10 dicembre 2025

Il Petroliere

Recensione FIlm
Anno: 2007
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Dramma, Storico

★★★★★ 😀

Nei primi del '900 duro Imprenditore cerca il petrolio ma deve scontrarsi con un viscido predicatore e le difficoltà di essere padre. Potente dramma sugli albori del capitalismo americano con al centro una delle piu grandi interpretazioni di tutti i tempi, Daniel Day-Lewis è un totale mostro e rende reale ed autentica tutta la rabbia e l'aggressività del personaggio, sempre serio ed impaziente sembra volere solo arricchirsi, fanno ridere i suoi sguardi di disgusto verso gli altri, un bullo determinato e arrogante che odia avere punti deboli e incarna un tipo di dedizione al lavoro macista e malata, è un uomo senza fede e morali in un eterna competizione con il mondo dove sono tutti rivali, non si fida di nessuno e truffa il piu possibile ma ha anche un animo piuttosto complesso e sembra davvero credere di stare portando prosperità economica e benessere alla comunità, è bello come si interessa per la bimba che viene picchiata dal padre e ha dei sinceri sentimenti d'amore per il figlio che cerca piu volte di sopprimere mentendo a se stesso. C'è poi il rapporto conflittuale con il viscido predicatore interpretato bene da Paul Dano che per fare un contrasto appare come un ragazzo debole ed odioso, e mi piace come cerca in tutti i modi di sfruttare la situazione per favorire lui e la sua chiesa mostrando come l'avidità è anche tra chi gestisce e domina le comunità in uno scontro di poteri che rappresenta l'insofferenza del mondo economico per il potere religioso ma la lotta ha un inevitabile vincitore e segna il cambio verso l'era moderna dove si venera oramai solo il dio denaro e amo la fantastica scena dell battesimo in chiesa per come l'arrogante protagonista è costretto a sottomettersi e umiliarsi ed il bello è che comunque anche nella forzatura la fede ha un ruolo morale importante e l'uomo urlando i suoi errori in pubblico si ritrova ad ammettere a se stesso le sue colpe di padre e questo lo riavvicina al figlio abbandonato ma il risentimento verso questo tipo di viscida religione lo porterà ad allontanarsi ancora e inaridirsi sempre piu. Tutto ha ottime musiche di tensione e il film parte fin da subito magnificamente con lo scavo nel deserto senza dialoghi che spiega bene la solitudine e la determinazione disperata del protagonista in cerca di fortuna al limite dell autolesionismo, poi mi piace l'immagine di una pozza di petrolio nero come il male che sgorga dalla terra e c'è un chiaro battesimo satanico per il povero bambino, brutali sono le morti sul lavoro, stupendo è il momento dello scoppio e quando prende fuoco il pozzo, iconica l'immagine di lui con la pipa soddisfatto, è molto interessante il rapporto pieno di risentimento e sospetto per il fratello ed è bella l'inquadratura sulla spiaggia dove uno è in ombra e l'altro in luce, è davvero toccante come si conclude il rapporto con il figlio e la rabbiosa scena finale nella sala da bowling è un magnifico e graffiante sfogo di vittoria per un vecchio uomo inaridito come il terreno che ha prosciugato che si è arricchito e ha ottenuto quello che voleva ma anche impoverito nello spirito e ha perso ogni briciolo di umanità, insomma per questo There Will Be Blood è uno dei piu grandi e importanti film mai fatti che merita assolutamente di essere visto.

8 dicembre 2025

Wake up Dead Man

Recensione Film
Anno: 2025
Regia: Rian Johnson
Genere: Thriller, Mistery

★★★★ 😏

Giovane Prete viene mandato in una piccola parrocchia dove domina un severo parroco che finisce per essere misteriosamente ucciso. Torna Rian Johnson con il Terzo capitolo della serie investigativa di Benoit Blanc che gioca sempre con il mistero alla Agatha Christie per parlare e far riflettere sui grandi temi, nel primo Knives out c'era un discorso su eredità e immigrazione, il secondo parlava un po' goffamente del valore dell arte e di appropiazione culturale mentre questo terzo capitolo parla chiaramente di Politica e Religione, un tema a sorpresa esplorato bene e anche in modo piuttosto maturo rispetto ai precedenti e il film riesce a spiegare il potere di cattivi maestri che urlano e sbraitano dai pulpiti, delimita i pericoli ma anche la forza della rabbia e separa nettamente quel tipo di fede distruttiva ed egoista che vuole solo arricchirsi rispetto a quella piu onesta e compassionevole che pensa alle anime perdute. Anche in questo film il cast funziona e il variegato gruppo si rafforza a vicenda, Daniel Craig continua ad essere uno spasso come detective dandy, Glenn Close fa un interpretazione molto sentita, Josh Brolin è incredibile nel ruolo di questo prete volgare e rabbioso che domina e giudica tutti ma quello che piu risalta dell intero film è Josh O'Connor che è il cuore della storia ed è interessante come ha un passato e animo violento da pugile che cerca di sopprimere, bello il suo senso di colpa costante e tocca l'animo la sua sincera voglia di aiutare e confortare gli altri esattamente come un prete dovrebbe sempre fare, specie mi ha colpito molto la scena dove parla al telefono in modo simpatico ma poi di colpo la conversazione si fa piu seria e tragica. Certo è un altro assurdo delitto impossibile con rivelazioni molto forzate e poco credibili ma questa volta non mi hanno dato tanto fastidio, nei precedenti si sentiva il peso della scrittura che voleva essere furba e geniale a tutti i costi mentre qua le rivelazioni funzionano a livello tematico, mi piace l'ambiguità del protagonista che potrebbe essere lui il colpevole, fa ridere la foto paragonata nel pub, intriga il momento del miracolo, le luci divine dalle finestre hanno una forza spirituale importante, è esplorato bene il concetto di confessione, piena di significato la storia dietro al tesoro simbolo dell potere della fede e pesa molto l'assenza di quella croce nell chiesa dove resta solo un ombra. Nell insieme per me è il Migliore della trilogia, avevo paura che Rian Johnson attaccasse in modo cinico e immaturo la religione cristiana ma invece offre un messaggio pieno di speranza che unisce credenti e non credenti in un discorso piu serio sull valore della compassione e della moralità.

