Recensione Film
Anno: 1953
Regia: Ingmar Bergman
Genere: Sentimentale, Dramma
★★★★ 😔
Due Ragazzi scappano in barca in una lunga fuga d'amore. Film sentimentale che descrive molto bene l'amore giovanile di ragazzi immaturi che scappano dal mondo oppressivo degli adulti fatto di troppe responsabilità, cosi in cerca d'indipendenza e di libertà partono in una fuga cieca per vivere una dolce e romantica vacanza tra la natura in un simbolico e paradisiaco Eden. C'è una scena di combattimento un po' goffa ma per quanto sia un film degli anni 50 visivamente è molto buono e sono ottimi i panorami naturali che escono fuori dai soliti set teatrali e danno un grande respiro al film con belle immagini che non sembrano per nulla invecchiate, colpiscono i primissimi piani in nero che entrano nei pensieri dei personaggi e poi seppur molto casto è un film pieno zeppo di erotismo, specie per l'epoca, non solo per la scena di nudo ma anche i tantissimi baci appassionati, le cosce scoperte di lei, l'idea di ballare, cantare, ubriacarsi e come viene offerto il sogno di sesso libero senza limiti. Un grande romanticismo che fa poi spazio alla cinica disillusione e i due giovani cresciuti troppo in fretta ricadono nei classici errori di coppia, specie il personaggio di Monika non ne esce benissimo per come è manipolatoria, rozza, materialista, attaccata al denaro ed eternamente insoddisfatta, cosi il film colpisce duro e ribadisce l'importanza della maturità nell'Amore, un quadro completo che mostra quanto è dolce l'euforia giovanile senza responsabilità e quanto dolorosa può diventare una relazione con persone incapaci di crescere.
9 marzo 2024
25 dicembre 2022
Triangle of Sadness
Recensione Film
Anno: 2022
Regia: Uben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😖
Coppia di giovani ricchi fa una crociera di lusso ma spuntano sempre di piu delle surreali tensioni politiche ed economiche. Una commedia Satirica che cerca di descrivere e fare il verso alla società di oggi sempre piu allo sbando dove tutto è una gigantesca transazione economica ma sopratutto di potere, tra classi sociali e anche nelle relazioni sentimentali che sono sorrette e alimentate dal bisogno di controllo, e l'inizio mi è piaciuto per questo con la presentazione dei due giovani modelli che in superficie litigano su un conto da pagare ma in realtà è una lotta vanitosa per avere il controllo sull altro, poi sulla nave le cose si fanno sempre piu surreali e grottesche e mi sono piaciuti i momenti di gelosia, il capitano chiuso ubriaco nella sua stanza, il costante sottomettersi per fare le foto alla compagna, l'inquietante scena dove viene forzata un inserviente ad entrare in vasca, e nonostante il vomito è anche molto bella la cena in alto mare con i forti rumori di onde e di bicchieri che vibrano mentre tutti questi ricchi cercano di mantenere una falsa calma durante un inquietante crisi umana. Ma è un peccato che il film si rivela troppo ossessionato dall suo messaggione politico contro il capitalismo e nell ultima parte la storia calca troppo la mano sull elemento socio-economico con una sottigliezza che si fa sempre piu da parte, il terzo atto è un cambio totale di situazione che vuole descrivere quanto è patetica e assurda una società dominata solo da transazioni economiche e nonostante il simpatico ribaltamento dei ruoli che gioca con le norme di genere tutto si fa ancora piu banale di prima, diventa un film stupido e anche piuttosto irritante con un personaggio che senza motivo si comporta in modo arrogante e odioso. Non lo ritengo un totale disastro perché la fotografia è buona, le scene sono fatte bene e comunque c'è un certo impegno ma decisamente l'ultima parte mi ha fatto schifo per come rovina e sminuisce la piacevole, acida e pessimista satira che c'era sulla nave.
Anno: 2022
Regia: Uben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😖
Coppia di giovani ricchi fa una crociera di lusso ma spuntano sempre di piu delle surreali tensioni politiche ed economiche. Una commedia Satirica che cerca di descrivere e fare il verso alla società di oggi sempre piu allo sbando dove tutto è una gigantesca transazione economica ma sopratutto di potere, tra classi sociali e anche nelle relazioni sentimentali che sono sorrette e alimentate dal bisogno di controllo, e l'inizio mi è piaciuto per questo con la presentazione dei due giovani modelli che in superficie litigano su un conto da pagare ma in realtà è una lotta vanitosa per avere il controllo sull altro, poi sulla nave le cose si fanno sempre piu surreali e grottesche e mi sono piaciuti i momenti di gelosia, il capitano chiuso ubriaco nella sua stanza, il costante sottomettersi per fare le foto alla compagna, l'inquietante scena dove viene forzata un inserviente ad entrare in vasca, e nonostante il vomito è anche molto bella la cena in alto mare con i forti rumori di onde e di bicchieri che vibrano mentre tutti questi ricchi cercano di mantenere una falsa calma durante un inquietante crisi umana. Ma è un peccato che il film si rivela troppo ossessionato dall suo messaggione politico contro il capitalismo e nell ultima parte la storia calca troppo la mano sull elemento socio-economico con una sottigliezza che si fa sempre piu da parte, il terzo atto è un cambio totale di situazione che vuole descrivere quanto è patetica e assurda una società dominata solo da transazioni economiche e nonostante il simpatico ribaltamento dei ruoli che gioca con le norme di genere tutto si fa ancora piu banale di prima, diventa un film stupido e anche piuttosto irritante con un personaggio che senza motivo si comporta in modo arrogante e odioso. Non lo ritengo un totale disastro perché la fotografia è buona, le scene sono fatte bene e comunque c'è un certo impegno ma decisamente l'ultima parte mi ha fatto schifo per come rovina e sminuisce la piacevole, acida e pessimista satira che c'era sulla nave.
