17 gennaio 2025

A Real Pain

Recensione Film
Anno: 2024
Regia: Jesse Eisenberg
Genere: Commedia, Dramma

★★★ 😏

Due cugini vanno in Polonia per onorare la defunta nonna e le loro origini ebraiche. Pacata commedia On the Road che funziona grazie al caldo rapporto due protagonisti dal carattere opposto, uno ansiogeno e timido e l'altro piu estroverso ed esuberante, sono molto dolci le note di pianoforte in sottofondo che accompagnano il film, mi piace la pulita fotografia piena di dettagli urbani, belli i monumenti mostrati e fa sorridere quando tutti fanno gli scemi con le statue e David resta l'unico a fare le foto, mi è piaciuto quando devono tornare indietro con il treno non pagando il biglietto, ci sono brividi alla visita silenziosa del campo di concentramento ed è carino come vengono sgridati per aver messo i sassi davanti ad una porta. Jesse Eisenberg come regista e attore se la cava ma il film è tutto sorretto dall interpretazione di Kieran Culkin che affascina e riesce a dare peso e spessore al suo personaggio di Benji in apparenza estroverso ma che nasconde un grande peso e sofferenza interiore, una depressione mascherata ma che si nota da piccole espressioni e gesti ed è davvero incredibile lo sguardo completamente perso che fa lui nel finale con degli occhi commoventi di pura disperazione. Un filmetto caruccio quindi ma la fotografia per quanto bella è fin troppo pulita e sa di finto, non c'è alcuna vera voglia essere piu umana e di mostrare lo sporco e il marcio mentre tutto è impostato e inquadrato alla perfezione, trovo ridicolo il fatto che c'è un nero nel gruppo di ebrei perché sembra un mossa super forzata per fare quota di minoranza, il pianoforte in sottofondo è si dolce ma alla lunga diventa fin troppo ossessivo e martellante e nel complesso il dramma e i dialoghi per quanto cercano di volare alto planano sempre molto basso e tutto cosi risulta poco memorabile. Ma nell insieme non è affatto male, le interazioni sono simpatiche, funziona questa esperienza di viaggio condiviso con lo spettatore e si sente tanto amore tra i due.

7 dicembre 2020

I Racconti di Terramare

Recensione Film Animato
Anno: 2006
Studio: Ghibli (+)
Regia: Goro Miyazaki
Genere: Fantasy, Avventura

★★★ 😩

Principe depresso lascia la casa e insieme ad un mago parte per un viaggio alla ricerca di una senso alla vita. Film dello studio Ghibli fatto dirigere dal figlio di Miyazaki "per continuare la dinastia" e per questo cosiderato da molti la pecora nera del famoso studio, il tutto non è un completo disastro e la qualità tecnica resta molto alta ma è chiaro che al film manca una chiara identità, è lento, la solita storia giappo di "adolescente complessato" è debole, c'è troppo poco il Fantasy e i temi sulla depressione sono sviluppati male e arrivano molto piatti e dimenticabili. Comunque anche qua si respira la magia Ghibli, l'inizio è molto buono con un epica battaglia di draghi sul mare osservata da dei pescatori, il Mago sparviere è un ottima figura paterna, e poi c'è Tutto il viaggio che ha degli sfondi pazzeschi, il deserto, gli scheletri delle navi spiaggiate, i famelici lupi, le vallate, le pianure, o l'arrivo in città è un impatto orgasmico con una incredibile veduta panoramica, una città rossa, viva, colorata, in movimento, piena di gente, e c'è spazio per riflessioni sulla libertà con la visione degli schiavi, riflessioni al porto, e anche sulla dipendenza con l'incontro con un chiaro spacciatore di droga in un vicolo. Un peccato che la parte centrale crolla affossandosi in una lunga e pigra visita ad una fattoria, per spiegare il bello della vita il film poteva essere un magico viaggio fantastico pieno di creaturine simpatiche, incontri e lezioni per il protagonista ma invece è una misera e noiosa tappa ad una fattoria, e con una certa pigra retorica gli si fa vivere "la semplicità della campagna" mossa che fallisce perché lo spettatore non ha alcun vero rapporto emotivo con questo posto, zappare la terra, mangiare la minestra e respirare le praterie sono lavori nobili ma non è sufficiente per completare il discorso sulla vita, cosi non c'è meraviglia, non c'è calore, ci si annoia e basta, per rafforzare questo tema serviva una comunità, una simbolica coperta avvolgente e non una sperduta e fredda capanna tra i prati. E cosi a fatica si arriva al finale contro la strega/mago cattivo che rapisce tutti, antagonista sessualmente ambiguo che mi piace, specie quando mostra il suo patetico volto con degli occhi spenti bellissimi o quando si tramuta in una spettacolare melma nera animata da dio, e il suo attaccamento alla vita è per assurdo piu comprensibile della voglia di morire del protagonista, belli anche molti momenti di abbraccio e connessione tra personaggi o l'epico sfodero della spada ma il finale non mi convince del tutto, contiene troppa retorica sull amare la vita e perde di efficacia, evviva la vita, abbraccia la vita, non c'è vita senza morte, non avere paura di vivere, bla bla bla guardati il drago di luce e stai zitto! è un peccato che i seri temi esistenziali del giovane non vengano veramente esplorati, il perché vivere se poi bisogna morire non ha una risposta concreta o il complesso di Edipo del protagonista sembra dimenticato rendendo il grave acoltellamento iniziale un gesto inutile che non ha nessun tipo di redenzione. Insomma è certamente un film pieno di difetti ma grazie alla tecnica Ghibli arriva comunque un bel po' di sentimento.

