14 dicembre 2025

I Diari della Motocicletta

Recensione Film
Anno: 2004
Regia: Walter Salles
Genere: on the Road, Dramma

★★★★ 😉

Due ragazzi decidono di partire per un lungo viaggio in moto percorrendo tutto il sudamerica. Film On the Road che mostra il viaggio che ha fatto Ernesto "Che" Guevara insieme al suo amico e piu che parlare di quello che farà il noto rivoluzionario il film vuole descrivere dei normali giovani che partono in libertà per divertirsi ma ovviamente essendo la figura di Guevara piuttosto leggendaria c'è il rischio di santificare e miticizzare le origini del personaggio e qua il fatto che non dice mai bugie e vuole sempre aiutare i poveri e malati può sembrare una visione molto romantica dell uomo ma secondo me la storia funziona perché va oltre il solito Biopic celebrativo per narrare un universale percorso umano di crescita che avviene senza pesanti e forzate morali ideologiche. E mi piace lo stile di narrazione con lettere alla madre e pensieri intimi, diverte il contrasto dei due amici con Ernesto chiuso e pensieroso mentre Alberto è estroverso e pensa sempre a scopare, ci si affeziona alla mitica moto "poderosa", fanno sorridere le varie cadute e i problemi economici, sono belli i panorami naturali che attraversano, poi il viaggio da essere goliardico diventa sempre piu profondo e colpisce l'incontro con i minatori sfruttati, in Perù si interessano alla condizione degli indios e la tappa alla colonia di lebbrosi apre sinceramente il cuore dei due ragazzi e colpisce quel rifiuto di mettere i guanti fino al gesto simbolico di Ernesto di nuotare tra le due sponde del fiume che indica la voglia ribelle di spaccare le divisioni sociali del mondo. Ma sul lato tecnico non cè niente di eccezionale e sarebbe semplicemente un film carino se non fosse per il potentissimo finale che ti resta dentro per tutta la vita, dopo quel addio ai malati tra le nebbie arriva il saluto dei due amici e viene detto "io non sono piu Io, qualcosa è cambiato dentro di me" e sotto la straordinaria musica di Gustavo Santaolalla parte un bellissimo montaggio di volti umani che crea un album di ricordi fatto di persone autentiche che commuove e ti lascia un grande senso di nostalgia e umanità vissuta. Cosi attraverso la leggerezza e la voglia divertirsi di normali ragazzi il film racconta bene un grande viaggio di maturazione che accende anche in noi spettatori un profonda coscienza sociale.

4 giugno 2024

The 8 Show

Recensione Serie tv
Anno: 2024
Showrunner: Han Jae-rim
Genere: Satirico, Death game
Episodi: 8