30 gennaio 2022
Pleasure
Recensione Film
Anno: 2021
Regia: Ninja Thyberg
Genere: Erotico, dramma
★★★ 😰
Ragazza svedese raggiunge l'america per diventare pornoattrice di successo. Dramma Erotico che immerge nei sogni e nelle difficoltà di questa sporca carriera lavorativa che viene descritta piuttosto bene in modo intimo e personale con un approccio moderno che non cade nel solito facile attacco moralizzatore dove è tutto un mondo di peccato da distruggere ma anzi ho apprezzato come mostra l'ambiguità di questo regno del sesso dove dietro la camera da presa sono tutti gentili e comprensivi ma poi la forzatura dell esperienza resta comunque un compromesso da accettare ed è difficile dire di No una volta firmato. La protagonista funziona bene per come è goffa e inadatta cosi come Evelyn Claire è un ottima rivale bellissima simbolo della cima da raggiungere, buona anche la musica religiosa che ironicamente accompagna le scene piu spinte e anche l'uso delle nudità non mi è apparso gratuito per suscitare facile eccitazione ma è ben bilanciato con dubbi, imbarazzi e sentimenti sinceri in un misto di sofferenza, vanità ed arrivismo, e bello che durante le scene porno ci sono dei POV e dei cambi di prospettiva che fanno entrare nell punto di vista della ragazza che si trova a disagio nelle varie situazioni della sua difficile scalata al successo. E quindi la parte che descrive il mondo del Porno è per assurdo la parte piu riuscita mentre è un peccato che la generica scalata al successo da sogno hollywoodiano finisce per essere fin troppo cliché e vista mille volte, con il classico messaggio che è un mondo di lupi egoisti dove si è costretti a perdere l'anima e la felicità, sopratutto il rapporto con l'amica che viene sacrificata all altare della fama l'avrò visto almeno in cento film diversi, e poi il finale non mi è piaciuto per niente per come arriva cosi interrotto e cosi buttato via, è un interruzione pigra della storia che non funziona abbastanza a livello simbolico. Nel complesso è un film che usa bene le nudità e le situazioni erotiche per descrivere questo mondo del porno ma finisce per essere un veloce viaggio turistico fatto per curiosità piu che una profonda storia drammatica con veramente qualche cosa da dire.
Anno: 2021
Regia: Ninja Thyberg
Genere: Erotico, dramma
★★★ 😰
Ragazza svedese raggiunge l'america per diventare pornoattrice di successo. Dramma Erotico che immerge nei sogni e nelle difficoltà di questa sporca carriera lavorativa che viene descritta piuttosto bene in modo intimo e personale con un approccio moderno che non cade nel solito facile attacco moralizzatore dove è tutto un mondo di peccato da distruggere ma anzi ho apprezzato come mostra l'ambiguità di questo regno del sesso dove dietro la camera da presa sono tutti gentili e comprensivi ma poi la forzatura dell esperienza resta comunque un compromesso da accettare ed è difficile dire di No una volta firmato. La protagonista funziona bene per come è goffa e inadatta cosi come Evelyn Claire è un ottima rivale bellissima simbolo della cima da raggiungere, buona anche la musica religiosa che ironicamente accompagna le scene piu spinte e anche l'uso delle nudità non mi è apparso gratuito per suscitare facile eccitazione ma è ben bilanciato con dubbi, imbarazzi e sentimenti sinceri in un misto di sofferenza, vanità ed arrivismo, e bello che durante le scene porno ci sono dei POV e dei cambi di prospettiva che fanno entrare nell punto di vista della ragazza che si trova a disagio nelle varie situazioni della sua difficile scalata al successo. E quindi la parte che descrive il mondo del Porno è per assurdo la parte piu riuscita mentre è un peccato che la generica scalata al successo da sogno hollywoodiano finisce per essere fin troppo cliché e vista mille volte, con il classico messaggio che è un mondo di lupi egoisti dove si è costretti a perdere l'anima e la felicità, sopratutto il rapporto con l'amica che viene sacrificata all altare della fama l'avrò visto almeno in cento film diversi, e poi il finale non mi è piaciuto per niente per come arriva cosi interrotto e cosi buttato via, è un interruzione pigra della storia che non funziona abbastanza a livello simbolico. Nel complesso è un film che usa bene le nudità e le situazioni erotiche per descrivere questo mondo del porno ma finisce per essere un veloce viaggio turistico fatto per curiosità piu che una profonda storia drammatica con veramente qualche cosa da dire.