30 settembre 2020

Sto Pensando di Finirla Qui

Recensione Film
Anno: 2020
Regia: Charlie Kaufman
Genere: Arthouse, Psicologico, Surreale

★★★ 😰

Ragazza pensa di lasciare il fidanzato durante un gelida e surreale visita ai suoi genitori. Arthouse psicologico che parte con una piacevole ironia ansiogena per poi sfociare amaramente in una drammatica descrizione dell fallimento artistico, che è ormai un classico negli arthouse, è il solito autocompiaciuto, egocentrico e masturbatorio piagnisteo dell artista che parla solo di se stesso e si guarda l'ombelico pensando al suicidio mentre tutto il mondo brucia. Ma non è una questione di Temi perché amo l'esistenzialismo di Charlie Kaufman, da Sunshine a Synecdoche ha sfornato i piu interessanti prodotti onirici degli ultimi anni, e stilisticamente anche questo film non è male, parte con un ottimo viaggio in macchina che separa i due protagonisti che si contengono lo stretto schermo, parlano ma sono distanti anni luce e non si capiscono, non c'è alcuna intesa e la situazione diventa ironicamente imbarazzante, poi si arriva alla casa dei genitori e spunta anche una sottile atomosfera horror con la madre che continua a salutare, la storia del maiale, loro che non scendono, il seminterrato chiuso e un montaggio "sbagliato" che crea sempre piu ansia ed irritazione, le inquadrature e le parole si ripetono due o tre volte, le chiamate dell amica senza risposta o il cane che si sbatte freneticamente, anche i genitori appaiono gentili ma odiosi allo stesso tempo, sono tanti tucchi sottili per creare angoscia, ansia, irritazione. è un folle incontro surrealista pieno di sottili stranezze che mi è piaciuto e descrive bene questa forzata immersione nella vita di un'altra persona, la protagonista femminile è molto simbolica e oltre a rappresentare noi rappresenta la voglia di Fuga da questa vita triste, vuota e patetica. Sono tutte stranezze che formano un esilarante viaggio psicologico che poteva essere fantastico ma Kaufman rivela le sue carte troppo velocemente e a metà film l'ironia si perde e diventa totalmente un polpettone Arthouse drammatico, una volta che hai capito chi è il bidello tutto crolla, il secondo gelido viaggio in macchina nell oscurità della mente mi ha totalmente perso, non mi è piaciuto tutto il monologo META che cita la famosa critica cinematografica Pauline Kael che mi è apparso stucchevole e alienante, e poi si prova a parlare dei traumi adolescenziali, traumi con la madre, traumi a scuola, fallimenti artistici, sogni falliti e rimorsi di una vita intera, ma niente di questo è veramente sviluppato, nel terzo atto il film è cosi preso ad essere "artistico" che si dimentica di visualizzare la giovinezza di questo personaggio, come siamo arrivati a questo punto? cosa è successo? serviva un rapporto con la versione piu giovane di se stesso, il ricordo di un evento chiave, anche piccolo, che collegasse tutti questi fili intrecciati, in questo modo invece il viaggio nella mente finisce per concludersi in modo sbagliato e l'entrata a scuola diventa solo il solito sogno artistico che si contrappone alla amara realtà. Comunque il film ha cosi tante stranezze psicologiche che riesce ad intrattenere, il finale con i suoi balli, canti e cartoni animati riesce ad essere memorabile, ma Spesso le intenzioni non bastano e servono i muscoli di un grande regista, i piu grandi arthouse vengono rafforzati dalla potenza della qualità tecnica, Kaufman ci prova ad essere un artista autoironico e consapevole ma lo stile non basta a rafforzare le emozioni che vuole trasmettere, insomma dispiace dirlo ma qua la regia non è all'altezza del interessante contenuto narrativo.

