
Hal Jordan e allievo indagano su degli omicidi in Nebraska ma tra i due nascono molti conflitti e incomprensioni. Serie Tv ambientata nell'universo DC di James Gunn che fa da origini alla lanterna verde di John Stewart e invece di mostrare spazio e Alieni tutto vuole essere un thriller realistico di periferia con un indagine ispirata da True Detective. Una serie che brilla sopratutto grazie al carisma e bravura di Kyle Chandler che rende Hal un irresistibile bastardo pieno di fascino, poi è simpatica la pianta carnivora, sono carini i cameo di Guy Gardner, esalta vedere Sinestro e non è male come è presentata la mitologia delle Lanterne ma tristemente quella che poteva essere una classica storia di passaggio del testimone e addestramento tra un duro maestro e un giovane allievo si rivela un pasticcio per colpa della solita voglia progressista di distruggere le autorità maschili, cosi Hal per tutta la serie viene preso a pesci in faccia nonostante sia un eroe con anni di servizio sulle spalle, è piu volte trattato malissimo da un John invidioso e aggressivo che vuole rubargli l'anello non per eroismo ma perché lo ritiene simbolo del potere dei bianchi, la scrittura cerca timidamente di parlare di temi razziali ma le morali sono cosi approssimative che finiscono per essere contraddittorie, i genitori di John sono dei folli mostri abusivi che lo torturano fin dall infanzia con assurdi e violenti addestramenti per non avere paura ma invece di essere criticati sono giustificati e alla fine vengono pure perdonati e abbracciati, si scopre che Il nemico Manhunter è una disgustosa genocida maniaca che seduce e manipola la gente, tratta i suoi seguaci come carne da macello e addirittura spara laser contro la sua stessa città che la supporta ma lei viene descritta come una povera incompresa mentre Hal che ha provato con fatica a fermarla si prende la colpa di tutto e si fa addirittura DIECI ANNI di Carcere!!! Questa è una grandissima puttanata! ed è lo stesso problema che ho visto in Last Jedi, The Acolyte o Falcon e Wintersoldier con gli sceneggiatori che accecati dall'ideologia prima decostruiscono e poi provano male a correggere il discorso risultando in un grosso confuso pasticcio morale, e mi irrita che Hal viene trattato come se fosse caduto al lato oscuro e avesse fatto una strage (come nei fumetti) ma in realtà qua non accade mai quindi di sicuro c'è stata qualche riscrittura, cosi nonostante i continui attacchi Hal resta un eroe che ha Sempre Ragione e John Stewart fatica a stargli dietro con un rapporto mentore/allievo che si sviluppa male attraverso flashback e distaccati ologrammi. Aaron Pierre non è neanche male come attore ma il fatto che John sia mosso da cosi tanta Invidia e risentimento perché si ritiene l'unico a meritare l'anello rovina molto il suo personaggio che non ha un solo briciolo d'umiltà, sarebbe stato fantastico se ad un certo punto avesse chiesto scusa e capito i suoi errori meritandosi con onestà l'anello attraverso atti coraggiosi e altruisti ma invece pensa sempre a se stesso e per ben due volte Strappa forzatamente l'anello dalle mani di Hal per simboleggiare "la minoranza che si prende il potere che merita" e in questo modo è un furto e non lo riceve mai con onestà! ha un desiderio malato di Potere che è sempre stato un sentimento da cattivo piu che da eroe. Poi tutto è realizzato in economia e gli effetti visivi non convincono, è brutta la solita fotografia troppo scura, pessima la Guardiana farabutta che alimenta per anni l'invidia della famiglia di John, sono ridicoli gli alieni kamikaze che ticchettano prima di esplodere, odio che l'anello è sempre scarico, fa vomitare la scena di nudo con il marito della tizia, ho odiato la Sheriffa egoista e bugiarda che è piena di segreti ma viene trattata sempre con una grande e immeritata empatia, viene ritenuto un "bravo ragazzo" chi ha liberato Sinestro e complottava di dominare il mondo, nel finale l'assassino non viene neanche punito ed è brutto come la narrativa non lineare spezza la storia per creare misteri e rivelazioni piuttosto insoddisfacenti. Nell insieme funziona l'approccio da maturo investigativo e divertono gli atriti tra i due protagonisti ma dispiace che tutto poteva essere piu godibile senza questo spietato e ideologico attacco all povero Hal che nonostante il duro carattere ha sempre provato ad aiutare gli altri.