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3 novembre 2025

Eddington

Recensione Film
Anno: 2025
Regia: Ari Aster
Genere: Satirico, Thriller

★★★★ 😲

Durante la pandemia uno Sceriffo di una piccola comunità diventa sempre piu insofferente per le regole sulle maschere e decide di buttarsi in politica. Thriller Satirico che descrive la degenerazione della discussione politica americana che porta ad una crisi culturale profonda dove non ci sono veri valori per cui lottare ma è tutto uno scontro di stupidi egoismi, e il film è guidato benissimo da uno straordinario Joaquin Phoenix che riesce a farti entrare nella prospettiva malata e vanitosa dello sceriffo e all inizio ero dalla sua parte per come è disgustato dalle restrittive regole del Covid che violano le libertà ma piu si sviluppa lo scontro di poteri e piu vengono a galla tutte le sue contraddizioni e debolezze nate dal suo senso di inferiorità, ottime cosi le tensioni maciste con il sindaco di Pedro Pascal, si butta in una campagna elettorale ridicola fatta di accuse e insinuazioni senza prove, simbolico come tratta la moglie, I colleghi poliziotti e la stessa comunità che dovrebbe proteggere. Ma apprezzo che non è solo lo sceriffo il problema ed è anche ridicolo come i giovani sono attratti dai temi progressisti solo per rimorchiare, la manifestazione contro il razzismo è una farsa patetica di stupidi giovani idealisti che spaccano le vetrine, la crisi dei valori porta alla paranoia, alle teorie del complotto e in braccio a santoni ciarlatani, Il sindaco predica bene ma per me è corrotto anche lui con la strana costruzione del centro dati che resta un mistero sui veri poteri forti che governano nell ombra e la violenza dopo il caso Floyd porta a un cieco terrorismo omicida e verso a pericolosi estremismi. E mi piace come inizia con questo barbone folle e ubriaco che farnetica in mezzo alla strada simboleggiando l'intera nazione caduta nella follia, ottima la scena di scontro per la musica ad alto volume, il film fa un buon uso di internet e i cellulari usati come armi per colpire gli avversari, fa ridere come il ragazzo diventa di sinistra perché è affascianto dalla bionda e poi ha successo come podcaster di destra, lo sfociare nella rabbia e nel thriller diventa sempre piu intenso ed è fantastica la pressione del poliziotto nativo che sembra aver capito cosa è successo e ho amato molto il bellissimo scontro di fuoco in una notte cupa e nera per come è pieno comicità, silenzi e sparatorie. Ovviamente se non si conoscono le tensioni politiche americane dell era Trump-Biden si fa fatica a capire a cosa si riferisce questo tipo di umorismo, quell imbracciare la mitragliatrice mi è sembrata un esagerazione eccessiva e invece di chiudersi nettamente si dilunga troppo nel finale e sadicamente umilia il patetico protagonista in modo gratuito per farlo soffrire il piu possibile ma a parte questo è un grande film che sorprende, appassiona, diverte e prende bene in giro la follia della cultura americana moderna.

1 ottobre 2025

Una Battaglia dopo L'altra

Recensione Film
Anno: 2025
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Thriller, Commedia

★★★ 😨

La figlia di Terroristi di Sinistra scopre la verità sulle sue origini mentre un perverso colonnello le da la caccia. Un Thriller comico che gioca con le iperbole e gli estremismi per parlare delle tensioni politiche americane mischiando senza problemi i toni seri con quelli piu assurdi, tutto tecnicamente è ottimo dalla messa in scena al montaggio e mi piace come Anderson costruisce la tensione sensoriale usando un tipo di musica nevrotica, Di Caprio intrattiene nel fare goffo hippy scemo, Benicio del Toro è un grande leader locale amato da tutti e Sean Penn è la vera star del film per come fa un incredibile e viscido uomo pieno di sentimenti contrastanti che lo rendono marcio fino al midollo. Buono il prologo dove succedono una marea di cose, la sessualità perversa all inizio è molto strana ma segna bene il forte desiderio carnale del militare e la voglia di dominare della terrorista, fa ridere la questione delle password e dei codici dimenticati, il super club razzista di Natale è una trovata simpatica per non mettere il solito gruppo di incappucciati, mi piacciono gli interrogatori di un soldato per come sono semplici ma pieni di brutali minacce e poi nel deserto è piacevole come le strade di tutti si incrociano con ridicole situazioni di sangue in stile Fratelli Coen. Ma nonostante sia un film che fa sorridere non mi piace minimamente il messaggio politico che vuole trasmettere e nel sottotesto c'è troppa pericolosa retorica che ispira veri terroristi, certo l'ironia li prende in giro ma questi "rivoluzionari" che mettono bombe sono comunque presentati con dello stupido e ingenuo romanticismo, tra tutti la madre è forse il piu farabutto per come ha un fanatismo folle e cieco, vuole la lotta armata, tradisce, si scopa il nemico, uccide innocenti e abbandona la figlia e il compagno, Lei è peggio di Lockjaw e il film non ha minimamente il coraggio di criticarla apertamente e anzi il finale quasi la perdona e la assolve da tutti i suoi schifosi peccati con una stupida letterina, poi odio che non c'è nessuna riconciliazione con il personaggio di DiCaprio che viene abbandonato brutalmente e accetta tutto in modo patetico, brutto come è forzato il tradimento del cacciatore di taglie e la figlia è la solita lettura moderna di una ragazza perfetta e brava in tutto per funzionare davvero come personaggio. Mi aspettavo un finale che criticasse gli errori dei genitori con la ragazza che trovava la giusta strada nel mondo ma invece anche lei viene contagiata dal loro virus e tutto si chiude con la speranza che i giovani continuino questa astratta e ideologica rivoluzione violenta, nell insieme è un simpatico e folle thriller fatto molto bene che attaccando i soliti razzisti si arruffiana facilmente le persone di sinistra ma per me conta solo la forza della scrittura e qua i personaggi, gli archi narrativi e le morali presentate sono pieni di problemi.