3 settembre 2020

Oslo August 31

Recensione Film
Anno: 2011
Regia: Joachim Trier
Genere: Dramma

★★★ 😪

Ragazzo depresso cerca di trovare un senso alla vita dopo essersi disintossicato. Drammone pacato che scava nel dolore della depressione in modo sottile senza esagerazioni, molti silenzi, tanti dialoghi, inquadrature che marcano la solitudine e ci sono riflessioni sulla vita, i romantici sogni e i pensieri delle altre persone normali che contrastano con la disillusione e rassegnazione di chi non ha piu voglia di vivere. L'attore protagonista regge bene il suo ruolo centrale ed è piuttosto bravo con dei cambi di espressioni semplici ma efficaci, vediamo il giovane che prova a rialzarsi, ad inserirsi nella società, a trovare uno scopo e una ragione per vivere, incontra vari personaggi, forse veri o forse immaginari che rappresentano un idea di vita e speranza dal baratro, tra tutti mi è piaciuto il diagolo con l'amico, forse la parte piu calda e potente dell'intero film, mentre poi nel secondo tempo il film diventa solo una lunga e noiosa discesa, con le solite patetiche telefonate alla Ex e i soliti simbolismi della "bella ragazza sexy che simboleggia la vita" che mi sono apparsi anche troppo cliché. Il film non è comunque male e la sua pacatezza è molto poetica, c'è quasi un messaggio d'addio alla spensierata giovinezza e poi la perdita della voglia di vivere è sempre un qualcosa di difficile da descrivere, da trentenne depresso ci ho visto molto me stesso ma nonostante i tocchi di classe tutto sommato mi sembra il solito drammone europeo lento e serioso che si dimentica velocemente, piacerà forse a noi quattro depressi che viviamo sul baratro dell suicidio ma una persona normale si romperà le balle dopo dieci minuti.

11 agosto 2020

Neon Genesis Evangelion

Recensione Anime
Anno: 1995-1997
Studio: Gainax
Regia: Hideaki Anno, Kazuya Tsurumaki
Genere: Mecha, drama, Thriller, Psicologico
Episodi: 26+Film
★★★★★ 😵 👏