6 novembre 2021
Lamb
Recensione Film
Anno: 2021
Regia: Valdimar Jóhannsson
Genere: Dramma Folk
★★★ 😳
Su una sperduta montagna nebbiosa una coppia di allevatori cerca di superare un lutto. Lento dramma che con approccio realista narra quella che tranquillamente può essere una fiaba folkloristica, c'è il vuoto, la solitudine, il peccato, la colpa, lo spavento, il delirio e la follia in cerca di una possibile felicità con gli uomini che sfidano apertamente le leggi universali della natura, e seppur il tutto è fin troppo lento ed asciutto la regia è buona con pochi dialoghi e grandi respiri, specie l'inizio mi ha colpito per come vengono inquadrati gli animali in modo moooolto inquietante, le scene d'apertura con gli animali mi hanno davvero spaventato. Poi però qualcosa si rompe, viene visualizzata una certa cosa in un modo che appare esilarante, è ridicola, assurda, mette a disagio, ti tira completamente fuori dal film e ti sembra di stare guardando una pessima pubblicità di una cioccolata, è quel tipo di cosa che dici "ok capisco cosa mi vuoi dire ma lo hai fatto male", e oltre questo problema non mi ha convinto lo sviluppo della storia, sembra come se il film non avesse ben chiaro come sviluppare questa idea concettuale, ad un certo punto si aggiunge alla coppia il fratello per creare altro conflitto alla vicenda ma lui è sprecato e non fa nulla di concreto, non riesco a capire nemmeno il perché delle sue scelte dove in due o tre occasioni si ferma dal fare delle cose che sembrava molto determinato a fare. Nel complesso lo consiglio di vedere per le curiose e strane sensazioni di disagio che ti offre ma resta un film troppo lento, ha una sola idea ma la usa male e non riesce a visualizzare nel concreto la tragedia di una matrimonio spezzato dall incapacità di andare avanti.
Anno: 2021
Regia: Valdimar Jóhannsson
Genere: Dramma Folk
★★★ 😳
Su una sperduta montagna nebbiosa una coppia di allevatori cerca di superare un lutto. Lento dramma che con approccio realista narra quella che tranquillamente può essere una fiaba folkloristica, c'è il vuoto, la solitudine, il peccato, la colpa, lo spavento, il delirio e la follia in cerca di una possibile felicità con gli uomini che sfidano apertamente le leggi universali della natura, e seppur il tutto è fin troppo lento ed asciutto la regia è buona con pochi dialoghi e grandi respiri, specie l'inizio mi ha colpito per come vengono inquadrati gli animali in modo moooolto inquietante, le scene d'apertura con gli animali mi hanno davvero spaventato. Poi però qualcosa si rompe, viene visualizzata una certa cosa in un modo che appare esilarante, è ridicola, assurda, mette a disagio, ti tira completamente fuori dal film e ti sembra di stare guardando una pessima pubblicità di una cioccolata, è quel tipo di cosa che dici "ok capisco cosa mi vuoi dire ma lo hai fatto male", e oltre questo problema non mi ha convinto lo sviluppo della storia, sembra come se il film non avesse ben chiaro come sviluppare questa idea concettuale, ad un certo punto si aggiunge alla coppia il fratello per creare altro conflitto alla vicenda ma lui è sprecato e non fa nulla di concreto, non riesco a capire nemmeno il perché delle sue scelte dove in due o tre occasioni si ferma dal fare delle cose che sembrava molto determinato a fare. Nel complesso lo consiglio di vedere per le curiose e strane sensazioni di disagio che ti offre ma resta un film troppo lento, ha una sola idea ma la usa male e non riesce a visualizzare nel concreto la tragedia di una matrimonio spezzato dall incapacità di andare avanti.