3 febbraio 2025

M - Il Figlio del Secolo

Recensione Serie Tv
Anno: 2025
Regia: Joe Wright
Genere: Biopic, Storico
Episodi: 8

★★★★ 😱

Giovane politico negli anni 1919 fonda i fasci di combattimento per fare la storia d'Italia. Basata sul romanzo di Antonio Scurati questa serie BioPic parla di Mussolini e la sua tragica ascesa al potere con una narrazione che rompe il quarto muro piu volte per arrivare direttamente allo spettatore come in House of Cards e costruire complicità con il criminale ma anche provocare un sentimento di disgusto e indignazione per una degenerazione della politica fatta di violenza, bugie e retorica che tristemente risulta sempre attuale. A guidare il tutto c'è Luca Marinelli che è straordinario e riesce a trasmettere molto carisma ed energia dando vita ad un personaggio pieno di forza, ma anche patetico, buffo, arrogante, bastardo, un vanitoso codardo che è stramaledettamente fortunato ed è riuscito con i suoi discorsi a tirarsi fuori da qualsiasi situazione difficile, e fa sorridere la gelosia con D'annunzio nei primi episodi per come è un uomo di veri ideali rispetto all suo essere solo un disgustoso opportunista, fa male vedere la sua sanguinaria banda di bulli scemi come animali diventare sempre piu violenta e spietata, è odioso come tratta male le amanti occasionali, la moglie e i figli abbandonati e trascurati mentre lui è sottomesso dall amante Sarfatti, funziona il rapporto con l'amico Cesarino che gli fa da complice di ogni atrocità, fa ridere Il Re all inizio che appare buffo con i baffoni e sul grande trono ma diventa sempre piu odioso per come si rende complice di queste violenze che fanno comodo contro gli scioperi, triste il modo con cui vengono convinti i Cattolici con nuove leggi a loro favore ed è molto tragico il momento dell'omicidio di Matteotti che segna il confine definitivo con la dittatura. La Regia di Joe Wright è buona e riesce bene a saltare da momenti piu comici a quelli piu drammatci senza pesare troppo, la serie è piena di discorsi e ricostruzioni storiche che gli danno un impostazione teatrale ma ogni tanto arrivano montaggi veloci e momenti arthouse onirici abbastanza interessanti e rari in una produzione per la televisione, belli ad esempio i veloci tagli di montaggio durante le violenze sotto una ritmata musica elettronica, quando appaiono i suoi discorsi da socialista sul soffitto per poi dargli fuoco simboleggiando il suo tradimento ideologico, carino il teatrino con i socialisti come coniglietti, ottimo l'incontro con l'incorruttibile Sturzo con la statua di Gesu o con il cardinale corrotto con dietro immagini di Caravaggio, mi piacciono i momenti di tensione con la vedova di Matteotti che tra mosche e un'ingombrante testa gigante del Duce rendono vivo il senso di colpa e l'ammissione di responsabilità o ad un certo punto quando fa discorso alla finestra o viaggiano in macchina e appaiono all esterno i filmati storici in bianco e nero come se la narrazione stessa sia un meta-viaggio dentro la storia dove lui è prigioniero in se stesso. Ma a parte le singole scene quello che davvero riesce bene a fare la serie è Smitizzare il Mito fascista mostrando quanto patetico sia stato, ancora oggi gira intorno alla sua figura un aura di forza, si pensa sia stato ordine e disciplina, valori e amore per la patria ma la serie usando fatti realmente accaduti dimostra quanto i fascisti erano solo un ammasso di rozzi e volgari criminali e che mussolini sia stato solo un affabulatore avido di potere che con le sue menzogne ha usato tutti per poi abbandonarli alla prima occasione, l'idea di un leader forte affascina da sempre e cosi piace vedere tutti urlare "eia eia alalà" formando un gruppo da stadio ma nel profondo lui non credeva davvero in nessun valore, ha usato cinicamente la violenza piu brutale per farsi strada e distruggere ogni regola democratica come farebbe un Gangster e la serie lo mostra giustamente sempre impaurito come un patetico mostro che nessuno è riuscito o ha avuto il coraggio di fermare, per questo quel finale dove si sottolinea il silenzio dell intera aula è molto potente e funziona a rimarcare come alla fine tutti diventiamo responsabili se si lasciano impuniti criminali del genere.

4 gennaio 2025

Conclave

Recensione Film
Anno: 2024
Regia: Edward Berger
Genere: Thriller, Politico

★★★ 😏

Cardinali si riuniscono in Vaticano per eleggere il nuovo Papa. Thriller Politico molto pacato e riflessivo che mostra gli intrighi di palazzo e le dinamiche di potere che avvengono nell buio della Chiesa, tutto è guidato da un ottimo Ralph Fiennes che organizza e gestisce le votazioni ed è anche buono il rapporto umano con Stanley Tucci, funziona la musica che crea solennità e la fotografia è una roba pazzesca e mi piacciono i campi lunghi, l'uso del rosso sia dei vestiti ma anche delle scenografie, amo il dettaglio delle sigarette per terra, bello il titolo iniziale sul cadavere trasportato, buona la cappella sistina, la tensione del biglietto inserito, i marmi e gli affreschi del Vaticano, stupenda la luce soffusa quando sono riuniti in quella specie di cinema e poi arriva l'inquadratura degli ombrelli bianchi che, vabbe mio dio è un capolavoro di estetica. Un film lento e pacato ma non annoia e la votazione scorre bene anche perché mi piace che il personaggio di Lawrence è piuttosto ambiguo e pieno di conflitti tanto che non si capisce se è mosso da un senso religioso di giustizia o perchè nel profondo anche lui vuole essere Papa, poi essendo la storia di una votazione tutto è ovviamente molto politico e parla dei problemi, gli scandali e i dubbi della Chiesa di oggi e domani ma piu in generale sono dinamiche di qualsiasi parlamento e dello storico conflitto tra Conservatori e Progressisisti con un finale che è quell imprevisto compromesso che cambia senso in base ai punti di vista e può apparire positivo o negativo. Ma per quanto sia un film fatto bene per me manca quel qualcosa in piu da risultare memorabile, la fotografia è fin troppo ricercata e distacca molto dall intimità della situazione, apprezzo i conflitti con i vari candidati ma poi vengono eliminati con troppa facilità senza tanto dibattito con un semplice "scusa ma per te il conclave finisce qua", non mi piace che il personaggio di Castellitto è sempre piu una macchietta comica perché è un conservatore e quindi la regia lo prende in giro in modo fazioso e ad un certo punto arriva monologone contro la guerra che è cosi retorico e banale che non dovrebbe avere alcun valore detto ad un gruppo di uomini che predicano la retorica di pace e amore da tutta una vita. Nell insieme resta comunque un solido film visivamente ottimo che scava con delicatezza nei dubbi e problemi di una votazione politica e religiosa.