In un futuro Post-apocalittico un giovane ed introverso Adolescente viene costretto dal padre a pilotare un Robottone per difendere Neotokyo3 dall attacco continuo di misteriosi alieni giganti. La serie animata di Evangelion resta uno degli apici massimi dell animazione giapponese, ha uno stile unico che mischia i Mecha e i film piu Arthouse in un grande mix di ritmo, tensione, energia e profondità psicologica che reinventa e decostruisce il genere associando le battaglie contro gli Angeli alle continue difficoltà che si hanno crescendo, dietro ai facili simbolismi biblici si parla di esistenzialismo, incomunicabilità umana, difficoltà nei rapporti umani e cosi il riuscire a pilotare il robot diventa una grande metafora dei giovani che faticano ad entrare nella società degli adulti, con una netto distacco tra corpo e mente. Shinji infatti è un protagonista atipico e pieno di difetti che graffia lo spettatore per come rispecchia la parte piu fragile dell intimo umano, invece di essere il classico eroe vincente ed entusiasta che ispira lo spettatore è un ragazzo depresso, complessato, asociale, rinchiuso in se stesso e nei suoi problemi psicologici, è un protagonista che rifiuta spesso di esserlo e vorrebbe scappare, sente il peso delle responsabilità e ad ogni vittoria, ogni passo verso gli altri ricade sempre e si rinchiude in se stesso, nella solitudine e nell isolamento. Uno show profondo quindi ma è anche molto colorato e non mancano i toni piu leggeri, la serie vuole parlare agli adolescenti e non è per nulla un polpettone, ha lo spazio per siparietti comici, gag, allusioni erotiche, azione, tensione, conflitti, mischia bene il sacro con il profano che racchiudono i Turbamenti dell'adolescenza, Infatti non è solo una serie di concetto ma è molto divertente da vedere con quasi ogni episodio che costruisce un bel climax interessante, l'attacco dei primi episodi esalta ed introduce bene tutti gli elementi chiave, Intrigano i misteri dietro alla SELEE e al personaggio di Rei, mi piace l'arrivo di Asuka ad effetto che aggiunge tensione da sorella/amante o la complessità materna di Misato, poi amo la varietà degli Angeli che offrono diversi tipi di situazioni, vanno dal generico mostrone gigante ad un assurdo cristallo impenetrabile, oppure un virus, un feto, un satellite, un parassita, gli antagonisti non sono mai la stessa cosa e questo da la possibilità per variare in situazioni e momenti di tensione, Tra tutti l'episodio che piu preferisco in assoluto è il 19, dove shinji è costretto a lottare contro un amico e il rapporto con il padre esplode con una shokkante prevaricazione di un adulto egoista rispetto ai sentimenti del figlio, è un episodio da brividi. E Oltre che per la sua qualità la serie è conosciuta anche per i suoi difetti e gli evidenti cali di Budget che la rendono ancora piu atipica del normale, ma i limiti aguzzano l'ingegno e proprio grazie a questi problemi di budget gli autori hanno creato alcune tra le scene registicamente piu belle della storia dell animazione, ad esempio le situazioni oniriche, le riflessioni nella memoria, il rumore delle cicale, Il minuto di incomunicabilità nell ascensore o la stretta finale dell episodio 24 sono indimenticabili, nessun altro Anime è mai riuscito a toccare queste vette artistiche fatte di "tempi morti" che costruiscono situazioni di disagio per lo spettatore stesso,  cosi come tanti piccoli trucchi di regia aumentano la qualità generale, il fatto che molto spesso i personaggi nascondono la bocca per evitare l'animazione delle labbra crea comunque un grande distacco emotivo tra personaggi e spettatore che rafforza il tema della storia. Evangelion ha poi quello che si potrebbe definire "un non finale" gli ultimi due episodi canonici della serie sono una gigantesca supercazzola Psicoanalitica sperimentale, un finale odiato da molti per come è assurdo e per come chiude il conflitto interno di Shinji ma non quello esterno abbandonando tutti gli altri personaggi, e anche io pur Apprezzando il coraggio non sono un grande fan di come la serie si era conclusa, il primo finale piu che una liberazione psicologica mi sembra una completa caduta nella follia dove Shinji si congratula da solo come un matto vanitoso (persino il pinguino lo applaude dai!), Fu un finale cosi tanto odiato che Hideaki Anno fece un film "riparatore" che completava la serie a tutti gli effetti, nel 1997 usciva The End of Evangelion, un film folle, assurdo, complesso che è la chiusura Arthouse perfetta della serie, perverso, apatico, rabbioso, nevrotico, spirituale, il film è un incredibile esperienza narrativa e il finale pieno di amore ed odio cita palesemente quello di devilman diventando anchesso uno dei finali piu belli di tutti i tempi. Insomma la serie originale di Evangelion è un qualcosa di complesso ed articolato ma le tante qualità la rendono la miglior serie anime mai fatta, anche il manga non è male mentre i film Remake/rebuild hanno provato a rinarrare gli eventi e "ricostruire la decostruzione" in chiave piu ottimista ma hanno perso completamente la magia puntando troppo sull effimero spettacolo fallendo a ricatturare la stessa potenza narrativa che aveva la serie originale.

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The End of Evangelion (1997)
Eva 1.0 (2007)
Eva 2.0 (2009)
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Eva 3+1 (2021)

5 marzo 2020

Bojack Horseman

Recensione Serie Animata
Anno: 2014-2020
Autore: Raphael Bob-Waksberg
Genere: Dramedy, dark-comedy, Esistenziale
Episodi: 76
★★★★ 😷