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superserie
3 ottobre 2026
Gente Comune
Recensione Film
Anno: 1980
Regia: Robert Redford
Genere: Dramma
★★★ 😐
Ragazzo depresso si rivolge ad un psicoterapeuta dopo aver perso il fratello in un incidente. Primo film di Robert Redford che è un dramma molto asciutto che scava nel lutto in famiglia senza tante esagerazioni, all inizio durante la colazione è buona la tensione e le frasi non dette con il padre, attraverso il montaggio e veloci flash si percepisce bene che il ragazzo ha un forte misterioso trauma, mi piace l'ansia e la paura che ha di andare dallo psicologo e sono buone le tante emozioni e difficoltà nel tirare fuori il nero che lo sta distruggendo dentro. Poi è interessante come l'attenzione si sposta anche sui genitori che reagiscono al dolore a modo loro cercando con fatica di andare avanti, molto bello quando il ragazzo spiega alla ragazza come è stato cadere in questo malessere che lo ha portato a tentare di togliersi la vita e poi colpisce il climax quando disperato di notte corre dal dottore dove finalmente fa i conti con il doloroso senso di colpa per essere sopravvissuto all incidente. Un dramma quindi che funziona a descrivere questi seri problemi ma non c'è niente di davvero imperdibile e anzi è un film difficile da consigliare per come tutto risulta fin troppo modesto, i genitori appaiono molto distanti e vederli fare feste e giocare a golf sembra strano, il giovane attore protagonista se la cava ma non brilla particolarmente e per quanto sia buona la relazione con il dottore ha palesemente ispirato quella di Good Will Hunting che è un film molto piu memorabile, e poi c'è il finale che mi ha fatto piuttosto ridere per come è troppo spietato contro la figura materna, il ragazzo pensa che lei lo ritenga responsabile dell incidente e mi aspettavo un qualche tipo perdono o riconciliazione tra i due ma invece il film strappa il rapporto e indica proprio la madre come il vero problema principale di questa famiglia e quando lei se ne va torna magicamente la serenità e l'amore tra padre e figlio, una chiusura forse fin troppo cattiva verso una madre che comunque sta soffrendo il loro stesso dolore.
Anno: 1980
Regia: Robert Redford
Genere: Dramma
★★★ 😐
Ragazzo depresso si rivolge ad un psicoterapeuta dopo aver perso il fratello in un incidente. Primo film di Robert Redford che è un dramma molto asciutto che scava nel lutto in famiglia senza tante esagerazioni, all inizio durante la colazione è buona la tensione e le frasi non dette con il padre, attraverso il montaggio e veloci flash si percepisce bene che il ragazzo ha un forte misterioso trauma, mi piace l'ansia e la paura che ha di andare dallo psicologo e sono buone le tante emozioni e difficoltà nel tirare fuori il nero che lo sta distruggendo dentro. Poi è interessante come l'attenzione si sposta anche sui genitori che reagiscono al dolore a modo loro cercando con fatica di andare avanti, molto bello quando il ragazzo spiega alla ragazza come è stato cadere in questo malessere che lo ha portato a tentare di togliersi la vita e poi colpisce il climax quando disperato di notte corre dal dottore dove finalmente fa i conti con il doloroso senso di colpa per essere sopravvissuto all incidente. Un dramma quindi che funziona a descrivere questi seri problemi ma non c'è niente di davvero imperdibile e anzi è un film difficile da consigliare per come tutto risulta fin troppo modesto, i genitori appaiono molto distanti e vederli fare feste e giocare a golf sembra strano, il giovane attore protagonista se la cava ma non brilla particolarmente e per quanto sia buona la relazione con il dottore ha palesemente ispirato quella di Good Will Hunting che è un film molto piu memorabile, e poi c'è il finale che mi ha fatto piuttosto ridere per come è troppo spietato contro la figura materna, il ragazzo pensa che lei lo ritenga responsabile dell incidente e mi aspettavo un qualche tipo perdono o riconciliazione tra i due ma invece il film strappa il rapporto e indica proprio la madre come il vero problema principale di questa famiglia e quando lei se ne va torna magicamente la serenità e l'amore tra padre e figlio, una chiusura forse fin troppo cattiva verso una madre che comunque sta soffrendo il loro stesso dolore.