24 ottobre 2024

L'invasione degli Ultracorpi

Recensione Film
Anno: 1956
Regia: Don Siegel
Genere: Horror, Fantascienza

★★★ 😋

Dottore scopre misteriosa cospirazione nella sua cittadina. Classico horror degli anni 50 che ha la forte idea della sostituzione di massa che è abbastanza universale da simboleggiare tante cose come la Paranoia da Guerra Fredda e la paura del Comunismo dilagante che elimina le libertà dell individuo distruggendo emozioni, sogni e passioni ma anche la caccia alle streghe del maccartismo e del pensiero unico Fascista che vuole omologare tutti e schiacciare il diverso. Quindi è uno dei primi e piu importanti film sulle Ideologie per come mostra una battaglia contro una società sempre piu oppressiva che divide in Noi e Loro e resta nella mente l'immagine dei bacelli pianta schiumosi che crescono nella serra, Kevin McCarthy è molto bravo e guida bene la storia, mi piace il senso di paranoia crescente con questa sensazione difficile da spiegare di parenti e amici che sono uguali ma diversi, bella l'analisi del corpo, l'idea dei semi e che l'infezione si sviluppa attraverso le coltivazioni contadine, funziona la fuga disperata alla fine e mi piace il momento pieno di tensione quando si nascondono sotto le assi della miniera o la falsa speranza che la musica porti la salvezza. Un vero peccato che il film ha un finale ottimista voluto dallo studio e chiaramente si capisce che tutto voleva finire molto piu amaro e nero con quell urlo disperato in autostrada del "voi siete i prossimi!" che sarebbe stata una chiusura perfetta, poi per quanto apprezzo la storia come film tecnicamente non è niente di eccezionale, la scoperta del corpo arriva anche forzata tanto che il protagonista non reagisce normalmente ad uno strano cadavere sull tavolo dell amico ed è assurdo come viene convinto facilmente dallo psichiatra che erano tutte fantasie della mente, ma nell insieme resta un classicone cult che rende vive e reali le paure del collettivismo.

3 maggio 2024

Rocky 4

Recensione Film
Anno: 1985
Regia: Sylvester Stallone
Genere: Sportivo, Musical

★★★ 😂

Rocky deve vendicare l'amico e affrontare super guerriero sovietico. Quarto capitolo della saga che esplode in super tamarraggine anni 80 dove i toni sono ridicoli e da puro wrestling, la storia è fumettosa e non fa altro che presentare il cattivo per poi affrontarlo e piu che un vero film sono sei montaggi musicali fusi insieme ispirati al boom di MTV. Ma nonostante le tante critiche che si possono fare nel suo essere un film degli eccessi raggiunge una forte e unica impronta stilistica che ammiro molto ed è sempre una goduria guardare i montaggi ritmati, adoro i tanti lensflare, Drago è uno dei migliori antagonisti del cinema per come appare freddo, spaventoso ed invincibile, belli sono i flashback drammatici quando lui è in lamborghini sotto le note di "there is no easy way out", mi piacciono gli allenamenti in parallelo dove Rocky fa il boscaiolo nella neve per rappresentare l'umanità mentre Drago viene allenato scientificamente come una arida macchina, ci sono frasi indimenticabili con quell "ti spiezo in due" del doppiaggio italiano ma anche quel "non fa male, non fa male", il duello finale è una goduria super epica pieno di spettacolo e arrivano i brividi quando lui riesce a ferire Drago e parte un altro montaggio musicale per segnare la rimonta, e per quanto assurdo il monologo finale sulla possibilità di cambiare ha per certi versi iniziato la fine della guerra fredda e preparato alla caduta del muro di berlino. Ovviamente è un film di Propaganda, ma lo è in modo spudorato per come parte con l'immagine del guantone americano che esplode contro il guantone sovietico, Rocky è il capitan america che da il pugno ad Hitler, incarna l'individualismo dell ideale americano contro l'apparato politico sovietico, quando scappa dagli agenti del KGB per scalare la montagna è un momento simbolo della voglia di libertà mentre Drago è uno schiavo, è una marionetta Frankenstein che appartiene al partito e la vera vittoria di Rocky è quando risveglia in Drago il suo individualismo e decide di lottare per se stesso e non per i sovietici. E vanno bene le critiche sul fatto che sia un film Fazioso e Reganiano ma io ammiro che comunque prende posizione in modo cosi spudorato e critica il fottuto comunismo sovietico, molti dimenticano o non sanno quanto è stato una merda l'ideologia comunista e quanta gente per anni ha pensato fosse il paradiso, cosi un film commerciale che nel 85 ha le palle per dire basta, è ora di cambiare, ottiene tutto il mio rispetto. Nel 2021 Stallone ha montato una nuova versione dove da piu spazio ad Apollo, tolto lo stupido robot, i bambini alla tv, Gorbaciov non applaude piu e vengono stemperate alcune esagerazioni, ed è interessante guardare anche il documentario durante questo processo (cè su youtube) dove Stallone spiega che l'ispirazione gli è venuta dalla vera storia di Joe Luis contro un nazista e da uomo maturo riflette che avrebbe diretto il film in modo diverso come ad esempio rimpiange la decisione su Apollo. Nell insieme Rocky 4 è uno dei film piu iconici e rappresentativi degli anni 80, è ridicolo, scemo, assurdo, si ride in continuazione, è orgogliosamente occidentale e patriottico ma lo si ama anche per questo.