In mondo pieno di Animali antropomorfi Bojack è un attore fallito che ha avuto successo in una vecchia Sit-com anni 90 ma entrato in una profonda crisi esistenziale vive prigioniero nella sua mega villa tra alcool, sesso e droga in cerca di vincere l'odio che ha per se stesso e riempire quel infinito  vuoto nella sua vita. La serie è una Dramedy interessante che in superfice sembra fare una parodia delle sit-com zuccherose del passato ma in realtà utilizza  Hollywood e lo Showbiz americano come lo sfondo ideale per parlare della post-modernità orfana di Dio dove i valori sono morti e la Disillusione regna quando ci si rende conto che Nulla di quello che facciamo ha veramente un significato. Il protagonista affogando nel Nichilismo e nell odio per se stesso vede la realtà come cruda, spietata e Effimera, la vita non ha un senso e allora facciamo di tutto per non pensarci, per non impazzire troppo e autodistruggerci, cosi Bojack rifiuta doveri, la famiglia, le responsabilità e cade continuamente nel Vizio sprecando la sua vita mentre gli altri cercano di soffocare questo stesso vuoto interiore sommergendosi nel lavoro e nell amore, provano a tenersi occupati e tenere occupata la mente nella speranza di Non pensare Troppo a quanto inutili e insignificanti siamo rispetto alle stelle. Ecco cosi che in ogni episodio Il contrasto tematico tra la Tragica e amara Realtà e Il zuccheroso falso Sogno che offriva la Televisione acquista significato e profondità, quindi una serie animata Matura e profonda che abbraccia le inquietudini di oggi ma che non dimentica di offrire ogni tanto uno spiraglio di Speranza per le nostre vite, la sigla di apertura e chiusura è fantastica con quella caduta in piscina, il protagonista è un amabile Bastardo e almeno ogni stagione arrivano due o tre Episodi bomba pazzeschi, episodi Assurdi, tragici e onirici che sono tra i migliori mai visti in una serie tv, ma devo ammettere Nonostante I tanti ma tanti pregi ci sono troppi episodi noiosi dove i personagi parlano e parlano di stupidate poco interessanti, il dramma dolce amaro funziona ma la commedia per niente, troppe sono le pigre citazioni Pop, all inizio le gag sugli animali erano carine ma dopo poco le battute iniziano a stancare, è Ottimo tutto quello che riguarda Bojack, i suoi errori, i suoi Traumi e la sua famiglia, non si vede l'ora si scoprire cosa gli succederà, ma le trame dei personaggi secondari non mi hanno mai fatto impazzire, sono del rumore di fondo che allunga spesso il brodo, l'odioso cane giallo, Todd e la gatta rosa, sono tutti personaggi che offrono un infinita quantità di sottotrame che si mangiano gli episodi e la mia poca pazienza, (forse solo Diane funziona) senza contare che la serie non fa altro che Crogiolarsi nel Dramma fino a diventare quasi stucchevole, spesso non è altro che una Sit-com Ribaltata e diventa prevedibile come ogni episodio finirà in un tono negativo invece che in uno positivo. Non è una serie perfetta quindi, sono annoiato dagli episodi standard ma amo gli episodi piu assurdi e onirici, geniale ad esempio quello sottacqua, uno sull aborto, l'immersione nei ricordi frammentati della madre, un lungo monologo comico al funerale o le varie fughe di Bojack, sono episodi cosi folli e geniali che entrano di colpo tra i piu belli della storia degli show seriali, cosi è innegabile che questa sia una tra le migliori serie degli ultimi anni, è scritta benissimo e a parte qualche calo di ritmo è solidissima e merita di essere vista e rivista.

29 gennaio 2019

Sulla Soglia dell Eternità

Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Julian Schnabel
Genere: Bio-pic, Dramma
★★★★ 😇

Willem Dafoe ripercorre I tormenti di Vincent Van Gogh in questo Ennesimo bio-pic del famoso pittore, attraverso una camera a mano, Pov in prima persona, inquadrature sfuocate e musica classica in sottofondo si cattura una poetica che scava nella confusione dell'uomo, si mostra l'inquietudine, l'ispirazione, la follia, la gioia e la confusione di una tragica Figura ormai mitica e leggendaria. E il rischio di giocare facile con l'icona c'è sempre, qua ogni tanto si sfiorano dialoghi che sembrano scritti con il senno di poi, tipo lui che dice "chissà forse faccio quadri per gente che non è ancora nata" ma comunqe a parte queste sbavature di dialogo il film è piuttosto sottile e raggiunge una sincera poetica umanista, molto bello all inizio quando dipinge il suo stivale e il vento trasforma la stanza in una nave in viaggio e poi sempre in cerca di ispirazione come un pellegrino con il bastone viaggia, attraversa un campo di girasoli morti, cammina e si muove immergendosi nella natura, si respira il magico rumore delle foglie mosse dal vento, dell erba, lui entra in pieno contatto con la terra, se la spalma in faccia, si siede in attesa del tramonto e s'immerge nell immensità della vita. E mi piace che invece di parlare solo del prodotto finito il film si concentra proprio sul processo creativo alla base di un arte, ci sono piu e piu momenti che mostrano il tracciare delle linee, forme, idee, sensazioni, concetti, il film non dice semplicemente "quando era bravo questo tizio a fare quadri" ma scava nel profondo nell suo incontrollabile desiderio di dipingere, di connettersi e comunicare con gli altri perché prigioniero di uno stato di isolamento costante che lo ha portato alla pazzia, e si mostra questo nell assalto alla ragazza, nei problemi con i bambini o la patologica dipendenza con Gauguin, e c'è una bellissima scena con il fratello fatta tutta di primi piani stretti e che cattura bene il loro rapporto intimo ma anche la loro triste distanza. A volte la camera a mano è troppo mossa e ci sono alcuni dialoghi incrociati che non mi hanno convinto, vanno di poco avanti e indietro nel tempo per rappresentare questa confusione mentale ma non sono proprio sicuro che questa tecnica funziona del tutto, detto questo resta comunque un grande film che cattura e dipinge la figura dell'artista in un quadro per l'eternità.

