16 ottobre 2026

Street Fighter

Recensione Film
Anno: 2026
Regia. Kitao Sakurai
Genere: Arti marziali, Fantastico

★★ 😬

Ryu e Ken partecipano al secondo torneo mondiale per superare le loro incomprensioni e battere il malvagio Bison. Dopo piu di 30 anni dal film con Van Damme questo prova a riportare al cinema gli eroi del famoso picchiaduro ma nonostante gli assurdi costumi e qualche simpatico dettaglio il tutto si rivela un disastro di toni e stile incapace di costruire qualcosa di davvero piacevole da guardare. E fin da subito colpiscono le belle animazioni dei flashback che presentano in stile Anime questo universo in modo perfetto, un qualcosa che all inizio ho apprezzato ma poi viene la voglia che l'intero film sia animato cosi visto che i flashback continuano a tornare in modo intrusivo spezzando sempre di piu l'immersione e creando un netto distacco con le ridicole scene reali che hanno troppo il sapore di Fan-movie amatoriale con mosse speciali fintissime ed esagerati slow-mo enfatici che fanno davvero cagare. Dovrebbe essere un film incentrato sui combattimenti ma fanno quasi tutti schifo, finiscono con un colpone scemo e non durano mai piu di 40 secondi, pessimo lo scontro nella sauna con honda pieno di fumo e manate digitali, la lotta in discoteca è un ammasso di caos senza senso, troppo veloce la battaglia tra ken e Barlog, lo scontro tra amici sotto la pioggia e persino l'epico duello finale si rivela una grande delusione. Di base è una storia semplicissima di un torneo ma nonostante una marea spiegoni la sceneggiatura fatica a presentarla nel modo migliore e con una marea di inutili citazioni finge di essere dedicato ai fan del franchise ma poi rovina l'essenza di personaggi chiave come Bison che da carismatico e potente dittatore diventa un patetico bamboccione o Ryu che da sempre è il simbolo dell eterno guerriero vagabondo che accetta qualsiasi sfida e invece in questa storia si rifiuta di lottare perche ha paura, poi ritorna anche qua il solito umorismo scemo da blockbuster moderno che aggiunge stupidaggini e musichette che non fanno minimamente ridere, fanno cagare le battutine sessuali, Guile che è attratto da vega, veramente disgustoso il collega pervertito di chun-li, il dito medio a caso, le annusate ai piedi senza senso e non capisco perché ambientare tutto negli anni 90 visto che sono sempre fuori posto le musiche che vogliono buttarti in questo periodo a tutti i costi. Devo dire però che è abbastanza sviluppata la bromance tra Ryu e Ken, Chun-li è davvero sexy, Dan come manager comico funziona, il ritorno di Blanka mi è piaciuto per come offre delle frasi piene di cuore e Akuma è uno spirito malvagio cosi tamarro che fa la sua sporca figura ma non bastano queste cose se poi le battaglie digitali fanno tutte cagare e il film non riesce neanche a concludere in modo decente la storia e ha un irritante finale che delude molto per come rinuncia alla risoluzione e rimanda tutto ad un futuro sequel.