Tags:
Film,
Supernatural,
Svezia
4 aprile 2019
Border
Recensione Film
Anno: 2018
Regia: Ali Abasi
Genere: Thriller, Horror
Titolo ITA: Creature di Confine
★★★★ 😰
Donna brutta incontra uomo brutto come lei che le farà scoprire di piu su se stessa. Un Horror-thriller sentimentale che offre un realismo grezzo e doloroso sul disagio di una donna Diversa, la storia di base una volta rivelata non è poi tanto sorprendente, anzi è il solito percorso di crescita identitario fatto di sogni e disillusioni visto e rivisto decine di volte ma qua l'esecuzione è grandiosa con una regia che gioca con la tensione e l'ambiguità delle sensazioni, si offre sgradevolezza allo spettatore ma è un tipo di bruttezza affascinante, Infatti è un film molto Erotico, c'è un grande lavoro dietro al fiutare, l'annusare, l'ansimare e tutto questo raggiunge dentro di noi sensazioni primordiali e animalesche, la visione ci fa ritornare animali e si resta magicamente affascinati davanti alla conflittuale tensione sessuale dei due protagonisti perché è tensione ripugnante che ti fa sentire sporco ma che attira e intriga, e poi il disgusto ha comunque un anima pura, che cerca serenità e pace nella natura, la protagonista è un animale addomesticato che per lavoro giudica gli altri, cosi si sente il suo stato di cattività, c'è disagio e solitudine nel tornare a casa ed essere accolta da cani violenti e c'è tensione e rabbia nel fiutare il vero mostro tra la gente normale. Il film cerca di delineare che cosa sia l'Umanità e tanti sono i paralleli tematici con conflitti tra Bello/Brutto, uomo/Animale o Forma/apparenza e chiaramente il tutto ha un anima molto progressista, infatti questo conflitto con il Corpo e la propria natura è facilmente riconoscibile nei temi Lgbt ma il messaggio non diventa mai banale o facilmente ruffiano, anzi le sgradevoli divisioni restano fino alla fine dove la propria natura diventa sia una salvezza che una definitiva condanna. La recitazione è molto convincente e da ammirare perché tra protesi e grugniti bastava un niente per rendere tutto ridicolo, Il ritmo è troppo lento e non amo mai il facile simbolismo allegorico sugli animali ma comunque il film è davvero potente a livello sensoriale ed è per questo che è riuscito a rimanermi dentro anche dopo la visione (che è una cosa piuttosto rara)
Anno: 2018
Regia: Ali Abasi
Genere: Thriller, Horror
Titolo ITA: Creature di Confine
★★★★ 😰
Donna brutta incontra uomo brutto come lei che le farà scoprire di piu su se stessa. Un Horror-thriller sentimentale che offre un realismo grezzo e doloroso sul disagio di una donna Diversa, la storia di base una volta rivelata non è poi tanto sorprendente, anzi è il solito percorso di crescita identitario fatto di sogni e disillusioni visto e rivisto decine di volte ma qua l'esecuzione è grandiosa con una regia che gioca con la tensione e l'ambiguità delle sensazioni, si offre sgradevolezza allo spettatore ma è un tipo di bruttezza affascinante, Infatti è un film molto Erotico, c'è un grande lavoro dietro al fiutare, l'annusare, l'ansimare e tutto questo raggiunge dentro di noi sensazioni primordiali e animalesche, la visione ci fa ritornare animali e si resta magicamente affascinati davanti alla conflittuale tensione sessuale dei due protagonisti perché è tensione ripugnante che ti fa sentire sporco ma che attira e intriga, e poi il disgusto ha comunque un anima pura, che cerca serenità e pace nella natura, la protagonista è un animale addomesticato che per lavoro giudica gli altri, cosi si sente il suo stato di cattività, c'è disagio e solitudine nel tornare a casa ed essere accolta da cani violenti e c'è tensione e rabbia nel fiutare il vero mostro tra la gente normale. Il film cerca di delineare che cosa sia l'Umanità e tanti sono i paralleli tematici con conflitti tra Bello/Brutto, uomo/Animale o Forma/apparenza e chiaramente il tutto ha un anima molto progressista, infatti questo conflitto con il Corpo e la propria natura è facilmente riconoscibile nei temi Lgbt ma il messaggio non diventa mai banale o facilmente ruffiano, anzi le sgradevoli divisioni restano fino alla fine dove la propria natura diventa sia una salvezza che una definitiva condanna. La recitazione è molto convincente e da ammirare perché tra protesi e grugniti bastava un niente per rendere tutto ridicolo, Il ritmo è troppo lento e non amo mai il facile simbolismo allegorico sugli animali ma comunque il film è davvero potente a livello sensoriale ed è per questo che è riuscito a rimanermi dentro anche dopo la visione (che è una cosa piuttosto rara)