27 agosto 2018

Sharp Objects

Recensione Serie Tv
Anno: 2018
Autore: Marti Noxon
Regia: Jean-Marc Vallée
Genere: Dramma, Thriller, Psicologico
Episodi: 8

★★★★ 😳

Amy Adams è una giornalista che deve tornare nel suo paese natale per indagare su degli omicidi di ragazze. Una Mini-serie drammatica dalla bella regia che gioca sul realismo con inquadrature a mano e flashback velocissimi e taglienti che ti fanno entrare nella prospettiva della sofferente protagonista e sopratutto c'è un ottima interpretazione della Adams che rende memorabile ogni scena mostrando bene un costante e sentito dolore auto-lesionista. E La serie funziona egregiamente, scorre lenta ma ha piu di un momento potente con un finale che sorprende e colpisce dritto al petto ma devo dire che il tutto non è riuscito a convincermi come dovrebbe, l'intera storia è sbilanciata verso l'Introspezione, perde tempo, si dilunga e si concentra troppo sul descrivere il dolore della protagonista e i suoi Fantasmi da superare, cosi il conflitto interiore si mangia l'intera vicenda e la parte "d'indagine" non appassiona poi molto, anzi il finale per quanto sia sorprendente arriva piatto e molto sbrigativo con una mossa che si autocompiace per quanto geniale è quest idea di finale interrotto ma che in realtà a me ha lasciato l'amaro in bocca per come arriva telefonato, insomma piu che un ottimo Thriller è un decente Dramma personale, l'assassino da trovare e gli omicidi sono solo una scusa per descrivere in modo molto ristretto i conflitti psicologici della donna che deve vincere i suoi Rimorsi, il doloroso ricordo angelico della sorella e un tossico rapporto con la madre possessiva. Ma nonostante i miei dubbi su come si sviluppa la storia resta una mini-serie che merita di essere vista, sopratutto per come viene mostrato questo estremo e tragico dolore che imprigiona, crea vergogna e spinge solo alla distruzione.

29 aprile 2018

You Were Never Really Here

Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Lynne Ramsey
Genere: Thriller, Dramma, Psicologico
Titolo ITA: A Beautiful Day
★★★★ 😅

Opprimente Thriller d'autore che da vita ad una profonda sensazione di soffocamento, con una stupenda economia narrativa invece di puntare sulla semplice trama vista e rivista la regia decide di descrivere il mondo e le sensazioni del tormentato protagonista, ecco quindi velocissimi flashback di un confuso passato che ha lasciato solo cicatrici sul suo corpo, ed ecco uno stupendo sound design fatto di rumori ambientali, Sussurri, conti alla rovescia, lo stridere del treno, musica elettronica, i grilli, il rumore delle scarpe bagnate, una chitarra impazzita, tutto per creare questa folle e incontrollabile sensazione di Caos che non da alcuna via d'uscita. Ho amato molto come viene costruito velocemente il rapporto con l'anziana madre, c'è tanto odio da pugnalate al petto ma anche tanto amore e dipendenza, da lui che le pulisce il bagno e il frigorifero o quando cantano insieme, e Anche il modo con cui è utilizzata la Violenza è da ammirare, mai volgare, mai insensata e ludica, anzi il gioco di tensione e rilascio viene negato piu volte allo spettatore, viene tagliato l'impatto dei colpi lasciando solo le conseguenze, cosi si crea questa potente frustrazione che percepisce da tutta una vita il povero Joe, che ha un cuore puro e come una pentola a pressione accumola e accumola confuse sensazioni negative ma la violenza non basta a scaricare questo tipo di angoscia depressiva, infatti la normale vendetta catartica viene completamente ribaltata per castrarlo ulteriormente. Insomma toccante, potente, Riflessivo, profondo, maturo, quegli occhiali rotti colpiscono, lo stringere la mano al nemico può sembare ridicolo all inizio ma anche quel momento è unico e raro in una narrativa del genere, si parte confusi non sapendo bene quale sia la storia ma ogni cosa funziona come un orologio e riesce a catturare perfettamente il profondo senso di dissociazione dal mondo in una costante e perenne apnea interiore.