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25 dicembre 2022

Triangle of Sadness

Recensione Film
Anno: 2022
Regia: Uben Östlund
Genere: Satirico

★★★ 😖

Coppia di giovani ricchi fa una crociera di lusso ma spuntano sempre di piu delle surreali tensioni politiche ed economiche. Una commedia Satirica che cerca di descrivere e fare il verso alla società di oggi sempre piu allo sbando dove tutto è una gigantesca transazione economica ma sopratutto di potere, tra classi sociali e anche nelle relazioni sentimentali che sono sorrette e alimentate dal bisogno di controllo, e l'inizio mi è piaciuto per questo con la presentazione dei due giovani modelli che in superficie litigano su un conto da pagare ma in realtà è una lotta vanitosa per avere il controllo sull altro, poi sulla nave le cose si fanno sempre piu surreali e grottesche e mi sono piaciuti i momenti di gelosia, il capitano chiuso ubriaco nella sua stanza, il costante sottomettersi per fare le foto alla compagna, l'inquietante scena dove viene forzata un inserviente ad entrare in vasca, e nonostante il vomito è anche molto bella la cena in alto mare con i forti rumori di onde e di bicchieri che vibrano mentre tutti questi ricchi cercano di mantenere una falsa calma durante un inquietante crisi umana. Ma è un peccato che il film si rivela troppo ossessionato dall suo messaggione politico contro il capitalismo e nell ultima parte la storia calca troppo la mano sull elemento socio-economico con una sottigliezza che si fa sempre piu da parte, il terzo atto è un cambio totale di situazione che vuole descrivere quanto è patetica e assurda una società dominata solo da transazioni economiche e nonostante il simpatico ribaltamento dei ruoli che gioca con le norme di genere tutto si fa ancora piu banale di prima, diventa un film stupido e anche piuttosto irritante con un personaggio che senza motivo si comporta in modo arrogante e odioso. Non lo ritengo un totale disastro perché la fotografia è buona, le scene sono fatte bene e comunque c'è un certo impegno ma decisamente l'ultima parte mi ha fatto schifo per come rovina e sminuisce la piacevole, acida e pessimista satira che c'era sulla nave.

29 luglio 2022

The Orville

Recensione Serie Tv
Anno: 2017
Autore: Seth MacFarlane
Genere: Fantascienza, politico
Episodi: 36

★★★ 😏

Un Comandante insieme alla sua ex moglie guidano un astronave esplorando lo spazio e risolvendo vari problemi. Orville è uno show di fantascienza palesemente ispirato alle serie classiche di Star Trek, anzi è piu di un ispirazione ma rasenta spesso una copia carbone spudorata, sia nella forma con la federazione, l'astronave, la ciurma e le culture aliene ma anche nella sostanza con situazioni piene di avventura, tensione, conflitti culturali, razziali, geo-politici e riflessioni sui grandi temi dell umanità. Ma nonostante sia uno show derivativo che scopiazza una saga storica il tutto riesce davvero a funzionare e trasmettere tanto cuore e sincerità perché riproduce una formula storica abbandonata dagli show moderni che puntano invece su un diverso tipo di narrazione "stagionale" con una trama unica che finisce sempre molto frettolosa e insoddisfacente e rovina la forza narrativa delle storie episodiche che nel loro piccolo sono autoconclusive ma lentamente espandono il mondo e i personaggi con tante storie singolari e affascinanti. Uno show nostalgico ma la serie tratta anche temi moderni e progressisti solo che non lo fa in modo ruffiano e fondamentalista come tanti altri ma anzi mostra spesso il valore del buonsenso o il potere della logica e mette sul campo le ragioni di tutti in cerca di una soluzione e un compromesso, Cosi ogni episodio arriva molto interessante, esplora temi filosofici profondi ma cè anche tanto spettacolo in climax finali sempre piu tesi e pieni d'azione, si nota che all inizio Seth MacFarlane (autore dei Griffin) voleva fare uno show piu comico con dell umorismo forzato e citazionista ma piu gli episodi vanno avanti e piu lo show diventa un caldo e autentico Omaggio a Star Trek fatto con amore ma resta l'approccio leggero e scanzonato, il gruppo di protagonisti è una buona famiglia che funziona sempre di piu, specie amo la strana relazione amorosa tra il medico e Un robot, e il tutto parte fatto molto in economia ma il Budget aumenta sempre di piu e diventa ancora piu spettacolare con tante battaglie spaziali. Insomma nel complesso non è uno show imperdibile e non supera mai la sufficenza per come vive sempre sulle spalle di quanto fatto da 50 anni di star trek ma merita di sicuro rispetto per come trasmette sincera passione e amore per la fantascienza e come con una formula classica è riuscito a battere in qualità persino gli ultimi nuovi Star trek che sono caduti sempre piu in un baratro di inguardabile spazzatura.

15 marzo 2021

First Cow

Recensione Film
Anno: 2019
Regia: Kelly Reichardt
Genere: Dramma storico

★★★ 😏

Nell povero Oregon di metà ottocento due amici iniziano a cucinare dei dolcetti rubando del latte ad un riccone. Lento dramma storico molto pacato e sottile che parla con semplicità di colonialismo e sfruttamento del territorio attraverso l'ovvia metafora della mucca, Cosi il Mungere e rubare agli altri per fare profitto diventa un profondo discorso sulle ambiguità del capitalismo che premia il lavoro degli altri piu che l'origine della materia prima e quindi il furto è presentato sia come un male, un vero e proprio peccato divino ma è anche una nobile opportunità di progresso e una rischiosa fonte di nuova richezza. Tutto è molto caldo e magico, ha un'atmosfera rilassante e ha un ottima messa in scena piena di vestiti sporchi e pentole vecchie che rende credibile questo periodo storico, si è come magicamente perduti in questa foresta in riva al fiume a cucinare a lume di candela, poi il rapporto tra i due amici protagonisti è molto buono, con poco si crea un forte legame che pur non diventando esplicito si potrebbe definire amoroso, è una vera coppia di fatto che trascina bene la storia. Nel complesso non è affatto male, è un semplice bel film ma è un peccato che è forse fin troppo lento per i miei gusti, sarà che è una storia molto riflessiva che vuole creare la giusta atmosfera per immergerti nel periodo storico ma questa mancanza di mordente e ritmo lo rende piuttosto pesante da digerire, buoni i temi centrali e come sono sviluppati ma non ci sono scene o personaggi particolarmente memorabili, quindi per quanto sia fatto bene ricade in quella categoria di film carini ma che fatico a consigliare.