Post Correlati:
Street Fighter - Scheda

14 ottobre 2026

Candyman 2:L'inferno nello Specchio

Recensione Film
Anno: 1995
Regia: Bill Condon
Genere: Horror

★★★ 😑

A New Orleans un'Insegnante scopre il mito di Candyman legato ai segreti della sua famiglia. Sequel che si concentra sulle origini dell spirito vendicativo che continua bene il fascino per questa figura iconica ma ci sono pochi momenti davvero memorabili e i temi sulla riconciliazione verso il passato coloniale sono cosi pieni di retorica scolastica che faticano ad impressionare sul serio. Comunque fa piacere il ritorno di Tony Todd che con il suo carisma regge quasi da solo il film, funziona l'ambientazione di New Orleans con il fascino del carnevale e della cultura locale, mi piace il personaggio del prete che presenta un sentimento cristiano di perdono che va in contrasto alla voglia di sangue di Candyman, è fascinoso il disegno sul muro con i teschi, bello quando la protagonista lo graffia ed escono le api dalla ferita, fa ridere la fine che fa il poliziotto ed è carino lo scontro finale nel fango con tutto il flashback nel passato. Peccato che il film non riesce ad essere interessante come l'originale, scorre lentissimo, ci sono i soliti fastidiosi jumpscare, non si sente la giusta tensione e paura, molti recitano malissimo e alla fine l'effetto visivo di lui che si rompe come uno specchio è davvero brutto da vedere, poi capisco le buone intenzioni degli autori ma la storia per come è impostata è per certi versi problematica e piu che parlare della cultura afroamericana sembra concentrarsi sull vanitoso senso di colpa di una ricca donna bianca e secondo me rendere Candyman solo il simbolo della schiavitù appiattisce il valore sociale di quello che potrebbe rappresentare come mito urbano. Nel complesso risulta un bel po' blando e dimenticabile ma tecnicamente non è cosi male e resta forte la figura di candyman.

Post Correlati:
Candyman (1992)

13 ottobre 2026

Psycho 3

Recensione Film
Anno: 1986
Regia: Anthony Perkins
Genere: Slasher, Thriller

★★ 😐

Norman Bates accoglie nel suo motel una suora in fuga e riparte la sua follia omicida. Terzo capitolo diretto dallo stesso Perkins che prova a continuare l'esplorazione dei conflitti e delle follie mentali di Norman intervallati da violenti momenti slasher per fare spettacolo ma tutto manca di stile e risulta in un piatto thriller piuttosto soporifero. Qualche cosa carina c'è come l'inizio che cita palesemente Vertigo, digustoso il suo mangiare mentre impaglia un uccellino, mi piace il viaggio iniziale in macchina e la suora funziona da simbolo di sofferenza e redenzione cristiana mentre il tipo odioso richiama un idea satanica di peccato, fa ridere la tensione quando lo sheriffo succhia ignaro il ghiaccio sporco di sangue, bello come viene sottolineata la fatica di Norman di rupilire i disastri che commette la sua parte malvagia e tutte le scene dove parla con la madre morta hanno sempre un fascino macabro. Ma il film scorre lentissimo e non sviluppa nel modo migliore la relazione sentimentale con la suora depressa, è bello come la trova nella vasca e la salva invece di ucciderla ma poi il loro rapporto d'amore non colpisce come dovrebbe e l'elemento tragico è sviluppato in modo debole, frettoloso e forzato, fa ridere il secondo retcon della zia che aggiunge ancora piu confusione su chi sia la vera madre, poi forse perché distratto dalla regia qua Anthony Perkins recita davvero male e gli omicidi slasher sono crudeli e poco memorabili. Insomma è un terzo capitolo che si lascia guardare visto che continua e chiude il percorso di Norman ma nel concreto risulta totalmente superfluo per come ribadisce fino alla nausea le stesse cose dette nei precedenti.

Post Correlati:
Psycho (1960)
Psycho II (1983)