28 gennaio 2018

Buonanotte PUNPUN

Recensione Manga
Anno: 2007-2014
Autore: Inio Asano
Genere: di Formazione, Drama, Sentimentale
Volumi: 13
★★★★★ 😭 💑

Punpun è un ragazzino molto timido e ingenuo che si innamora di una sua compagna e crescendo dovrà lottare contro una cronica Depressione. Una storia di formazione straziante che mischia la frivolezza e allegria di una fiaba per bambini con la grezza e cruda realtà della vita di tutti i giorni, Punpun e la sua famiglia vengono rappresentati come strane creature stilizzate, esseri diversi dal resto del mondo, quasi gli unici possessori di una candida purezza che li spinge ad essere piu fragili degli altri, una depressione che vive in famiglia quindi e opprime l'esistenza del povero punpun, lui sogna il cielo, sogna l'amore piu puro che si allaccia all trovare lo scopo dell esistenza, ma il sogno innocente di bambino diventa l'incubo di un adulto e riuscire a vincere l'abisso e lasciarsi alle spalle il sogno diventerà l'esperienza piu traumatica della sua vita. Di storie Sentimentali di crescita che elogiano e idealizzano romanticamente il primo amore ne ho viste tante ma solo questo fumetto riesce ad essere cosi potente e significativo da distruggere ogni barriera psicologica al lettore, essendo una forma stilizzata ci si immedesima molto facilmente in Punpun, nei suoi gesti muti, nelle sue riflessioni e pensieri, ma tutto cambia e cosi anche lui cresce e si trasforma, muta in base all umore, il suo aspetto riflette la sua situazione e come solo nelle grandi idee il suo design di Icona ci permette di percepire il suo cuore e la sua Anima visivamente, le pagine fondono la frivolezza con la serietà in maniera perfetta, nelle vignette stilizzate, nei paginoni di vedute romantiche o in quelle dove i personaggi sono immersi e spariscono nella città, ogni momento colpisce, ogni momento commuove e le lacrime scendono prepotenti. Apprezzo anche come Asano non ha alcuna vergnogna nel mostrare stramberie come le apparizioni di un Dio/super-io sorridente, le facce assurde e inquietanti degli adulti, della violenza a sorpresa o le pulsioni sessuali di punpun, un libido e destrudo che si fondono in una depressione cronica sempre piu grave. Non è perfetto ovviamente, ci sono forse troppi personaggi, alcune sottotrame spezzano il ritmo e sono meno interessanti rispetto a quella principale ma nonostante questo una volta finito di leggere mi è venuta voglia di gridare al capolavoro, le storie presentate si legano molto bene tra di loro, di sicuro è uno dei migliori fumetti di tutti i tempi e alla fine dire addio a punpun è veramente straziante, è come salutare un vecchio e caro amico, è salutare quell infanzia e quell adolescenza difficile che ci siamo lasciati alle spalle, quel passato che ci ha svuotato, distrutto e abbattuto, alla fine con un senso di amara rassegnazione e con le lacrime agli occhi si saluta non solo punpun ma una parte della nostra Vita. Addio PunPun.

19 maggio 2017

It's Such a Beautiful Day

Recensione Film Animato
Anno: 2012
Regia: Don Hertzfeldt
Genere: Drama, Darkcomedy
★★★★ 😟

Un narratore ci presenta Bill, uomo depresso, dissociato dal mondo e stanco della sua vita sempre uguale. Film malato e patologico che pieno di tristezza butta di molto giu il morale, un mix di Dark comedy e dramma arthouse creato con una fusione tra disegni minimalisti e spezzoni di realtà che grazie al montaggio diventano folli e toccanti, tanti piccoli pensieri di vita geniali che ci immergono sempre piu nella mente e nelle sensazioni del protagonista, nella sua condizione e nel suo alienante vuoto, una crisi esistenziale che lo porta a girovagare e sbandare da un ricordo all altro nel tentativo di trovare se stesso ed un senso alla sua miserabile vita. Massiccio quindi il ruolo della voce fuoricampo che con un tono comico e distaccato spiega per filo e per segno quello che accade intorno a Bill, ma non mancano momenti puramente visuali che esplodono e trasmettono acide e psichedeliche sensazioni senza il bisogno di una netta e chiara esposizione. Può sembrare un film amatoriale perché difatti lo è, ma l'esperienza merita la visione, colpisce duro e tocca quei nervi scoperti specialmente a chi come me vive la depressione da tutta una vita.