★★★★ 😁/😳

Otto persone con problemi economici partecipano ad un misterioso show di sopravvivenza per fare una montagna di soldi. Serie tv Basata sul webtoon coreano "money game" che piena di graffiante umorismo mette in scena un microcosmo satirico dove i partecipanti pieni di avidità e disperazione fanno di tutto per guadagnare il piu possibile, divisi in un simbolico condominio da otto piani ottengono soldi semplicemente con il passare del tempo ma questo tempo va accumolato in modo sconosciuto e chi è al piano piu alto decide quanto cibo e acqua condividere e ha un potere immenso sugli altri mentre chi è ai piani piu bassi si ritrova ad avere i rifiuti e gli escrementi di tutti cosi c'è chi ottiene il massimo dei privilegi e chi viene solo sfruttato e umiliato. Uno show che palesemente si ispira ai classici death-game asiatici ma la formula è abbastanza diversa e unica da risultare interessante visto che la strana situazione crea una mini società che deve imparare ad organizzarsi per funzionare, la scrittura all inizio mi è piaciuta molto e tutti i personaggi sono caratterizzati molto bene con personalità diverse e riconoscibili, bello come ognuno è presentato, mi piacciono le riflessioni su come spendere nel modo piu saggio i soldi guadagnati, la regia è ottima per come entra bene nella mente dei personaggi e sfrutta alla perfezione il minimalismo delle ambientazioni, è molto significativo come provano un socialismo equo ma l'equilibrio ricrea le stesse inequità sociali come nella realtà fino alla democrazia che degenera in una specie di stato dittatoriale. Ed è una serie leggera ma che sa diventare anche piuttosto oscura, cosi si ride spesso alla follia che accade ma arriva anche qualche brivido e momento inquietante, si tifa facilmente per alcuni personaggi sottomessi e viene vera rabbia contro quelli piu odiosi ed egoisti, e visto che al centro c'è anche il rapporto con il pubblico che deve essere intrattenuto a tutti i costi c'è anche un chiaro elemento Meta-narrativo perché gli spettatori da intrattenere siamo noi che diventiamo complici degli orrori e guardiamo sadicamente le sofferenze degli altri. Insomma è una serie molto divertente e profonda e per me i primi sei episodi sono quasi perfetti ed è stata una goduria vederli litigare ma poi gli ultimi due mi hanno deluso e si sente proprio il salto dello squalo con esagerazioni troppo assurde e irrealistiche, la violenza appare fin troppo estrema e gratuita, i cattivi sono troppo cattivi a livello irrazionale, odio come le ferite che subiscono con gravi botte in testa guariscono troppo in fretta, il messaggione politico diventa fin troppo esplicito e palese, le regole del gioco non sono mai del tutto chiare e molti barano, non mi è piaciuta per niente la tortura da arancia meccanica per come è qualcosa di fin troppo esagerato e il poetico salto sulla fune con tutta quella caduta nelle fiamme è proprio una puttanata e un pessimo modo per chiudere questa serie forzando un emptia per un personaggio che comunque è pieno di difetti come gli altri. Nel complesso non mi sento di bocciarla del tutto e resta una grande folle esperienza politica e sociale che riesce a divertire e far riflettere sulle dinamiche economiche e sociali nel nostro mondo.

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il Buco (2019)

2 gennaio 2021

Martin Eden

Recensione Film
Anno: 2019
Regia: Pietro Marcello
Genere: Politico, Sociale

★★★★ 😏

Povero belloccio Ignorante si invaghisce di ragazza ricca e decide di fare lo scrittore per raggiungerla socialmente. Tratto dall omonimo Romanzo di Jack London questo film parte dall eterna lotta di classe per poi descrivere la disillusione ideologica moderna, Martin è un individualista figlio del presente e in un chiaro anacronismo novecentesco che salta al contrario dal pre al post dopoguerra la storia racchiude tutti i sogni e incubi del secolo scorso e attacca la vecchia romantica illusione che la cultura servi davvero a qualcosa, piu legge e piu il protagonista capisce i fallimenti del socialismo e le ipocrisie della borghesia italiana che finge di essere per la meritocrazia e il libero mercato ma continua a mantenere l'inequità dello stato sociale, prova a scrivere di se stesso e della miseria ma i suoi scritti sono troppo crudi, sagaci, pieni di risentimento verso la realtà e gli dicono di fare cose piu allegre e sognanti perché la gente non ama la verità, il marito della sorella è abusivo e pensa solo al lavoro e ai soldi ma poi ha un successo commerciale e tutto gli è perdonato, e infine capisce come lo stesso successo che voleva tanto non porta a nulla se non un odio e risentimento per se stesso e i suoi sogni ingenui da poeta romantico, il tutto mantenendo sempre un giusto equilibrio e ambiguità filosofica che non parteggia mai per il protagonista, sta allo spettatore decidere se è piu importante l'individualismo o il socialismo, ma sono chiari i difetti di entrambi i punti di vista. Visivamente è piuttosto buono con uno stile di colori anni 70 che mi piace molto cosi come funzionano gli spezzoni di clip piu vecchie per demarcare ricordi e sensazioni perdute, è un film che parla d'arte ma con sincerità ti fa respirare spesso la strada, la gente, il divario sociale, poi Martinelli è indubbiamente molto bravo, specie colpisce la scena della poesia con la fiamma o i vari monologhi pieni di risentimento politico, anche se non ho amato che ogni donna che incontra viene affascinata magicamente da lui e ho odiato la francesina di cui è innamorato che non sembra avere qualità, forse è anche un qualcosa di voluto vista la piu passionale relazione con l'altra ragazza ma non si sente proprio questo grande amore, la francesina l'ho trovata troppo piatta, è un misero personaggio musa idealizzato all inverosimile e che simboleggia il desiderio dell artista di elevarsi e raggiungere quel tipo di mondo superiore, tutto cosi diventa fin troppo allegorico, la relazione alla base del film non convince del tutto e meritava decisamente un aspetto piu umano.