12 ottobre 2026

Razorback - Oltre L'urlo del Demonio

Recensione Film
Anno: 1984
Regia: Russell Mulcahy
Genere: Monster Movie, Horror

★★ 😕

Nel deserto australiano un uomo ha la vita rovinata da un gigantesco Cinghiale assassino e vuole vendetta. Monster Movie australiano che ha l'ottima idea di una caccia al cinghiale nel deserto e una stupenda e fascinosa fotografia ma il film ha un pessimo ritmo, la regia non sa mai decidersi se offrire toni seri o comici e i risvolti di trama deludono sempre di piu cosi tutto si rivela piuttosto insoddisfacente. Un peccato perché il surreale inizio è davvero potente e mi piace come il cinghiale rovina la vita del tizio distruggendogli la casa, la recitazione dell attore colpisce emotivamente ed è triste che non viene creduto al processo, poi per quel poco che si vede il cinghialone è realizzato piuttosto bene e fa la sua sporca figura, è ottima la fotografia fatta dallo stesso di Mad Max 2 e mi piace quanto è fatiscente questa periferia australiana, colpisce la terra rossa, il sudicio bar, il fumo, la nebbia, il tramonto, la pozza di fango con i maiali, le luci dei fari al buio, bella la carcassa di auto su un albero, ad un certo punto si vaga perduti nel deserto di sale e arrivano miraggi e visioni fantastiche interessanti con uno scheletro che prende vita. Ma il film continua a sabotarsi da solo e ogni tanto spunta un'umorismo scemo che prende in giro l'idea stessa del cinghiale stemperando la tensione, odio come abbandona la prospettiva del vecchio cacciatore che vuole vendetta e sposta l'attenzione su una giornalista americana e poi sul noioso marito, è frustrante che invece di concentrarsi su quanto è pericoloso il cinghiale perde tempo a mostrare due odiosi bifolichi locali che sono trattati come i veri antagonisti del film ma sono cosi scemi ed esagerati che diventano sempre piu irritanti da guardare. Nell insieme la sudicia atmosfera australiana funziona, ammiro l'esecuzione piena di folle energia creativa ma la storia del film è un disastro e rovina l'idea molto semplice di un cinghiale assassino da fermare, tutto prova a salvarsi con la spettacolare battagliona finale in pieno stile horror ma per quanto sia guardabile resta un senso di insoddisfazione perché doveva essere il vecchio cacciatore a battere la bestia e sono stati molto codardi nell mettere l'americano senza personalità al centro di tutto, un personaggio che trovo distante e che non funziona mai come protagonista, e con il pessimo e forzato bacio finale il film vuole anche presentare una relazione sentimentale mai sviluppata che rovina il rapporto con la moglie e invece di essere catartico offre ancora di piu un deludente senso di vuoto .

11 ottobre 2026

Psycho 2

Recensione Film
Anno: 1983
Regia: Richard Franklin
Genere: Thriller

★★★ 😏

Dopo 22 anni passati in un istituto Norman Bates viene liberato ma lo spettro della madre torna a perseguitarlo. Sequel che continua la storia del classico di Hitchcock sulla scia della popolarità degli slasher dell epoca ma la cosa interessante è come la sceneggiatura costruisce tensione ed empatia per il personaggio giocando sul dubbio e il mistero, non dice fin da subito "guardate Norman è tornato!" ma è piu un continuo punto di domanda e chiede "Norman è tornato?", cosi mi piace come viene costruita ambiguità sulla sua condizione mentale sempre sul punto di tornare ad uccidere, Anthony Perkins è straordinario a mostrarlo impacciato, ansioso, in conflitto e distrutto dalle sua malattia mentale e colpisce sinceramente l'empatia trasmessa tanto che si tifa per lui e dispiace la tragedia nel vedere la follia tornare nella sua vita. E seppur sia un film tecnicamente inferiore all originale è molto bello il riflesso sull pomello della porta e la mano che cade mentre ricorda quando ha avvelenato la madre, c'è una buona tensione di sangue e sesso quando invita la ragazza a casa sua, stupendo quello sguardo al coltello e come lei blocca la porta per paura, è davvero odioso il tipo che gestiva il motel, molto subdoli e farabutti sono i bigliettini, le telefonate e le apparizioni per far impazzire Norman, agghiacciante la vista del cadavere quando aprono la bara della madre, le rivelazioni funzionano e ribaltano la minaccia almeno cinque volte, mi piace lo sheriffo e lo psichiatra e poi diventa sempre piu profonda la figura di Mary che da interesse amoroso diventa amica, complice, vittima e carnefice di Norman simboleggiando il suo tormentato e freudiano rapporto con il genere femminile. Ma per quanto il gioco all ambiguità sia interessante alla fine il film non riesce ad elevarsi dall essere solo un forzato seguito che vive sulle spalle dell originale, non mi piace come riparte reiterando la famosa e iconica scena della doccia, l'ambiente della casa risulta presto monotono, alcune scene sono molto piatte e televisive, gli omicidi sembrano tutti inutili e forzati con addirittura dei ragazzi che a caso entrano in cantina solo per essere uccisi, il piano degli antagonisti è troppo assurdo e complicato e per quanto mi piaccia il personaggio di Mary mi sembra poco credibile come si affeziona cosi facilmente a Norman e quasi si innamora di lui. Nell insieme per quanto semplice il gioco alla continua ambiguità funziona e lo ritengo un piacevole thriller che in modo contorto e malato si diverte a torturare psicologicamente un ex criminale con problemi mentali.

