30 aprile 2024

Rocky

Recensione Film
Anno: 1976
Regia: John G. Avildsen
Genere: Dramma, Sentimentale, Sportivo

★★★★★ 😍

Rocky è uno di quei film perfetti che per me rappresentano l'idea stessa di cinema per come riesce a mischiare insieme tanti elementi diversi, la storia è una fiaba moderna ma anche un dramma, un film sentimentale, sportivo, motivazionale, un percorso di riscatto, una rivincità contro il mondo e contro se stessi, tutto è profondamente esistenziale e mostra quanto sia duro e doloroso vivere e restare a galla mentre si nuota in un mare di emozioni negative. Resta incredibile come Stallone ha scritto e ha fatto di tutto per avere la parte rendendo la storia molto autobiografica e quello che amo del film è come trasmette un forte senso di umiltà, attraverso un ottimo uso del sonoro ci sono grandi silenzi, echi, dialoghi grezzi, rabbiosi, reali, vissuti, e quando di colpo arrivano quelle dolci note di pianoforte creano una forte empatia per il protagonista che triste e solo cammina lungo la sua strada. Rocky è un pugile fallito che non ha un futuro e nessuno ha mai creduto in lui ma comunque ha un cuore buono, ama le sue tartarughine, pesta i debitori per un mafioso locale e viene sgridato perché non riesce a spaccare le dita alla gente, lo prendono in giro perché gli piace Adrian, bello il momento quando davanti ad un negozio riconosce una ragazza e la riaccompagna a casa per aiutarla e dagli consigli di vita ma lei lo tratta solo male, e adoro tutta quella scena quando caccia l'allenatore Mickey perché lo ha sempre ignorato e gli urla addosso tutta la sua rabbia e rancore che covava dentro per poi tornare da lui e perdonarlo in un dolcissimo campo lungo. E al centro del film c'è lo stupendo rapporto con la timida Adrian che scalda il cuore per come entrambi hanno bisogno dell altro, ma con il sogno d'amore c'è il fratello Paulie che rappresenta l'incubo di tutti i vizi umani, è un uomo marcio, ubriacone, avido, bastardo, è il simbolo di ogni marito e padre abusivo, lui è "la famiglia maledetta" quell'infanzia difficile da cui non puoi sfuggire, cosi Paulie è un personaggio essenziale a dipingere queste umili origini popolari e mostra come Rocky potrebbe diventare se continuerà a fallire come uomo. E poi arriva il sogno impossibile di un opportunità e mi piace il contrasto dell campione divino Apollo che prende la sfida alla leggera pensando che sia solo uno show pubblicitario mentre Rocky da tutto se stesso, si allena nel sangue al mattatoio e c'è l'iconico montaggio che ha fatto la storia con quella corsa per Philadelphia fino alla leggendaria salita della scalinata davanti al museo che è un momento stupendo anche grazie alla fantastica musica di Bill Conti, ma è anche da brividi la visita all arena vuota e silenziosa prima dell incontro e la decisione importante che non importa vincere, basta riuscire a resistere, basta non farsi abbattere da questa vita, perché la vera vittoria è dimostrare di essere all altezza, di riuscire ad rialzarsi sempre, a sopportare ogni colpo, ogni ferita, ogni dolore, allora cosi si è davvero capaci di amare se stessi e gli altri, ed ecco perché quel "ti amo" finale è cosi imporante.

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