31 agosto 2020

L'Asso Nella Manica

Recensione Film
Anno: 1951
Regia: Billy Wilder
Genere: Dramma, sociale

★★★★ 😓

Giornalista fallito sfrutta la drammatica situazione di un pover uomo per fare soldi e successo. Un dramma umano sull'avidità, l'ambizione e le ombre amorali di un giornalismo predatorio e sciacallo che sfrutta i drammi della povera gente, è una storia che parte semplice ma diventa sempre piu nera e cupa, guardare il film è come assistere a delle iene mangiare una preda ancora viva, dallo scheriffo che pensa alle elezioni, l'odiosa moglie o persino la gente che arriva ognuno ha il suo interesse nello sfruttare la tragedia. Visivamente è piuttosto standard, ha un paio di inquadrature interessanti come quelle tese nella grotta, la sempre piu ridicola folla di curiosi o il bacio di possessione al contrario ma nel complesso non è un film che vive di Tecnica, è piu una buona storia realizzata bene che vive attraverso l'ottima interpretazione di Kirk Douglas, che qua è Viscido, arrogante, ambizioso, prepotente, bugiardo, ma comunque umano, la bellezza di questi film del passato è che per quanto erano cinici, disillusi, consapevoli del marcio dell mondo non dimenticavano il lato umano, qua nonostante tutto il protagonista ha un cuore, soffre le sue scelte e le sue bugie, è un bastardo ma si arriva sempre piu alla commozione grazie a lui e al suo punto di vista, cosi il messaggio morale viene costruito nella mente dello spettatore senza forzati o intrusivi moralismi dall alto. E mi piace come la situazione si gonfia sempre di piu e diventa un circo grottesco, è davvero un'ottima critica a un certo tipo di giornalismo che ancora oggi esiste (basta vedere i soliti casi di cronaca nera) ma per come la situazione evolve diventa anche una critica politica su come si sfruttano le tragedie e le sincere emozioni della gente per vuoto interesse economico (e da terremoti e alluvioni noi italiani siamo degli esperti in questo).

11 maggio 2020

Il Buco

Recensione Film
Anno: 2019
Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Genere: Politico, Horror, Prigione
Titolo originale: El hoyo
★★★ 😛

Per smettere di fumare un uomo si fa incarcerare in speciale prigione dove scarseggia il cibo. Un cupo film di concetto "tutto in una location" che descrive in una fascinosa e assurda iperbola da fantascienza una spietata e sanguinaria scala Sociale horror, cosi ho amato alla follia la prima mezz ora sopratutto grazie al primo compagno di cella che è fantastico, poteva essere il classico personaggio anonimo "d'esposizione" che ti spiega il mondo, le regole e la gelida filosofia del posto ma invece per come è presentato diventa un memorabile personaggio, l'interpretazione dell vecchio attore è cosi perfetta che si mangia ogni scena, ogni momento, ogni respiro, è una goduria sentirlo parlare e agire. Ma è un peccato che il film crolla e perde fiato nella seconda parte, spreca quasi tutta la forza dell idea presentata per evolvere la storia in una masturbatoria crisi mistica socialista contro i presunti egoismi del sistema politico moderno, cosi il sottotesto straborda per colpa di una pessima scrittura che forza troppo il suo messaggio, le motivazioni del protagonista appaiono confuse e lo spettatore perde lentamente connessione emotiva con la storia, mi fa rabbia che il protagonista non sembra avere una comprensibile voglia di scappare, non ha parenti, affetti a cui tornare, non sembra avere regole assolute a cui credere e cosi nel finale non sembra fare veri e autentici sacrifici o scelte importanti in nome "di un bene superiore", tutta la mossa finale per funzionare a livello narrativo doveva essere presentata nel dettaglio come una rabbiosa ed emozionale vendetta sociale contro l'odioso "sistema" ma invece la mossa finale è solo un ideologico e odioso messaggio politico di bandiera. Un peccato perché le dense e crude atmosfere presentate erano molto buone e per questo di sicuro il film merita di essere visto, bastava solo un po' piu di modestia, una migliore scrittura e meno spocchiosità di sinistra per avere tutte le carte in regola per essere un grande film.