2 aprile 2018
Canzoni del Secondo Piano
Recensione Film
Anno: 2000
Regia: Roy Andersson
Genere: Surreale, Commedia Nera, Arthouse
★★★★ 😐
Commedia Nera Surrealista su un intera società in crisi. Film monolitico e molto Sovietico, triste, ambienti spogli, beige con una coposizione fotografica magnifica dove però tutti fanno quasi le belle statuine, le scene sono separate in modo netto l'una dall altra come degli sketch, delle vignette di fumetto dove la battuta finale diventa pura tragedia, si ride o dovrebbe ridere dell dramma sociale ma le scene non si fermano alla battuta e continuano quel tanto che basta da offrire quella profonda sensazione di vuoto, ricordando come ormai l'essere umano è completamente perso, non sa dove andare o cosa fare. Uomini ricchi o poveri che appaiono come zombie, senza parole, prigionieri di un ingorgo infinito, perduti nel lavoro, nel commercio, unico vero valore da venerare, ma perso il Controllo si è perso tutto, la vita non vale la pena di essere vissuta, il figlio poeta è un pazzo depresso, una vergogna per un padre disperato, i giovani promettenti vanno sacrificati in nome di questa visione razionale, persino l'approccio alla religione diventa un'altra razionale transazione economica, un altro business da abbandonare presto se non funziona piu. Ottima la scena dove Il dipendente licenziato viene trascinato nel corridoio, quel bel canto a sorpresa nella metro e poi arriva l'epicità da colossal come l'agghiacciante scena del sacrificio, quella della fuga in aereoporto o quella potentissima scena finale di completa impotenza dell uomo e che si ricollega all idea di uomini disperati come topi e zombie. Un protagonista c'è ma il film è chiaramente un arthouse pesante da vedere, con una storia piuttosto vaga, le scene sono tagliate con l'accetta e si dilungano anche in maniera pretenziosa, i temi presentati oscillano dall essere troppo ovvi al essere troppo sottili, così ti rimane sempre quella sensazione di "humm credo di aver capito ma forse non ho capito niente". Non sarà perfetto ma comunque per me è piuttosto buono, la sola messa in scena vale l'intera visione, alcune inquadrature sono veri e propri quadri con movimenti precisi che hanno sempre un significato e una narrativa al loro interno.
Anno: 2000
Regia: Roy Andersson
Genere: Surreale, Commedia Nera, Arthouse
★★★★ 😐
Commedia Nera Surrealista su un intera società in crisi. Film monolitico e molto Sovietico, triste, ambienti spogli, beige con una coposizione fotografica magnifica dove però tutti fanno quasi le belle statuine, le scene sono separate in modo netto l'una dall altra come degli sketch, delle vignette di fumetto dove la battuta finale diventa pura tragedia, si ride o dovrebbe ridere dell dramma sociale ma le scene non si fermano alla battuta e continuano quel tanto che basta da offrire quella profonda sensazione di vuoto, ricordando come ormai l'essere umano è completamente perso, non sa dove andare o cosa fare. Uomini ricchi o poveri che appaiono come zombie, senza parole, prigionieri di un ingorgo infinito, perduti nel lavoro, nel commercio, unico vero valore da venerare, ma perso il Controllo si è perso tutto, la vita non vale la pena di essere vissuta, il figlio poeta è un pazzo depresso, una vergogna per un padre disperato, i giovani promettenti vanno sacrificati in nome di questa visione razionale, persino l'approccio alla religione diventa un'altra razionale transazione economica, un altro business da abbandonare presto se non funziona piu. Ottima la scena dove Il dipendente licenziato viene trascinato nel corridoio, quel bel canto a sorpresa nella metro e poi arriva l'epicità da colossal come l'agghiacciante scena del sacrificio, quella della fuga in aereoporto o quella potentissima scena finale di completa impotenza dell uomo e che si ricollega all idea di uomini disperati come topi e zombie. Un protagonista c'è ma il film è chiaramente un arthouse pesante da vedere, con una storia piuttosto vaga, le scene sono tagliate con l'accetta e si dilungano anche in maniera pretenziosa, i temi presentati oscillano dall essere troppo ovvi al essere troppo sottili, così ti rimane sempre quella sensazione di "humm credo di aver capito ma forse non ho capito niente". Non sarà perfetto ma comunque per me è piuttosto buono, la sola messa in scena vale l'intera visione, alcune inquadrature sono veri e propri quadri con movimenti precisi che hanno sempre un significato e una narrativa al loro interno.