4 gennaio 2021

Il Processo ai Chicago 7

Recensione Film
Anno: 2020
Regia: Aaron Sorkin
Genere: Dramma Legale, Politico, storico
TItolo Orig: The Trial of the Chicago 7

★★★★ 😋

Gruppo di attivisti devono difendersi in un processo dall'accusa di aver fomentato una rivolta contro la polizia. Court drama storico che attraverso il variegato gruppo di personaggi incapsula l'intero panorama politico e sociale del epoca di Nixon, un ampio spettro politico che mi è piaciuto molto, c'è il giovane hippie ribelle, l'idealista di sinistra, il membro delle pantere nere, l'autoritario giudice insofferente, il politico che vuole vendetta, il fazioso procuratore, l'agente dell Fbi, normali padri di famiglia, è tutto un intero arco di personaggi che la pensano in modo diverso ma che nell insieme costruiscono un allegorico conflitto parlamentare sul intera sitazione americana. E sinceramente penso che entrambi i gruppi sono in qualche modo colpevoli, senza scomodare Pasolini ammetto di non essere per le rivoluzioni e le sommosse di strada, violenze contro la polizia del tutto inutili e controproducenti, cosi come la guerra in vietnam è stata molto piu di una semplice guerra sbagliata come te la raccontano i film, ma è innegabile che la forza di un ideale progressista travalica l'ingenuità di chi cerca di seguirlo, cosi la retorica antisistema mostrata qua è ambigua e anche sbagliata ma ha al suo interno una sincera energia pacifista e per i diritti civili che merita rispetto, come mostrato piu volte con il personaggio nero quando le ingiustizie di uno stato diventano cosi palesi e insopportabili la rabbia e l'indigniazione umana diventa incontrollabile e travalica quell idea di Rispetto per le Autorità necessario alla normale dialettica democratica. In piu tutto scorre benissimo, Montaggio, musica e ritmo serrato donano al film il sapore di classicone, ci sono bellissimi conflitti, ogni personaggio funziona, Sacha Baron Cohen è un clown carismatico e poi il giudice è cosi bastardo, cosi ingiusto, cosi figlio di..un altra epoca che diventa una vera icona di ingiustizia, lui è decisamente un grande antagonista e una delle cose piu memorabili dell intero film, ed è inutile fare sempre i cinici, la retorica non è un male assoluto e il finale funziona a descrivere l'arco del personaggio di Eddie Redmayne che è il tipico attivista politico pieno di passione che vuole fare le cose seguendo regole e leggi e non vuole radicalizzarsi ma anche nella politica reale ci deve essere un limite di sopportazione, una soglia dove le ingiustizie dell'autorità devono essere messe in discussione.

2 gennaio 2021

Martin Eden

Recensione Film
Anno: 2019
Regia: Pietro Marcello
Genere: Politico, Sociale

★★★★ 😏

Povero belloccio Ignorante si invaghisce di ragazza ricca e decide di fare lo scrittore per raggiungerla socialmente. Tratto dall omonimo Romanzo di Jack London questo film parte dall eterna lotta di classe per poi descrivere la disillusione ideologica moderna, Martin è un individualista figlio del presente e in un chiaro anacronismo novecentesco che salta al contrario dal pre al post dopoguerra la storia racchiude tutti i sogni e incubi del secolo scorso e attacca la vecchia romantica illusione che la cultura servi davvero a qualcosa, piu legge e piu il protagonista capisce i fallimenti del socialismo e le ipocrisie della borghesia italiana che finge di essere per la meritocrazia e il libero mercato ma continua a mantenere l'inequità dello stato sociale, prova a scrivere di se stesso e della miseria ma i suoi scritti sono troppo crudi, sagaci, pieni di risentimento verso la realtà e gli dicono di fare cose piu allegre e sognanti perché la gente non ama la verità, il marito della sorella è abusivo e pensa solo al lavoro e ai soldi ma poi ha un successo commerciale e tutto gli è perdonato, e infine capisce come lo stesso successo che voleva tanto non porta a nulla se non un odio e risentimento per se stesso e i suoi sogni ingenui da poeta romantico, il tutto mantenendo sempre un giusto equilibrio e ambiguità filosofica che non parteggia mai per il protagonista, sta allo spettatore decidere se è piu importante l'individualismo o il socialismo, ma sono chiari i difetti di entrambi i punti di vista. Visivamente è piuttosto buono con uno stile di colori anni 70 che mi piace molto cosi come funzionano gli spezzoni di clip piu vecchie per demarcare ricordi e sensazioni perdute, è un film che parla d'arte ma con sincerità ti fa respirare spesso la strada, la gente, il divario sociale, poi Martinelli è indubbiamente molto bravo, specie colpisce la scena della poesia con la fiamma o i vari monologhi pieni di risentimento politico, anche se non ho amato che ogni donna che incontra viene affascinata magicamente da lui e ho odiato la francesina di cui è innamorato che non sembra avere qualità, forse è anche un qualcosa di voluto vista la piu passionale relazione con l'altra ragazza ma non si sente proprio questo grande amore, la francesina l'ho trovata troppo piatta, è un misero personaggio musa idealizzato all inverosimile e che simboleggia il desiderio dell artista di elevarsi e raggiungere quel tipo di mondo superiore, tutto cosi diventa fin troppo allegorico, la relazione alla base del film non convince del tutto e meritava decisamente un aspetto piu umano.

31 agosto 2020

L'Asso Nella Manica

Recensione Film
Anno: 1951
Regia: Billy Wilder
Genere: Dramma, sociale

★★★★ 😓

Giornalista fallito sfrutta la drammatica situazione di un pover uomo per fare soldi e successo. Un dramma umano sull'avidità, l'ambizione e le ombre amorali di un giornalismo predatorio e sciacallo che sfrutta i drammi della povera gente, è una storia che parte semplice ma diventa sempre piu nera e cupa, guardare il film è come assistere a delle iene mangiare una preda ancora viva, dallo scheriffo che pensa alle elezioni, l'odiosa moglie o persino la gente che arriva ognuno ha il suo interesse nello sfruttare la tragedia. Visivamente è piuttosto standard, ha un paio di inquadrature interessanti come quelle tese nella grotta, la sempre piu ridicola folla di curiosi o il bacio di possessione al contrario ma nel complesso non è un film che vive di Tecnica, è piu una buona storia realizzata bene che vive attraverso l'ottima interpretazione di Kirk Douglas, che qua è Viscido, arrogante, ambizioso, prepotente, bugiardo, ma comunque umano, la bellezza di questi film del passato è che per quanto erano cinici, disillusi, consapevoli del marcio dell mondo non dimenticavano il lato umano, qua nonostante tutto il protagonista ha un cuore, soffre le sue scelte e le sue bugie, è un bastardo ma si arriva sempre piu alla commozione grazie a lui e al suo punto di vista, cosi il messaggio morale viene costruito nella mente dello spettatore senza forzati o intrusivi moralismi dall alto. E mi piace come la situazione si gonfia sempre di piu e diventa un circo grottesco, è davvero un'ottima critica a un certo tipo di giornalismo che ancora oggi esiste (basta vedere i soliti casi di cronaca nera) ma per come la situazione evolve diventa anche una critica politica su come si sfruttano le tragedie e le sincere emozioni della gente per vuoto interesse economico (e da terremoti e alluvioni noi italiani siamo degli esperti in questo).