2 ottobre 2026
Digger
Recensione Film
Anno: 2026
Regia: Alejandro G. Iñárritu
Genere: Satirico
★★★ 😰
Arrogante e goffo petroliere deve fare i conti con un disastro naturale che ha causato. Stratificato film satirico che in superficie sembra parlare di ambientalismo e fare il verso allo spirito menefregista americano ma poi rivela che è tutta una farsa che vuole spingere il pubblico a riflettere sul vero significato di questo ruffiano attacco alla maschera feticcio che viene facilmente odiata per sollevare tutti dalle nostre responsabilità. Per questo è un film che confonde, all inizio appare strano per come cerca in modo forzato di fare ridere con dialoghi chiari e didascalici ma in realtà tutto è piu complesso, merita una seria riflessione e di essere visto fino alla fine, la premessa sembra una generica parodia sul potere ma invece di arrufianarsi il pubblico di sinistra finisce per attaccarlo con un graffiante finale dove tutti sono esaltati applaudendo alla grande operazione artistica che è totalmente inutile e consolatoria, cosi si spinge a riflettere su quanto sia ormai troppo tardi, che gli artisti sono tutti pupazzi vanitosi egoisti e che l'arte è solo un altro mezzo del potere che finanzia la vuota satira per nascondere il vero dramma che stiamo vivendo. Tecnicamente il film ha un ottima messa in scena con stupende scenografie, bello come i colori desaturati richiamano al cinema di Roy Anderson, mi piace tantissimo il gatto pupazzoso, è di una goduria pazzesca il monologo al parlamento europeo con tutti che urlano e sbraitano e nonostante i dubbi iniziali Tom Cruise con ovvio mascherone in faccia se la cava bene in questo difficile e complesso ruolo e mi piace quanto il suo personaggio appare egoista e se ne frega dei problemi del mondo perché pensa solo alle sorti della figlia, ma di certo non è un film facile da vedere e tutto scorre piuttosto lento, ci sono troppi dialoghi pesanti e momenti urlati, capisco che è volutamente teatrale ma molte scene sono legnose e impostate dentro noiose stanze, e per quanto ammiro il coraggio di Cruise e Iñárritu per offrire qualcosa di piu complesso il film non riesce ad intrattenere sul serio, essendo nel concreto una decostruzione dell genere Satirico tutto fa poco ridere, l'approccio Meta è per certi versi molto paraculo e vive troppo dietro al peso del suo articolato messaggio per essere un film completamente riuscito.
Anno: 2026
Regia: Alejandro G. Iñárritu
Genere: Satirico
★★★ 😰
Arrogante e goffo petroliere deve fare i conti con un disastro naturale che ha causato. Stratificato film satirico che in superficie sembra parlare di ambientalismo e fare il verso allo spirito menefregista americano ma poi rivela che è tutta una farsa che vuole spingere il pubblico a riflettere sul vero significato di questo ruffiano attacco alla maschera feticcio che viene facilmente odiata per sollevare tutti dalle nostre responsabilità. Per questo è un film che confonde, all inizio appare strano per come cerca in modo forzato di fare ridere con dialoghi chiari e didascalici ma in realtà tutto è piu complesso, merita una seria riflessione e di essere visto fino alla fine, la premessa sembra una generica parodia sul potere ma invece di arrufianarsi il pubblico di sinistra finisce per attaccarlo con un graffiante finale dove tutti sono esaltati applaudendo alla grande operazione artistica che è totalmente inutile e consolatoria, cosi si spinge a riflettere su quanto sia ormai troppo tardi, che gli artisti sono tutti pupazzi vanitosi egoisti e che l'arte è solo un altro mezzo del potere che finanzia la vuota satira per nascondere il vero dramma che stiamo vivendo. Tecnicamente il film ha un ottima messa in scena con stupende scenografie, bello come i colori desaturati richiamano al cinema di Roy Anderson, mi piace tantissimo il gatto pupazzoso, è di una goduria pazzesca il monologo al parlamento europeo con tutti che urlano e sbraitano e nonostante i dubbi iniziali Tom Cruise con ovvio mascherone in faccia se la cava bene in questo difficile e complesso ruolo e mi piace quanto il suo personaggio appare egoista e se ne frega dei problemi del mondo perché pensa solo alle sorti della figlia, ma di certo non è un film facile da vedere e tutto scorre piuttosto lento, ci sono troppi dialoghi pesanti e momenti urlati, capisco che è volutamente teatrale ma molte scene sono legnose e impostate dentro noiose stanze, e per quanto ammiro il coraggio di Cruise e Iñárritu per offrire qualcosa di piu complesso il film non riesce ad intrattenere sul serio, essendo nel concreto una decostruzione dell genere Satirico tutto fa poco ridere, l'approccio Meta è per certi versi molto paraculo e vive troppo dietro al peso del suo articolato messaggio per essere un film completamente riuscito.