6 marzo 2018
Persona
Recensione Film
Anno:1966
Regia: Ingmar Bergman (+)
Genere: Arthouse, Psicologico, Esistenziale
★★★★★ 😇
Alma è un infermiera che cerca di aiutare un attrice perduta in una misteriosa malattia. Film riflessivo e psicologico che si addentra nella psiche umana e nei problemi esistenziali dell'identità personale, si parla del conflitto con i ruoli che la vita e la società ci impongono, maschere come l'essere moglie, madre, amante, amica, dei ruoli di cui la mente libera vorrebbe sempre sfuggire, tutto è una menzogna, Nessuno può essere veramente capito e nemmeno noi possiamo capire noi stessi. Il film è molto Minimalista, offre emozioni profonde e tanti primi piani, volti potenti che sovrastano, si incrociano e intersecano in una cosa sola, anche il sonoro è minimalista, inquetante e onirico quasi da Horror, e con un montaggio sperimentale da Meta-cinema tutto diventa un sogno lucido pieno di momenti potenti, alcuni sono cosi potenti che spaccano completamente il film, lo squarciano e lo strappano ribadendo che anch'esso è solo un altra delle tante menzogne della vita. Alma racconta ad Elisabet la sua di persona, l'infermiera si apre e si mette a nudo, mostra tutte le sue fragilità e contraddizioni, nasce un intimo e stupendo racconto erotico molto significativo e nasce l'illusione di un possibile contatto tra individui, ma la verità della solitudine umana arriva prepotente e si crea una ferita inguaribile. C'è poi il climax dell intero film che è un doppio spiegone ripetuto sul passato di Elisabet, un ripetersi due volte dello stesso monologo che distrae ma non solo serve a chiarire ogni cosa ma anche a costruire l'idea di due prospettive diverse e opposte nate da una stessa origine. Inutile dire che è un ottimo film, quella mano sullo schermo vale l'intera visione ma sono ottimi anche molti dei primi piani come quello di Elisabet che viene avvolta lentamente dall oscurità e quel capolavoro che è il dialogo a tre con il marito, all epoca Parlare di sesso e aborto era piuttosto audace e di certo ancora di piu il mostrare donne che sognano di voler essere libere non solo dalla società ma da loro stesse.
Anno:1966
Regia: Ingmar Bergman (+)
Genere: Arthouse, Psicologico, Esistenziale
★★★★★ 😇
Alma è un infermiera che cerca di aiutare un attrice perduta in una misteriosa malattia. Film riflessivo e psicologico che si addentra nella psiche umana e nei problemi esistenziali dell'identità personale, si parla del conflitto con i ruoli che la vita e la società ci impongono, maschere come l'essere moglie, madre, amante, amica, dei ruoli di cui la mente libera vorrebbe sempre sfuggire, tutto è una menzogna, Nessuno può essere veramente capito e nemmeno noi possiamo capire noi stessi. Il film è molto Minimalista, offre emozioni profonde e tanti primi piani, volti potenti che sovrastano, si incrociano e intersecano in una cosa sola, anche il sonoro è minimalista, inquetante e onirico quasi da Horror, e con un montaggio sperimentale da Meta-cinema tutto diventa un sogno lucido pieno di momenti potenti, alcuni sono cosi potenti che spaccano completamente il film, lo squarciano e lo strappano ribadendo che anch'esso è solo un altra delle tante menzogne della vita. Alma racconta ad Elisabet la sua di persona, l'infermiera si apre e si mette a nudo, mostra tutte le sue fragilità e contraddizioni, nasce un intimo e stupendo racconto erotico molto significativo e nasce l'illusione di un possibile contatto tra individui, ma la verità della solitudine umana arriva prepotente e si crea una ferita inguaribile. C'è poi il climax dell intero film che è un doppio spiegone ripetuto sul passato di Elisabet, un ripetersi due volte dello stesso monologo che distrae ma non solo serve a chiarire ogni cosa ma anche a costruire l'idea di due prospettive diverse e opposte nate da una stessa origine. Inutile dire che è un ottimo film, quella mano sullo schermo vale l'intera visione ma sono ottimi anche molti dei primi piani come quello di Elisabet che viene avvolta lentamente dall oscurità e quel capolavoro che è il dialogo a tre con il marito, all epoca Parlare di sesso e aborto era piuttosto audace e di certo ancora di piu il mostrare donne che sognano di voler essere libere non solo dalla società ma da loro stesse.
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5stelle,
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Film,
intimo,
Meta,
Psicologico,
Svezia
21 gennaio 2018
The Square
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Ruben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😅
Curatore di museo tocca i limiti del consentito per raggiungere un pubblico piu ampio. Un film che parla di arte moderna, di pubblicità, di marketing, di critica, pretenziosità e sopratutto del conflitto tra Arte e Pubblico, gli artisti sono disperati e patetici cercando di riuscire a spedire un qualche Messaggio e quindi Osano, rischiano, si compromettono, esagerano e falliscono, ed è giusto cosi, per essere tale l'arte non deve confortare ma deve provare ad essere provocatoria, scuotere e smuovere le coscienze. il film parla anche di come gli artisti sono bastardi egocentrici che amano solo se stessi e sfruttano i problemi sociali e la povertà per tornaconto personale, ovviamente con questi argomenti il film diventa inevitabilmente anche "Meta" con il telefono da recuperare e la scena dell ristorante che è piu o meno la tesi massima del discorso, si mostra visivamente i limiti dell rapporto tra artista e il suo passivo pubblico, che è disposto ad accettare un qualsiasi messaggio a patto che non superi certi Limiti, ma è solo dentro o oltre quei limiti che il pubblico viene veramente toccato, è solo nei limiti che l'Arte diventa Arte. Il film quindi vive di momenti, ha grandi scene, la regia riesce molto bene a Costruire la Tensione e la distensione in situazioni che oscillano tra il comico e il satirico, bello il pathos quando le luci si accendono e spengono alla consegna delle lettere, i gridi d'aiuto casuali o i rumori violenti in sottofondo, con le musiche utilizzate che vanno dalla classica ad un piu violento dunzdunz da rave party. Ma nell insieme Il film non mi ha convinto, è pesante, troppo lungo e forse il problema principale è per ironia proprio nel suo messaggio verso l'Arte che finisce per essere cosi palese che rovina il discorso narrativo, è un messaggio su qualcosa che non si può definire che si arruffiana un certo tipo di pubblico intellettuale ma allo spettatore comune non frega nulla della storia, non ci frega nulla del protagonista, non ci importa nulla dei suoi colleghi, cosi come la relazione con la giornalista e il rapporto difficile con le sue figlie, c'è troppo sottotesto e poco testo, il film vive cosi di intellettualismo spocchioso, infatti tutto il discorso sulla moralità artistica è circoscritto solo a critici e artisti mentre le persone normali se ne sbattono di come un messaggio viene spedito, l'importante è che arrivi.