2 aprile 2018

Canzoni del Secondo Piano

Recensione Film
Anno:  2000
Regia: Roy Andersson
Genere: Surreale, Commedia Nera, Arthouse
★★★★ 😐

Commedia Nera Surrealista su un intera società in crisi. Film monolitico e molto Sovietico, triste, ambienti spogli, beige con una coposizione fotografica magnifica dove però tutti fanno quasi le belle statuine, le scene sono separate in modo netto l'una dall altra come degli sketch, delle vignette di fumetto dove la battuta finale diventa pura tragedia, si ride o dovrebbe ridere dell dramma sociale ma le scene non si fermano alla battuta e continuano quel tanto che basta da offrire quella profonda sensazione di vuoto, ricordando come ormai l'essere umano è completamente perso, non sa dove andare o cosa fare. Uomini ricchi o poveri che appaiono come zombie, senza parole, prigionieri di un ingorgo infinito, perduti nel lavoro, nel commercio, unico vero valore da venerare, ma perso il Controllo si è perso tutto, la vita non vale la pena di essere vissuta, il figlio poeta è un pazzo depresso, una vergogna per un padre disperato, i giovani promettenti vanno sacrificati in nome di questa visione razionale, persino l'approccio alla religione diventa un'altra razionale transazione economica, un altro business da abbandonare presto se non funziona piu. Ottima la scena dove Il dipendente licenziato viene trascinato nel corridoio, quel bel canto a sorpresa nella metro e poi arriva l'epicità da colossal come l'agghiacciante scena del sacrificio, quella della fuga in aereoporto o quella potentissima scena finale di completa impotenza dell uomo e che si ricollega all idea di uomini disperati come topi e zombie. Un protagonista c'è ma il film è chiaramente un arthouse pesante da vedere, con una storia piuttosto vaga, le scene sono tagliate con l'accetta e si dilungano anche in maniera pretenziosa, i temi presentati oscillano dall essere troppo ovvi al essere troppo sottili, così ti rimane sempre quella sensazione di "humm credo di aver capito ma forse non ho capito niente". Non sarà perfetto ma comunque per me è piuttosto buono, la sola messa in scena vale l'intera visione, alcune inquadrature sono veri e propri quadri con movimenti precisi che hanno sempre un significato e una narrativa al loro interno.

21 marzo 2018

È arrivata mia Figlia!

Recensione Film
Anno: 2015
Regia: Anna Muylaert
Genere: Sociale, Marxista
Titolo Originale: Que Horas Ela Volta?
★★★ 😑

Amorevole domestica di una ricca famiglia riceve la visita di sua figlia. Un Film sul conflitto e la lotta di classe che per parlare di rapporti tra fasce economiche diverse mostra una donna che si è sacrificata tutta la vita sottomettendosi ai limiti del suo ruolo di serva diventando prigioniera in confini e regole inviolabili che la legano e la incatenano come essere umano, ma all arrivo della moderna figlia queste barriere invisibili saltano tutte fuori e piano piano le catene mentali vengono spaccate. Una giovane e promettente ragazza che scuote la ricca famiglia, la donna di casa muore dalla gelosia, i maschi affascinati vedono una preda di valore mentre sua madre non sopporta l'irriverenza e la scalata sociale della figlia quasi come se fosse un taboo inviolabile, ma è proprio questo atteggiamento mentale di riverenza del basso verso l'alto che crea ancora piu separazione nella società e senza saperlo la donna non si accorge nemmeno di ignorare sua figlia e favorire e viziare i figli degli altri. Buona la naturale interpretazione della protagonista, per come gesticola e si muove sembra proprio una delle tante semplici e arzille nonne/madri/ziee dal cuore puro che abbiamo conosciuto tutti, mentre il film mi è apparso impostato e formale, troppo concettuale e poco cinico, ha un qualcosa da dire sulla società ma la dice in modo troppo teorico, il Tema della lotta di classe è Bello e romantico ma qua è anche costruito in modo piuttosto datato, giusto puntare sulla meritocrazia ma questa idea che i ruoli del lavoro vanno spaccati e il meritare deve con arroganza diventare prendere, pretendere e rubare non mi convince del tutto, oltre al fatto che in quest epoca egoista credo che sia molto raro che qualcuno voglia davvero essere Servo, ormai la divisione è solo formale e tutti si sentono dei ricchi mancati, anche i domestici.