11 maggio 2020

Il Buco

Recensione Film
Anno: 2019
Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Genere: Politico, Horror, Prigione
Titolo originale: El hoyo
★★★ 😛

Per smettere di fumare un uomo si fa incarcerare in speciale prigione dove scarseggia il cibo. Un cupo film di concetto "tutto in una location" che descrive in una fascinosa e assurda iperbola da fantascienza una spietata e sanguinaria scala Sociale horror, cosi ho amato alla follia la prima mezz ora sopratutto grazie al primo compagno di cella che è fantastico, poteva essere il classico personaggio anonimo "d'esposizione" che ti spiega il mondo, le regole e la gelida filosofia del posto ma invece per come è presentato diventa un memorabile personaggio, l'interpretazione dell vecchio attore è cosi perfetta che si mangia ogni scena, ogni momento, ogni respiro, è una goduria sentirlo parlare e agire. Ma è un peccato che il film crolla e perde fiato nella seconda parte, spreca quasi tutta la forza dell idea presentata per evolvere la storia in una masturbatoria crisi mistica socialista contro i presunti egoismi del sistema politico moderno, cosi il sottotesto straborda per colpa di una pessima scrittura che forza troppo il suo messaggio, le motivazioni del protagonista appaiono confuse e lo spettatore perde lentamente connessione emotiva con la storia, mi fa rabbia che il protagonista non sembra avere una comprensibile voglia di scappare, non ha parenti, affetti a cui tornare, non sembra avere regole assolute a cui credere e cosi nel finale non sembra fare veri e autentici sacrifici o scelte importanti in nome "di un bene superiore", tutta la mossa finale per funzionare a livello narrativo doveva essere presentata nel dettaglio come una rabbiosa ed emozionale vendetta sociale contro l'odioso "sistema" ma invece la mossa finale è solo un ideologico e odioso messaggio politico di bandiera. Un peccato perché le dense e crude atmosfere presentate erano molto buone e per questo di sicuro il film merita di essere visto, bastava solo un po' piu di modestia, una migliore scrittura e meno spocchiosità di sinistra per avere tutte le carte in regola per essere un grande film.

12 febbraio 2019

The Party

Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Sally Potter
Genere: Dramma, Politico, Bottlemovie
★★★ 😑

Degli amici si riuniscono per una cenetta e saltano fuori segreti e incomprensioni. Un raffinato dramma satirico tutto in una casa che usa un piacevole bianco e nero e abbondanti dialoghi per criticare le varie anime del PARTITO di sinistra (ed ecco il gioco di parole del titolo) Il film è piuttosto carino e si lascia guardare, dura poco, le interpretazioni convincono e la fotografia è abbastanza studiata ma la sua presentazione è molto Teatrale e questo lo rende fin troppo legnoso e impostato oltre al fatto che il suo essere cosi marcatamente sofisticato lo rende un prodotto di nicchia. La trama comunque funziona, ha quei due o tre misteri che ti tengono incollato e da il meglio quando tutte le carte vengono scoperte, bravo Cillian Murphy che nervosissimo e strafatto dona brio ed energia al film e fantastica l'interpretazione di Timothy Spall che di contrasto fa un uomo perduto in se stesso, quasi catatonico con uno sguardo spento in un espressione magnetica. La qualità c'è quindi ma è un peccato che il film si perde un po' troppo nella confusione che vuole descrivere, quello che manca è un forte colpo di coda finale, si vuole mostrare la crisi, le ipocrisie, le incomprensioni di una politica moderna allo sbando divisa tra Ideale e Razionale ma il film non ha una direzione concreta, finisce per essere la solita autocommiserazione di sinistra, con una storia del genere serve un finale graffiante, serve piu sangue, piu cinismo oppure piu speranza, insomma qualcosa che vada oltre ad un generico punto di domanda dimenticabile, senza un finale forte l'intera vicenda non ha ne un carattere ne un identità.

8 gennaio 2019

I Viaggi di Gulliver

Recensione Film
Anno: 1960
Regia: Jack Sher
Genere: Avventura, Fantastica, Politica
Titolo Originale: The 3 Worlds of Gulliver
★★★ 😏

Il Dottor Gulliver cade in mare e si ritrova in due folli regni che rifiutano la Logica e la Ragione. Basato sul famoso libro satirico di Jonathan Swift questa trasposizione è una leggera avventura per ragazzi che non è di certo profonda e sagace come l'originale, manca cinismo e disillusione nell umanità oltre al fatto che è anche incompleta visto che si esplorano soltanto due mondi ma comunque il tutto riesce ad intrattenere quanto basta. il Film fa sorridere piu di una volta con effetti visivi certamente datati e riconoscibili ma che riescono comunque a funzionare ancora oggi e a dare quel senso di magica grandezza dei personaggi, il povero Gulliver ottiene il potere di fare ogni cosa, prova a cambiare il mondo e fermare una guerra ma l'ottusità del regno di Lilliput è troppo grande anche per lui mentre nel secondo mondo prova ad aiutare con la scienza ma suo malgrado viene accusato di stregoneria, alla fine diventa evidente che Il potere degli uomini è sempre in mano a chi non lo merita, degli egoisti e vanitosi che non amano discutere e cambiare il loro punto di vista ma poi arriva il frettoloso finale banalotto dove si ritorna nella realtà e tutto quanto vissuto perde di significato.