Post Correlati:
Psycho (1960)

10 ottobre 2026

Candyman - Terrore dietro lo Specchio

Recensione Film
Anno: 1992
Regia: Bernard Rose
Genere: Horror, Fantastico

★★★ 😮

Giornalista indaga sulla leggenda di Candyman ma viene sempre piu travolta da quello che scopre. Horror urbano che costruisce molto bene il fascino per questa misterioso spirito che uccide la gente se richiamato cinque volte davanti allo specchio e che all inizio sembra il classico Boogeyman dei ragazzi ma poi si scopre che incarna anche lo spirito vendicativo delle ingiustizie sociali e del Degrado Urbano. E mi piace la sua tragica storia di pregiudizio razziale perché amava una donna bianca, l'idea delle api e dell uncino delineano bene una figura mitica, ha senso esplorare il degrado dei palazzi nei quartieri popolari e sono fascinosi e inquietanti gli appartamenti abbandonati pieni di macerie e graffiti, vengono i brividi quando lei si infila nel buco nel muro ed esce fuori dalla bocca di un grandioso graffito di Candyman, sono belli i primi piani della protagonista inquadrata con luce eterea come le attrici del passato, è un incubo tutto quello che accade nei cessi pubblici puzzolenti, funziona la musica con cori evocativi e note di pianoforte, la violenza è molto brutale e sanguinaria, e per come la protagonista ha la vita rovinata e finisce in una spirale di disperazione sempre piu grande tutto simboleggia anche il grande problema della tossicodipendenza. Un horror abbastanza lento che si prende i suoi tempi e che offre dei pigri jumpscare a tradimento che non mi sono piaciuti, la relazione con il marito che la tradisce non mi sembra abbastanza sviluppata, non mi piace come finiscono per morire dei poveri innocenti, il finale è un po' strano con la comunità nera che la santifica, Virginia Madsen non è male ma mi sembra troppo assonnata non riuscendo a trasmettere la giusta disperazione e Tony Todd piace e ce la mette tutta per essere iconico come Freddy Krueger ma non fa mai davvero paura e la sua recitazione sa troppo di finto e forzato. Nel complesso il film riesce a creare il giusto fascino per questa misteriosa figura horror e il viaggio da incubo dentro i quartieri popolari possiede al suo interno tante riflessioni su vari problemi sociali.

9 ottobre 2026

The Grey

Recnsione Film
Anno: 2011
Regia: Joe Carnahan
Genere: Dramma, Survival

★★★ 😐

Uomo depresso si schianta con aereo in Alaska e insieme ai sopravvissuti deve resistere al gelo e ad un branco di Lupi affamati. Dramma di Sopravvivenza che inizia molto bene nel mostrare il triste stato mentale del protagonista ad un passo dal togliersi la vita, mi piacciono gli onirici flash della moglie a letto, la lettera che sta scrivendo e come è dissociato dalla rissa nel Bar e non sente i rumori che ha intorno, l'incidente aereo è realizzato in maniera molto realistica e quando si spengono le luci viene trasmesso un autentico e palpabile terrore, molto belli gli occhi dei lupi che brillano nel buio, si sente bene il gelo e il freddo in questo deserto di ghiaccio, le varie morti sono molto brutali e danno un giusto senso di tragedia che colpisce sul serio, specie brilla come Frank Grillo da aggressivo si ritrova poi stanco e accetta l'inevitabile fine. Ma nonostante un buon inizio il film fatica a mantenere la stessa qualità e diventa troppo pesante non riuscendo a gestire bene la tensione dei lupi con il serio dramma, specie durante il viaggio nell fitto buio della foresta arriva qualche sbadiglio, i lupi appaiono e scompaiono in modo molto conveniente e non si capisce mai quale sia la loro effettiva minaccia, trovo stupidissimo quando il tizio fa bungee jumping e si lancia dal burrone, l'attraversamento sospeso attaccati alla fune non trasmette la giusta tensione perché sa molto di finto e digitale cosi come per quanto il finale emotivo abbia un senso arriva anche piuttosto insoddifacente e lascia un forte amaro in bocca. A parte questo Liam Neeson con il suo faccione guida bene la storia ed è toccante come accompagna un grave ferito alla morte quasi fosse un prete, molto bello come ricorda il padre e narra il suo poema, stupendo quando disperato e furioso urla al cielo contro Dio in cerca di un aiuto, la musica usa note di piano che toccano il cuore e sono profonde le emozioni nell aprire i portafogli dei sopravvissuti e vedere le loro foto cosi l'intero percorso di dolore del protagonista lo spinge a non arrendersi e lottare fino alla fine con tutte le sue forze (e il film acquista piu valore se si conosce la tragedia personale di Neeson che aveva perso la moglie qualche anno prima). Nell insieme la struttura narrativa non mi convince del tutto e funziona piu come gelido dramma che come avventura di sopravvivenza contro i lupi ma le morti dei personaggi sono molto toccanti e il film fa una buona riflessione sulla dolorosa fatica di vivere.