30 dicembre 2017

Un Sogno Chiamato Florida

Recensione Film
Anno: 2017
Regia: Sean Baker
Genere: Dramma, Sociale, Slice of life
★★★★ 😩

Bimba Vive in un motel fuxia insieme alla povera madre. Un colorato Dramma sociale che con approccio Realista mostra la magia dell'infanzia, tra risate, bravate, scherzi, giochi, i bambini non conoscono e non vedono ancora la Tragedia della realtà che li circonda, tutto ai loro occhi è avventura e divertimento, è un magico mondo che non vede l'ora di essere scoperto. Willem Dafoe lo si ama, qua Paterno e severo cerca di portare avanti la baracca ma è chiaro che è forse l'unico responsabile e che si interessa dei poveri bambini, la scena dove caccia a pedate il vecchio pervertito è ottima, lo spettatore è sempre dalla sua parte, dall inizio alla fine, cosi il suo personaggio aggiunge uno sguardo terzo di impotenza e aggiunge ancora piu dramma osservando la triste situazione della bimba. La recitazione dei bambini non sempre convince ma si chiude un occhio perché sono pur sempre bambini diamine! mentre il ritmo non è dei migliori, essendo uno slice of life la visione diventa pesante, sopratutto nella parte centrale si nota una certa ridondanza ciclica. E poi arriva il finale che forse può anche non piacere per come chiude di netto la vicenda, durante il film Notiamo sempre passare questi elicotteri che schiacciano e sovrastano le persone vere, i poveri vivono All Ombra della ricca Disneyworld, vediamo la povertà Reale nascosta dalle luci della Falsa città, ma nel finale straziante irrompe la crudele realtà anche per i bambini, l'infanzia finisce di colpo e arriva la voglia di evasione, la voglia di fuggire dalla propria vita per rifugiarsi nel sogno e nell illusione americana, un messaggio finale che cerca di riconciciliare e connettere la realtà e la falsità commerciale del cinema Disney, ci riesce? forse, chissà, ma a parte questo resta un film visivamente splendido, romantico e magnifico senza mai cadere nel banale, colpisce con il suo tono autentico e la sua completa descrizione dell'infanzia.

16 luglio 2017

Io, Daniel Blake

Recensione Film
Anno: 2016
Regia: Ken Loach
Genere: Dramma, Sociale
★★★ 😨

Un pover uomo dopo aver avuto un infarto cerca disperato di avere la pensione dallo Stato. Un Dramma Sociale girato in modo asciutto con stile Realista, colori grigi, recitazione un po' legnosa e inquadrature piuttosto fisse ma che riescono a catture una tragedia umana modesta quanto potente e significativa, infatti le scene minimaliste come il colloquio iniziale a senso unico, il drammatico staccarsi di una piastrella, l'umiliante disperata vergogna della fame, l'incapacità di usare il computer o il corso per imparare a fare il curriculum sono tutti momenti molto belli e memorabili. E nonostante i sui toni cupi il film non è assolutamente pessimista verso il genere umano, anzi colpisce l'enorme Umanesimo che trasmette la storia, si mettono in netto contrasto i rapporti con la macchina burocratica dello stato contro i rapporti reali con Le persone fisiche, piu volte vediamo infatti una burocrazia Sorda e Cieca ai problemi della gente mentre si vede come le persone qualunque se messe in diretto contatto si aiutano sinceramente, sottolineando l'univerale predisposizione dell essere umano ad aiutare chi chiede aiuto, questo è un ottimismo per certi versi irrealistico nelle alienanti città moderne di oggi ma che riflette la nobile prospettiva dell "antiquato" simpatico protagonista che possiede un cuore d'oro e vorrebbe, come tutti, uno stato piu Umano.