21 aprile 2017

Lo Scafando e La Farfalla

Recensione Film
Anno: 2007
Regia: Julian Schnabel
Genere: Dramma
★★★★★  😭

Ci sono alcuni film che ti fanno aprire gli occhi, che ti danno un forte pugno allo stomaco e ti ricordano cosa è davvero importante nella vita, ti ricordano che tutti i tuoi stupidi ed effimeri problemi quotidiani non sono niente in confronto a chi soffre veramente. In questo emozionate e potente film che ti cambia dentro vediamo un uomo colpito dal caso che cade prigioniero di un corpo ormai morto, attraverso una potentissima Prima persona si vivono le sue difficoltà nel comunicare, lo scoraggiante mantra delle lettere dell alfabeto per costruire anche solo una frase, vediamo la sua voglia di scappare che esplode incatenata alla dura realtà dell impossibile, sentiamo la sua condizione, i suoi pensieri sarcastici che si scontrano con la pietà di chi gli stà di fronte, sentiamo la sua rabbia e tutti i suoi rimorsi, perché Anche se il corpo non funziona rimane il cervello, rimane la forza dell immaginazione e della memoria che diventano l'unica salvezza dall abisso, cosi prendono vita i suoi sogni, i suoi desideri, le sue paure, c'è la disperazione e la voglia di morire ma anche quella di concentrarsi sulla vita, di dargli un senso, creare un qualcosa, una prova di essere ancora vivi, perché la vita è una tragica battaglia per trovare la forza di andare avanti nonostante si è perso e si perderà tutto, nasce la voglia di urlare al mondo, di creare qualcosa di importante e significativo prima che morte torni a far visita.

8 febbraio 2017

Mary & Max

Recensione Film Animato
Anno: 2009
Regia: Adam Elliot
Genere: Commedia, Dramma
★★★★ 😭

Fillm animato in stop-motion che mostra la relazione epistolare tra una ragazzina e un vecchio anziano con tanti problemi mentali. Un maturo film animato dai toni dolci-amari che possiede un' interessante fotografia bianco-nera-beige con i colori Rossi che appaiono accesi e risplendono nelle grigie giornate dei due protagonisti. Un film Sulla Diversità e solitudine, tanta diversità e tanta solitudine per due facce della stessa medaglia, l'umorismo si alterna tra momenti teneri e toccanti ad alcuni veramente tragici e strappa-cuore, il film osa e osa molto, con i suoi toni Dark e weird è decisamente lontano dalla falsità plastica ed educorata della maggior parte delle grandi produzioni animate, qua poi le animazioni sono "sporche" ma allo stesso tempo affascinanti e piene di calore, vediamo un dramma autentico e reale che copisce come mille pugnalate, che tocca temi psicologici, filosofici ed esistenziali che la maggior parte di film sogna di avere. l'ho Amato alla follia, Ci ho visto molto me stesso e la mia incapacità di relazionarmi con il mondo esterno, è decisamente una gemma perduta che molti dovrebbero assolutamente recuperare.

24 gennaio 2017

Manchester By The Sea

Recensione Film
Anno: 2016
Regia: Kenneth Lonergan
Genere: Dramma
★★★ 😡

Alla morte del fratello un uomo si ritrova a dover occuparsi del nipote adolescente in attesa di una sepoltura rinviata per neve. Un dramma gelido e profondo che mostra la crisi e il dolore del post tragedia, il lasciarsi alle spalle il passato è sempre difficile e per questo povero tormentato protagonista è praticamente impossibile. Il film ha un interessante uso della musica, dalla piu allegra alla piu classica e utilizza flashback casuali a tradimento che disorientano e confondono ma riescono bene a sottolineare il Dolore costante del protagonista impersonato poi da un ottimo Casey Affleck. Lui solo tiene in piedi l'intero film, Peccato che il tutto non basti, dopo un potente inizio il film barcolla per un ora in attesa del disgelo, si concentra troppo sui siparietti adolescenziali dell odiosisimo nipote che non convince e quasi rovina tutto il lavoro drammatico costruito.