8 ottobre 2026

L'Urlo dell Odio

Recensione Film
Anno: 1997
Regia: Lee Tamahori
Genere: Thriller, Survival

★★★ 😊

Riccone si schianta in una valle sperduta in Alaska e deve sopravvivere insieme ad un'invidioso fotografo. Thriller nella natura che ha un epico scontro con Orso sanguinario ma in realtà tutto dura solo una ventina di minuti e il vero scontro è tra i due protagonisti e i loro caratteri opposti, Alec Baldwin è un estroverso artista fotografo pieno d'invidia e risentimento che si arrende di fronte ai problemi e cerca le soluzioni piu facili per poi cadere velocemente nella disperazione mentre Anthony Hopkins fa un riccone calmo e tranquillo che non ha esperienza sul campo ma usa le sue poche conoscenze per trovare soluzioni, non è infallibile e sbaglia ma non si arrende ai problemi e alle avversità della vita riuscendo a plasmare il suo destino. In questo modo il film ribalta i classici e ideologici cliché anticapitalisti che attaccano i ricchi per dimostare le qualità di una persona virtuosa e spiega anche bene il perché sono ricchi, cosa li rende Leader naturali e come riescono a gestire le crisi della vita, è ovvio che ci sono molti piu Bob al mondo che desiderano, rubano e vivono nell odio e nell eterna invidia ma il film mostra bene quanto sia superiore l'atteggiamento di Charles che riflette, ragiona, cerca indizi, legge e si informa sempre aumentando le sue conoscenze, carina l'idea della bussola nella foglia, resta nella mente la frase "chi si perde muore di vergogna" e amo tantissimo il momento quando cerca di motivare il fotografo che possono davvero uccidere l'orso perché dimostra che questo approccio alla vita arricchisce entrambi, insieme nelle avversità i due si legano e creano un forte e autentico rapporto che va oltre lo stato sociale e li aiuta a battere la bestia della natura. Tutto è pieno di bellissimi panorami naturali con fascinosi laghi e montagne, l'orso è realizzato benissimo e vengono veri brividi alla presenza della sua enorme stazza, fa sorridere quando affamati cacciano disperati uno scoiattolino, pieno di tensione l'attraversamento di un tronco sospeso, molto epica la battaglia sul fiume, c'è buona tensione nel momento di tirare le somme sulla moglie e mi piace come Charles è comunque pronto al perdono e tenta di salvare Bob dimostrando di essere davvero superiore come persona. Tra i difetti che si possono notare c'è il personaggio del nero che è inutile alla storia e serve solo per fare la quota di minoranza sacrificabile, in questa valle il clima è strano e piove, c'è il sole, poi nevica nel giro di poche ore, essendo una questione tra maschi che si contendono una donna il ruolo della moglie è inevitabilmente oggettificato, quando si mettono la veste con la pelle dell orso sono troppo ridicoli e la regia non ha nessun vero tocco di stile o momento grandioso ma nell insieme è una storia di sopravvivenza e amicizia tra due uomini che ammiro molto per come è una delle poche che elogia veramente lo spirito capitalista liberale in cui tutti viviamo e strappati del loro stato sociale e messi sullo stesso piano il film fa una buona distinzione su quale sia il giusto approccio alle difficoltà della vita.