Anno: 2017
Regia: Ruben Östlund
Genere: Satirico
★★★ 😅
Curatore di museo tocca i limiti del consentito per raggiungere un pubblico piu ampio. Un film che parla di arte moderna, di pubblicità, di marketing, di critica, pretenziosità e sopratutto del conflitto tra Arte e Pubblico, gli artisti sono disperati e patetici cercando di riuscire a spedire un qualche Messaggio e quindi Osano, rischiano, si compromettono, esagerano e falliscono, ed è giusto cosi, per essere tale l'arte non deve confortare ma deve provare ad essere provocatoria, scuotere e smuovere le coscienze. il film parla anche di come gli artisti sono bastardi egocentrici che amano solo se stessi e sfruttano i problemi sociali e la povertà per tornaconto personale, ovviamente con questi argomenti il film diventa inevitabilmente anche "Meta" con il telefono da recuperare e la scena dell ristorante che è piu o meno la tesi massima del discorso, si mostra visivamente i limiti dell rapporto tra artista e il suo passivo pubblico, che è disposto ad accettare un qualsiasi messaggio a patto che non superi certi Limiti, ma è solo dentro o oltre quei limiti che il pubblico viene veramente toccato, è solo nei limiti che l'Arte diventa Arte. Il film quindi vive di momenti, ha grandi scene, la regia riesce molto bene a Costruire la Tensione e la distensione in situazioni che oscillano tra il comico e il satirico, bello il pathos quando le luci si accendono e spengono alla consegna delle lettere, i gridi d'aiuto casuali o i rumori violenti in sottofondo, con le musiche utilizzate che vanno dalla classica ad un piu violento dunzdunz da rave party. Ma nell insieme Il film non mi ha convinto, è pesante, troppo lungo e forse il problema principale è per ironia proprio nel suo messaggio verso l'Arte che finisce per essere cosi palese che rovina il discorso narrativo, è un messaggio su qualcosa che non si può definire che si arruffiana un certo tipo di pubblico intellettuale ma allo spettatore comune non frega nulla della storia, non ci frega nulla del protagonista, non ci importa nulla dei suoi colleghi, cosi come la relazione con la giornalista e il rapporto difficile con le sue figlie, c'è troppo sottotesto e poco testo, il film vive cosi di intellettualismo spocchioso, infatti tutto il discorso sulla moralità artistica è circoscritto solo a critici e artisti mentre le persone normali se ne sbattono di come un messaggio viene spedito, l'importante è che arrivi.
17 novembre 2017
The Snowman - L'uomo di Neve
Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Genere: Murder Mistery, Thriller, Dramma
★ 😠
Fassbender è un alcolizzato prigioniero in una noiosa indagine per fermare un killer che fa pupazzi di neve. Premessa Ridicola che diventa sempre piu ridicola per come viene presentata in un tono ultra serio e profondo, diventa subito evidente che Il film non sa minimamente dove andare o cosa dire, la trama cade, si perde, barcolla, scivola, inciampa, cade nel ghiaccio, va di qua e di la in infiniti dialoghi o panoramiche di strade innevate, le motivazioni non coinvolgono mai e l'investimento dello spettatore si riduce molto velocemente sotto lo zero. Come Tema centrale della storia ci sono i difficili rapporti con i genitori, reali o surrogati, ma tutto è cosi abbozzato e senza un vero approfondimento che nulla riesce ad essere memorabile, riesce solo a farti odiare a morte quella maledetta musichetta popcorn che si ripete in continuazione. Non è solo la storia piena di buchi il problema ma anche la presenza di un montaggio folle e schizzofrenico che confonde inutilmente, Molte cose sembrano non avere alcun senso e molte delle scene appaiono patetiche per come sono disperate nel tentativo di costruire un vera tensione per il pubblico. E intendiamoci, Nonostante i Tanti difetti NON è poi cosi male, non è uno di quei disastri da strapparsi i capelli e gridare a dio pietà, è solo lo scheletro di un mediocre Thriller costruito male, un chiaro film incompleto, ed è proprio questa mancanza della normale Ciccia che sconvonge e turba lo spettatore, oltre al fatto che è di una noia pazzesca.