5 gennaio 2019

Vice - L'uomo Nell Ombra

Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Adam McKay
Genere: BioPIc, Satirico, DocuFiction, Politico
★★ 😑

Docu-Fiction satirico che descrive la carriera del politico Dick Cheney e prova ad attaccare la sua folle (e probabilmente corrotta) scelta di iniziare la seconda guerra in Iraq. Un Titolo interessante che funziona come cronaca degli eventi storici post 11 settembre ma devo dire che non mi è piaciuto e secondo me è fatto anche piuttosto male. Il film per qualche assurdo motivo prende tutta la storia alla larga e scava cosi tanto nell umanità di chi sta attaccando che quasi non sembra piu un attacco, vuole essere cosi tanto equilibrato e giusto che finisce per essere una satira addomesticata, non è abbastanza esagerato, non c'è carisma registico, non c'è energia, per certi versi non sembra neanche vera satira ma è quasi un noioso Documentario solo costato di piu perché ci recita male Christian Bale ingrassato. Adam McKay prova a rifare quello che gli era riuscito in The Big Short e l'idea di base mi piace, ammiro questo spirito da "infotaiment" che vuole parlare al grande pubblico in maniera schietta e informale ma qua l'esecuzione non colpisce come dovrebbe perché non è abbastanza affilata, tolti piccoli momenti come quando appare Alfred Molina al ristorante che legge il menu delle varie malvagità da commettere o le scene di focus group per manipolare il consenso il resto è davvero robetta che mi sono gia dimenticato, serviva piu esagerazione, piu cinismo, piu cattiveria, piu follia comica, qualsiasi cosa che servisse a scavare con graffiante ironia tra le piege della malvagità politica. Ma forse quello che manca di piu è la Rabbia, manca sincera rabbia e indignazione, perché altrimenti non capisco come perdi 1 ora e mezza a dirmi quanto umano sia stato Cheney e poi i morti me li fai leggere con la solita scrittina pigra "sono morti tot persone in questa guerra".

1 gennaio 2019

La Favorita

Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Yorgos Lanthimos
Genere: Dramma, Politico, Sentimentale
★★★ 😫

Nell inghilterra dell diciottesimo secolo due donne si contendono i favori della Regina. Una Cinica commedia sentimentale in costume che parlando di gelosie e invidie descrive delle drammatiche dinamiche di potere Politico, Lanthimos è di sicuro uno dei migliori registi moderni ma la bravura non sempre basta e tristemente questa volta non è riuscito a convincermi, qua la sua voglia di Essere Kubrick a tutti i costi gli si ritorce contro e cosi per tutto il film aleggia nell aria il fantasma di Barry Lyndon, c'è un uso abbondante di questi cavolo di grandangoli e non si capisce mai il motivo, sono fish eye ampi e deformati che sembrano solo un blando esercizio di stile, cosi come la messa in scena è buona ma fin troppo ricercata, la complessità delle scenografie e dei costumi distrae e si ha un effetto da "casa delle bambole" sempre prigionieri nella stanza della regina. C'è poi L'umorismo satirico che non mi è piaciuto, gioca con la sorpresa, con sesso, violenze e volgarità che arrivano dal nulla ma piu che colpire sembrano mosse piatte e pigre che trasformano tutto il conflitto in una farsa grottesca, non capisci mai se questo tono da commedia satirica stia prendendo per il culo i personaggi o lo spettatore. E Intendiamoci si sente la mano di un regista competente, il conflitto tra le due protagonista c'è, è chiaro e funziona, la rivalità tra le due intrattiene ma alla fine il dramma non colpisce e a me non sembrano altro che due sorelline che litigano e si fanno i bisticci per avere i favori della mamma, il genere femminile non esce tanto bene da questo film che mostra tutte le donne come delle manipolatrici, ambiziose, avide di potere e molto infantili. Insomma una Grande delusione che mi ha annoiato parecchio, Lathinos sembra non essere del tutto a suo agio con il vero dramma e fatica a catturare il sentimento e la tragedia dietro a questo duello di potere, quando arrivano I giri di valzer, gli slowmotion, Uomini nudi presi a zuccate e Dissolvenze pretenziose di Conigli mi veniva voglia di vomitare, il tutto sembra uno sforzo artistico che si crede di essere piu brillante di quello che è in realtà.

20 dicembre 2018

Fahrenheit 11/9

Recensione Documentario
Anno: 2018
Regia: Micheal Moore
Genere: Documentario, Politico
★★★ 😑

Michael Moore riflette della situazione politica degli Stati Uniti e sulla'ascesa di Trump. Documentario chiaramente di parte ma che riesce a spiegare bene le ragioni del regista e la sua grande preoccupazione per lo stato della Nazione, il film è abbastanza ritmato e da il meglio di se in una parentesi che si concentra su un Corrotto Governatore che pare abbia avvelenato la popolazione per denaro, un qualcosa di criminale a livelli assurdi che suscita una forte indigniazione e memorabile è il deludente arrivo di Obama che si mette a bere simbolicamente un bicchiere d'acqua per tranquillizzare tutti. Il Socialismo di Moore è decisamente condivisibile, siamo tutti dalla parte dei piu poveri ma spesso il suo attivismo sembra troppo Ingenuo e ideologico, è evidente che la democrazia perfetta non esiste, la politica sarà sempre un compromesso e le corporazioni avranno sempre un potere nelle grandi decisioni, Moore sembra ammetterlo ma allo stesso tempo non si da per vinto e invita ad una misteriosa e ambigua rivoluzione del popolo. C'è poi l'ennesima pigra associazione tra Trump e Hitler, che forse diventerà anche azzeccata in futuro ma per il momento mi sembra solo un facile modo per polarizzare le parti e chiudere in modo sbrigativo ogni tipo di discussione per capire gli avversari, Esattamente come i suoi nemici Moore gioca al catastrofismo e sfrutta la paura di una possibile dittatura per compattare una sinistra incapace di parlare al cuore della gente, Moore divide tutto in buoni e cattivi e sottolinea come la nazione sia piena di virtuosi attivisti inascoltati ma in realtà quelli che mostra sono solo un gruppo di ingenui e candidi adolescenti che con vanità urlano e sbraitano ma poi non hanno idea di come funziona il mondo e non fanno niente di concreto, alla fine penso che sia proprio la debolezza di questo ingenuo e ideologico progressismo che ama scandalizzarsi il vero motivo per cui il facile populismo di Trump si è mangiato l'intero circo americano.