Tags:
Ambientalismo,
Decostruzione,
Farearte,
Film,
Meta,
Satirico
1 ottobre 2026
Un Boss sotto Stress
Recensione Film
Anno: 2002
Regia: Harold Ramis
Genere: Commedia
★★ 😐
Paul rischia di essere assassinato in prigione e per uscire chiede aiuto all'amico dottore. Seguito che riunisce la coppia mettendoli in nuove folli e pericolose situazioni e mi piace l'inizio dove DeNiro mostra le sue capacità di attore, canta West side Story in modo assurdo, finge di fare il matto catatonico e gli fanno vari test per capire se sta fingendo, poi è bello rivedere il grosso Jelly, sono buoni gli atriti tra i due protagonisti che litigano sempre ma è ovvio che sono oramai grandi amiconi e fa sorridere il finale dove si salutano cantando. Peccato che nonostante funziona ancora il carisma dei due attori tutto è solo un insieme di cose a caso senza una chiara direzione ed è triste come l'idea principale della psicoterapia viene sempre di piu allontanata fino a sparire del tutto dalla storia, non fanno ridere e non hanno senso le scenette dove Paul prova controvoglia a fare lavori onesti per poi sbroccare in modo aggressivo, il personaggio di Billy Crystal è sempre piu patetico e odioso, essendo uno psicoterapeuta dovrebbe essere ironica la sua incapacità di superare le ansie e i suoi problemi personali ma risulta solo irritante, molto pigra e svogliata la parentesi da meta-cinema dove si prende in giro il mondo dello spettacolo che guarda a quello dei gangster, il conflitto con il Boss rivale che vuole ucciderlo non è ben sviluppato e non soddisfa la rapina finale che è davvero un grosso e pasticciato ammasso di caos. Nell insieme è il classico pigro sequel che offre ancora un po' di tempo con questi personaggi ma si ride troppo poco e non c'è alcuna vera idea narrativa dietro cosi nonostante gli sforzi tutto è solo l'ombra sbiadita di quello che era il film originale.
Anno: 2002
Regia: Harold Ramis
Genere: Commedia
★★ 😐
Paul rischia di essere assassinato in prigione e per uscire chiede aiuto all'amico dottore. Seguito che riunisce la coppia mettendoli in nuove folli e pericolose situazioni e mi piace l'inizio dove DeNiro mostra le sue capacità di attore, canta West side Story in modo assurdo, finge di fare il matto catatonico e gli fanno vari test per capire se sta fingendo, poi è bello rivedere il grosso Jelly, sono buoni gli atriti tra i due protagonisti che litigano sempre ma è ovvio che sono oramai grandi amiconi e fa sorridere il finale dove si salutano cantando. Peccato che nonostante funziona ancora il carisma dei due attori tutto è solo un insieme di cose a caso senza una chiara direzione ed è triste come l'idea principale della psicoterapia viene sempre di piu allontanata fino a sparire del tutto dalla storia, non fanno ridere e non hanno senso le scenette dove Paul prova controvoglia a fare lavori onesti per poi sbroccare in modo aggressivo, il personaggio di Billy Crystal è sempre piu patetico e odioso, essendo uno psicoterapeuta dovrebbe essere ironica la sua incapacità di superare le ansie e i suoi problemi personali ma risulta solo irritante, molto pigra e svogliata la parentesi da meta-cinema dove si prende in giro il mondo dello spettacolo che guarda a quello dei gangster, il conflitto con il Boss rivale che vuole ucciderlo non è ben sviluppato e non soddisfa la rapina finale che è davvero un grosso e pasticciato ammasso di caos. Nell insieme è il classico pigro sequel che offre ancora un po' di tempo con questi personaggi ma si ride troppo poco e non c'è alcuna vera idea narrativa dietro cosi nonostante gli sforzi tutto è solo l'ombra sbiadita di quello che era il film originale.
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