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Genere: Murder Mistery, Thriller, Dramma
★ 😠
Fassbender è un alcolizzato prigioniero in una noiosa indagine per fermare un killer che fa pupazzi di neve. Premessa Ridicola che diventa sempre piu ridicola per come viene presentata in un tono ultra serio e profondo, diventa subito evidente che Il film non sa minimamente dove andare o cosa dire, la trama cade, si perde, barcolla, scivola, inciampa, cade nel ghiaccio, va di qua e di la in infiniti dialoghi o panoramiche di strade innevate, le motivazioni non coinvolgono mai e l'investimento dello spettatore si riduce molto velocemente sotto lo zero. Come Tema centrale della storia ci sono i difficili rapporti con i genitori, reali o surrogati, ma tutto è cosi abbozzato e senza un vero approfondimento che nulla riesce ad essere memorabile, riesce solo a farti odiare a morte quella maledetta musichetta popcorn che si ripete in continuazione. Non è solo la storia piena di buchi il problema ma anche la presenza di un montaggio folle e schizzofrenico che confonde inutilmente, Molte cose sembrano non avere alcun senso e molte delle scene appaiono patetiche per come sono disperate nel tentativo di costruire un vera tensione per il pubblico. E intendiamoci, Nonostante i Tanti difetti NON è poi cosi male, non è uno di quei disastri da strapparsi i capelli e gridare a dio pietà, è solo lo scheletro di un mediocre Thriller costruito male, un chiaro film incompleto, ed è proprio questa mancanza della normale Ciccia che sconvonge e turba lo spettatore, oltre al fatto che è di una noia pazzesca.
18 settembre 2017
Fanny & Alexander
Recensione Film
Anno: 1982
Regia: Ingmar Bergman (+)
Genere: Storia di formazione, dramma
★★★★ 😐
Il giovane Alexander vive felice la sua vita da ricco borghese fino a quando la vita lo chiamerà a dure riflessioni esistenziali. Una storia di formazione "per adulti" e quasi completamente inaccessibile ai piu giovani, vediamo la calda opulenza aristocratica di chi sta bene economicamente ma sopratutto spiritualmente e poi entriamo in un asettica e fredda prigione spirituale dove la religione offre solo punizioni e dogmi crudeli piu che vere risposte. Il film è lunghissimo (ho visto la versione da 3 figuriamoci quella da 5 ore) e filosofeggia un po' troppo apertamente giocando facile con lo stereotipo dell'educazione autoritaria ma restano impressi momenti molto potenti, dalla leggerezza goliardica del natale in famiglia alle Urla disumane che raggelano i poveri ragazzi, ci sono primi piani graffianti e sopratutto colpiscono i momenti surreali dove la fantasia di Alexander piega la realtà mostrando a lui e a noi i suoi stati d'animo. E cosi alla fine la famiglia diventa il palcoscenico della vita, tutti hanno un ruolo, Tra farsa e tragedia, fantasia e realtà, In un rapporto di amore e odio piu si conosce la Vita e piu ci si accorge che le verità non esistono, dove la morte è Dio e Dio è il Teatro.
Anno: 1982
Regia: Ingmar Bergman (+)
Genere: Storia di formazione, dramma
★★★★ 😐
Il giovane Alexander vive felice la sua vita da ricco borghese fino a quando la vita lo chiamerà a dure riflessioni esistenziali. Una storia di formazione "per adulti" e quasi completamente inaccessibile ai piu giovani, vediamo la calda opulenza aristocratica di chi sta bene economicamente ma sopratutto spiritualmente e poi entriamo in un asettica e fredda prigione spirituale dove la religione offre solo punizioni e dogmi crudeli piu che vere risposte. Il film è lunghissimo (ho visto la versione da 3 figuriamoci quella da 5 ore) e filosofeggia un po' troppo apertamente giocando facile con lo stereotipo dell'educazione autoritaria ma restano impressi momenti molto potenti, dalla leggerezza goliardica del natale in famiglia alle Urla disumane che raggelano i poveri ragazzi, ci sono primi piani graffianti e sopratutto colpiscono i momenti surreali dove la fantasia di Alexander piega la realtà mostrando a lui e a noi i suoi stati d'animo. E cosi alla fine la famiglia diventa il palcoscenico della vita, tutti hanno un ruolo, Tra farsa e tragedia, fantasia e realtà, In un rapporto di amore e odio piu si conosce la Vita e piu ci si accorge che le verità non esistono, dove la morte è Dio e Dio è il Teatro.
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